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Il medaglione

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Quella sera Anais era rientrata molto più tardi del solito. Non succedeva spesso, per fortuna. Ma era uno di quei periodi lavorativi particolarmente intensi, di quelli che ti travolgono da un momento all’altro senza preavviso e che mandano il capo su di giri per interi mesi. E il capo di Anais, il Dottor Dubois, non era certo il tipo che si lasciava degli arretrati. Tuttavia, a prescindere dalla giornata lunga e impegnativa, non era certo il surplus di lavoro a tormentare i pensieri di Anais. Ormai ci era abituata. C’era qualcos’altro che le martellava la testa. Che non le dava pace. Che spingeva una parte di lei a rimanere in ufficio a oltranza, a dormirci addirittura, se fosse stato possibile, pur di non tornare a casa la sera. Era come una sorta di senso di colpa, che la faceva sentire come se avesse due mani al collo che tentavano di soffocarla.

Si trattava, infatti, di una serata particolare. Era il compleanno di Alain. Il suo amato Alain. L’unico uomo che aveva probabilmente mai amato in tutta la sua giovane vita. Un anno prima, avevano trascorso quel giorno proprio insieme. Erano andati al mare a passeggiare sulla sua spiaggia preferita, vicino Calais, nonostante fosse già ottobre inoltrato, l’aria tiepida e il timido sole del pomeriggio rendevano la giornata ugualmente piacevole. Avevano, poi, cenato in uno di quei deliziosi bistrot del centro storico di Saint Pierre e trascorso la notte insieme in una piccola locanda.

Per entrambi, quel momento restò unico e indimenticabile, e pensarono di poter rimanere a lungo blindati nella loro felicità. Ma non fu così.

…lui non riusciva a sopportare il peso del suo malessere

I disagi interiori di Alain non tardarono a riemergere in superficie. I suoi fantasmi del passato (il rapporto conflittuale con la madre e l’abbandono del padre) lo angosciavano costantemente e gli rendevano impossibile di godersi a pieno la vita. Per quanto Anais si sforzasse di sostenerlo e di farlo sentire amato, lui non riusciva a sopportare il peso del suo malessere. Né a rendere felice l’unica ragazza che avesse mai desiderato e che rappresentava, ormai, la sola cosa bella della sua vita.

Una sera, circa tre mesi dopo, ci fu un violento litigio. Dopo un’altra delle sue frequenti crisi, Anais lo pregò di farsi aiutare, di rivolgersi ad un terapeuta, di provare a risolvere i suoi problemi affinché potessero finalmente essere felici insieme. Ma lui la aggredì, accusandola di non capirlo, e le disse di andarsene e di lasciarlo in pace una volta per tutte. Così Anais, sconvolta, era uscita di corsa ed era rientrata a casa in lacrime. Per tutta la notte non aveva dormito e l’indomani aveva telefonato al capo fingendo una leggera influenza.

Per i successivi quindici giorni non si erano più sentiti. Lei aveva provato a telefonargli due volte, ma lui non aveva mai riposto. La sera del sedicesimo giorno, arrivò la triste notizia; il telefono squillò verso le otto circa. Era Jean Luke, il fratello di Alain, l’unico familiare che gli era rimasto e che sentiva raramente poiché si era trasferito a Londra per lavoro. Jean Luke le comunicò che Alain, la sera prima, si era tolto la vita lanciandosi giù dal balcone del quarto piano di  casa sua. Udendo le sue parole, Anais per poco non fece la stessa cosa. Sentì improvvisamente il respiro cessare e la terra mancarle sotto i piedi. Passò le successive settimane a piangere e, per non stare a casa da sola, si trasferì da un’amica, dalla quale restò fino a che non fu di nuovo lucida e pronta ad affrontare la situazione.

continuava a darsi la colpa di ciò che era successo…

Erano trascorsi molti mesi ormai, ma quel ricordo le era rimasto nitido nella testa come se fosse passato un giorno. Continuava a darsi la colpa di ciò che era successo, continuava a chiedersi perché gli aveva dato retta, perché non era rimasta con lui nonostante l’avesse cacciata in malo modo. Perché non aveva insistito di più. Si chiedeva come sarebbero andate le cose se invece di telefonargli, avesse preso la macchina e fosse andata da lui. Si chiedeva se ci fosse qualsiasi altra cosa che avrebbe potuto fare per salvarlo.

Quella sera, una volta rincasata, mangiò qualcosa di leggero e si sdraiò sul letto a vedere un po’ di televisione, per distrarsi. Aprì d’istinto il cassetto per cercare una pillola contro il mal di testa e proprio lì trovò qualcosa che le risollevò un pochino il morale. Fra le varie cianfrusaglie c’era, infatti, uno splendido medaglione d’argento, di quelli che si aprono. Al suo interno, c’era da un lato una foto di loro due insieme e dall’altro, una piccola scritta incisa che recitava così: “Neanche un astro riuscirebbe ad illuminare la mia vita più di te “. Sorrise, mentre versava una piccola lacrima, e provò un po’ di sollievo. Riuscì finalmente a dare una risposta a quel groviglio di domande: “ Forse no. Forse ho davvero fatto tutto ciò che potevo”.

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