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L’essenza della vita

L’essenza della vita

La vita, spesso, ci impone una direzione anche se non vogliamo prenderla. Forse non è poi così vero che siamo artefici e padroni del nostro destino perché a volte quello che deve essere non si può impedire. Con questo non voglio dire che non si debba lottare per ciò in cui si crede, ma solo che in alcuni casi non è abbastanza. Perché un bel giorno, quando pensi di avere in pugno il mondo, lui può sconvolgerti di nuovo e toglierti la terra da sotto i piedi. Siamo vittime dei suoi cambiamenti repentini, dei suoi sbalzi d’umore e ci alziamo ogni mattina con la grinta e la motivazione di chi vuole a tutti i costi realizzare i propri obiettivi, ma poi c’è sempre qualcosa che ci blocca, che ci fa vacillare e ci spinge a cambiare i nostri programmi: la solitudine.

siamo come correnti che vanno sempre in direzione opposta…

Ci rendiamo conto di essere i soli a concepire certi pensieri e ad avere certe preoccupazioni. Siamo come correnti che vanno sempre in direzione opposta rispetto a questa folla impazzita. Ma per andare avanti, bisogna prendere tutti a spallate, senza voltarsi mai indietro e pagare il prezzo di essere se stessi fino in fondo, un prezzo che non ha stime. Il tuo destino è già scritto da qualche parte, ma tu non puoi leggerlo: solo aspettare che avvenga. Ma quest’attesa non è affatto statica. Il destino arriva da noi, è vero, ma anche noi possiamo incamminarci per raggiungerlo, attraverso un percorso di ricerca, renderlo più adatto a noi.

Ci sono cose a cui non possiamo dare una spiegazione; esistono sensazioni cui non riusciamo a venire a capo. A volte ci sembrano autentiche, ma alla fine ne siamo poco convinti e pensiamo che esse rappresentino suggestioni dell’animo basate su un qualcosa che ci influenza, magari un’ insicurezza, un’inquietudine. Allora proviamo a reprimerle, a rimuoverne ogni traccia, ad aggirarle come un ostacolo; talvolta ci riusciamo, ma non è che un’impressione.

Prima o poi tornano, e possono travolgerti come un ciclone o magari trasformare le tue certezze in un gigantesco vuoto senza fine…

talvolta non ci resta che stare a guardare

Quello a cui noi esseri umani non riusciamo a rassegnarci è che non c’è per forza un motivo alla fine di qualcosa; talvolta non ci resta che stare a guardare, a osservare la vita che accade e, molto spesso, quando non ci piace, tentiamo ostinatamente di dare spiegazioni illogiche. Ecco, quello è l’esatto momento in cui bisognerebbe restare immobili e lasciar correre, lasciare che tutta l’emotività che in quell’istante ci pervade percorra il nostro corpo e si esaurisca in una manifestazione più diretta che si può di ciò che proviamo:  un grido,un pianto,un pugno,uno sparo. Qualcosa di esasperatamente vitale che ci permetta di liberarcene definitivamente. Quasi nessuno ci riesce. Quasi nessuno è in grado di farlo. E allora si medita sul modo migliore per cogliere l’essenza della vita; quella vita che si spera di mandare avanti guardando sempre “al di là”…ma al di là di cosa? Dov’è questo confine personale di cui tutti parlano? Ce lo abbiamo tutti o è un privilegio solo di pochi poterlo scavalcare? Come mai la maggior parte delle persone non ci riesce?

Insomma siamo tutti sulla stessa barca… una barca costruita un po’ da noi stessi e un po’ dal mondo; dai poteri forti, da chi manda avanti la società. Una barca che ti deve per forza condurre da qualche parte, che deve traghettare tutti verso lo stesso destino. A volte è una sola, altre volte sono tante che si susseguono nell’intento di creare la rotta a te assegnata. Sali sulla prima e poi a causa di una tempesta, naufraghi e ti ritrovi a giacere su una spiaggia isolata, e mentre ti guardi intorno un po’ spaesato, arriva un’altra barca che ti invita a salire, salvandoti da quel destino spiacevole. E poi ancora e ancora. Fino a che la tua crescita spirituale non si compie e ti porta ad acquisire la reale percezione del tuo essere.

Ma i più dubbiosi, i più scettici, sono sempre pieni di domande. Sono sempre lì a chiedersi quale sia il vero senso di quest’eterna ricerca di se stessi, se sia giusta la strada intrapresa, se davvero chi persevera alla fine trionferà. Forse ciò che manca nell’animo umano è, come spesso ha ribadito anche Coelho, la capacità di vivere semplicemente, accettando il mistero e i numerosi segreti del mondo. Vivere la conoscenza di noi stessi e della realtà che ci circonda con un approccio più intuitivo  e meno dubbioso, o insofferente della rigidezza sociale. Vivere come “costruttori” , coloro che basano il fine ultimo della propria esistenza intorno ad un progetto destinato a completarsi gradualmente durante il corso del loro cammino, oppure come “giardinieri”, coloro che si dedicano a un’eterna coltivazione della loro esistenza come fosse un giardino, senza riposarsi mai e senza porre mai una fine allo sviluppo della rigogliosa piantagione della vita

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