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Autunno

Autunno

C’è un sorta di maleficio travestito da saudade nei giorni che riempiono quel mese che si pronuncia a bocca socchiusa mentre due t con tanto di lingua tra i denti sottolineano che non può passare sussurrato.

Sarà che, di tante storie che amavo raccontarmi nel principio di un anno che iniziava con  la mia pelle che profumava ancora di sale e mare, ne ho raccontate poche.

Pagine bianche finiscono quei racconti che ho smesso di scrivere e ora ho mani segnate dal tempo e orecchie stanche di un mondo che tutto ha la presunzione di essere ma poi resta questo soffitto dritto, uguale.

Ottobre arriva puntuale  e la mia pancia è  un vuoto colmo di sospiri, lampa di luce. L’ aria si fa pesante di quelle lacrime che sono rimaste incastrate negli occhi. Bussa un ricordo fugace di quei volti che mi hanno salutato; furono tanto importanti per questo cuore per motivi che, ora, mi sfuggono.

Oggi restano  solo volti, nient’altro.

L’autunno restituisce vuoti, si prende presenze. È  la brutta notizia che conoscevo già.
Questi sono i dubbi che, librando nell’aria, si fermano sul quel soffitto, dritto, sempre uguale.

Potessi farlo, pioverei. Ci pensa lui, scontroso autunno, e mi accorgo che, seppur volessi, non sarei mai in grado di stare al suo posto. Per proteggermi dai temporali ho costruito muri tanto spessi che, ora, sento la mancanza degli arcobaleni.

Nelle stanze della mia coscienza cerco quell’attimo in cui lasciai andare via i ricordi, a spese di uno spazio che, adesso, mi sembra troppo grande. Ho fatto il cambio di stagione, non ho niente da indossare. Cerco di indossare i miei ricordi più belli ma l’ autunno si è messo a giocare a nascondino con la mia pace e ha fatto pure tana. Mi ritrovo qua, nuda, in faccia al muro a contare.

Dieci!

Guardo avanti, cammino superando quel limite che avevo dato a me stessa , ho freddo, lascio i desideri alle spalle, li ripongo nella scatola del tempo che tutto racconta e niente ripete. Mi guardo intorno, la vedo la sua ombra “ trentuno alla pace” dico,  ed è già Novembre.

Tutto sparisce: la mia chioma, nuvola pesante di pioggia; la mia bocca, che chiama la verità;  le mie mani, lacerate dal tentativo maldestro di scavare nel dubbio. Restano solo questi  occhi e questo soffitto e questa pace, che se ne sta buona, basta evitare di dire quella parola che si pronuncia a bocca socchiusa mentre due t con tanto di lingua tra i denti sottolineano che, lui, non può passare sussurrato.

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3 Comments

  1. Lu Ottobre 26, at 11:38

    Valeria, bella dentro e fuori, anima umile e sensibile come si evince dal racconto. Sempre nel mio cuore, Lu

    Reply
  2. Lu Ottobre 26, at 11:42

    Valeria,bella dentro e fuori, anima umile e sensibile come si evince. Sempre nel mio cuore, Lu

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