Breaking news
13 dicembre 2018

L’anello

6 dicembre 2018

Giochi d’infanzia

5 dicembre 2018

Nascondino

22 novembre 2018

Cara Santa Lucia

20 novembre 2018

Un raggio di sole

16 novembre 2018

Ho smarrito il destinatario

Dialogo mozzato in un bistrot. Gli anni ’10, una sera qualunque

Dialogo mozzato in un bistrot. Gli anni ’10, una sera qualunque
(immagine tratta dal Web)

Penso che accetterò quella proposta.
– Quale? Ah, già. Il lavoro fra gli abeti e il lago di montagna. Quello che fa tanto Twin Peaks.
– Pare che per novecento euro al mese, andrò via da questa città per tagliare le palle a tempo indeterminato alla mia vita sociale.
– Non ne hai mai avuta una.
– Anche quello è vero. No, dai. Sul serio. Ci facciamo un’altra birra?
– Te l’appoggio. Ma a ‘sto giro pago io.
– Senti anche tu questa musica di merda?
– Viene dal Burn-Out, guarda. Da quando la Mara ha mollato, è diventata una topaia. — Fanno questo aperi-dance, no? Certo, a poco. Ma l’alcol è una merda e la musica pure.
– Con le tipe in posa a muso di gallina e la fotocamera per rifarsi il trucco.
– Eh già.
– Allora, ‘sto lavoro?
– È uno spartiacque.
– Eccolo là! Non iniziare a parlare con le tue metafore auliche e vieni al sodo.
– No, davvero. Se accetto, è finita.
– Cosa?
– La mia vita.
– […]
– Cazzo ti piglia oh?!
– Accertati che non stia bevendo prima di tirarle fuori così, cazzo, potrei morire.
– Dai, ne prendo altre due.
– No, parliamone un attimo.
– Di cosa?
– È un lavoro che puoi sempre appendere se non ti conviene, non farla poi così tragica.
– Lo so, ma non siamo più dei ragazzini.
– …Mh….
– ‘Mh’, cosa?
– Mah, boh.

…la stiamo portando per le lunghe, con questa storia dell’essere ancora giovani

– Ce la fai a dire qualcosa di senso compiuto?
– No, nel senso, hai ragione. La stiamo portando per le lunghe, con questa storia dell’essere ancora giovani.
– Dai no, vuoi sempre portarmi su questi sentieri scoscesi. È presto. Parliamo di minchiate.
– Siamo al terzo giro e l’hai sparata bella grossa, continua su questa strada, ti prego.
– Va bene, autocommiseriamoci nel nostro patologico. Intendevo: quando la faremo finita col rimandare indietro l’adulto che viene a bussare?
– Quando ci sentiremo sicuri di lasciargli casa.
– Mi piace quando fai quella cosa.
– Cosa?
– Parlare prima di espirare il fumo, ti fa la voce rauca, mi fa ridere.
– Come potrebbe solo farti ridere un vecchio con la faccia viola che ti ordina rantolando di andargli a comprare le sigarette.
– Non sei vecchio.
– Ma non sono neanche giovane. Penso come un vecchio, ma vivo in una casa studenti.
– E quindi? Sei un adulto mancato come tutti gli altri, non è mica colpa tua.
– Sono stanco di questo limbo del cazzo. Devo accettare quel lavoro?
– No senti, non darmi questa responsabilità.
– È un full-time, mi sistemerei.
– Beh, è quello che vuoi?
– Ti rigiro la domanda: c’è mai stato qualcosa nella mia vita che mi abbia solo fatto lontanamente pensare di poter avere ciò che voglio? E poi adesso ho quarant’anni.
– Sei proprio un vittimista, una cazzo di drama-queen. E comunque ne hai trentotto.
– Oh, beh.
– Vai a fare un lavoro che alla fine ti piace, certo, sottopagato, in un paesino sperduto del cazzo a duemila…
– E non potrei tornare indietro.
– Più che altro, non lo vorrai più.
– …
– È questo che ti fa paura?
– Mh?
– Dire addio alla possibilità di altro.

Non è facile crescere in questo mondo senza sprecarsi

– Eh già.
– Non è facile crescere in questo mondo senza sprecarsi.
– Ma era bello…
– Cosa?
– La vedi, quella ragazzina con la frangia spezzata, lì, all’angolo?
– Mh-mh.
– La chitarra appoggiata lì nella fodera è la sua. Starà parlando col tipo dell’ultimo pezzo che ha scritto e qual è, fra i tanti, il talent show che odia di più al mondo. C’è qualcosa di estremamente forte eppure costruito in lei, e il seme di una donna come tante, che tra vent’anni potresti incontrare in un supermarket qualunque, con i suoi buoni sconto e l’abbonamento alla pay tv.
– E senza quel taglio di capelli, spero per lei.
– Capisci di cosa parlo?
– La vita può essere un cumulo di aspettative disattese e strade non percorse.

Credevamo davvero di poter cambiare il mondo

– Penso ci voglia dell’assenzio, a questo punto.
– Credevamo davvero di poter cambiare il mondo.
– O almeno, ‘hashtag: fare la differenza’.
– C’era un momento preciso ogni volta, quando la musica iniziava a suonare forte dal palco, in cui credevo fosse tutto possibile. Lo credevo davvero.
– Era tutto lì.
– Era tutto lì.
– E che cosa resta?
– Beh, ci siamo noi a raccontarcela, e visti i presupposti penso sia già un ottimo risultato.
– Ma siamo cambiati.
– Non credo, non nel profondo almeno.
– Sento i miei anni e non li sento.
– Sì, posso capire la sensazione.
– Diciamocela tutta, stasera non tireremo tardi.
– Se tutto andrà per il verso giusto, a breve ti addormenterai con un piatto di spaghetti sulla pancia e la play accesa.
– Sono le dieci di venerdì sera, in piazza, e stiamo davvero valutando se tornare a casa?
– Te l’avevo detto, è una sensazione terribile.
– Era meglio non uscire per un cazzo.
– Lo so.
– Diventiamo grandi senza accorgercene, vero?
– No, io penso che ce ne accorgiamo.
– Credi che debba accettare il lavoro, alla fine?
– L’unica cosa in cui credo, è il tempo che passa su di noi.
– Cosa?
– Non ci pensare. Prendiamo due birre e torniamo a casa.

Contatore
  • 26
    Shares

0 Comments

No Comments Yet!

You can be first to comment this post!

Leave a Reply

Breaking news
13 dicembre 2018

L’anello

6 dicembre 2018

Giochi d’infanzia

5 dicembre 2018

Nascondino

22 novembre 2018

Cara Santa Lucia

20 novembre 2018

Un raggio di sole

16 novembre 2018

Ho smarrito il destinatario