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Nessun uomo è senza colpa

Nessun uomo è senza colpa

La felicità è un sentimento che ti fa scorrere il sangue così forte e ti fa sentire in grado di correre così veloce che, alla fine, resti fermo. Quella sera correvo dalla felicità, e gli occhi brillavano di promesse e futuro. Ero talmente felice che non avevo bevuto nemmeno un bicchiere di vino, volevo essere presente. Volevo vivere  ogni secondo di una serata che sembrava perfetta . La luna, le stelle e tutto il cielo che le raccoglie erano racchiuse in una mia mano, non sentivo il bisogno di alzare gli occhi per guardarle.

Non so dire il momento esatto in cui accadde, il preciso attimo in cui la biglia ha iniziato a scorrere sul piano inclinato. Non ero ubriaca, ero lucida, felice, ma fui travolta dagli eventi; mi hanno presa e mi hanno fatto rendere conto che, alla fine, quella di correre era null’altro che un’illusione; si resta fermi.

…quando si è felici ci si senta in colpa nei confronti di chi poi non lo è tanto

Cercai di prendere le parti di colui che, in quel momento, mi sembrava il più debole; volevo aiutarlo in una situazione differente dalla mia. Capita che quando si è felici ci si senta in colpa nei confronti di chi poi non lo è tanto. Quasi che, quel sorriso, potessimo rubarlo sul viso di qualcun altro.

Le urla ruppero quell’aurea di pace. Furono talmente tanto forti che, io, non sentii nulla. All’improvviso un uomo mi si avvinghiò addosso. Con una mano mi prese per un braccio e con l’altra la faccia. Lo conoscevo, ma non era la stessa persona. Non ho sentito dolore, solo rumore. Il rumore della mia testa sbattuta sulla portiera di una macchina. Non faceva male ma ogni colpo, ogni battito, mi restituiva la sensazione della caduta. Era come se prima mi stessero cadendo i vestiti, poi la pelle. Le altre persone presenti servirono a poco. Quell’animale era così forte che non mollava la presa. Eravamo io e lui. Ero uscita da quella bolla di pace e gioia provata fino ad allora per cadere in un buco nero senza più pelle, senza più sentire. Non saprei dire, ora, quanto tempo sia durata. Ricordo solo che, alla fine, avevo le braccia libere, la testa vuota e nessuna parola a difendermi. Negli occhi di chi aveva cercato di liberarmi lessi la paura, mi guardavano come se fossi un’ aliena e forse lo ero diventata. Perché quando un uomo picchia una donna quel che fa è toglierle dignità e seminare  paura. Allora la riconosci, la paura. La vedi. Ed io, in dieci minuti, ero diventata  altra da me stessa.

Quando mi ritornò la voce, la prima cosa che dissi fu il nome di mio fratello. L’abbraccio di chi ancora oggi mi guarda come se avessi quattro anni.

Eppure, neanche in quell’abbraccio sono tornata ad essere quella che ero prima

La protezione di chi mi ricorda che c’è stato un tempo in cui non ricordo come mi sentivo felice perché quella sensazione era la normalità. Eppure, neanche in quell’abbraccio sono tornata ad essere quella che ero prima. Sono diventata grande e di questo mondo sto conoscendo i volti. Non sono stata in grado di difendermi allora, nemmeno uno schiaffo, nemmeno un urlo. Ero un niente tra le mani di chi pensava di distruggere un tutto. Un corpo fatto di materia che caccia fuori sangue, lacrime ,lividi. Eppure no, non ho sentito dolore, nemmeno dopo. Ho dormito, quasi tutto il giorno.

Non denunciai quell’animale perché lo conoscevo e, in quel momento, mi sembrò la cosa più saggia da fare. Oggi vivo col senso di colpa di aver lasciato a quella persona la libertà di trascinare donne da una bolla a un buco nero, trasformandole in altre da se stesse.

Quei lividi sul braccio, quel bozzo in testa, tutti i graffi sul volto non sono mai guariti

Forse è colpa mia. O forse è colpa di quegli sguardi che, dal giorno dopo, smisero di vedermi. Quei lividi sul braccio, quel bozzo sulla testa, tutti i graffi sul volto non sono mai guariti. Sono con me ogni volta che ho paura di prendere un treno, che la sera tardi ho paura di fare le scale di casa o quando, di fronte a un uomo che urla, sento che la mia mente si stacca dal mio corpo e non riesco più a pensare.

Nessun uomo è senza colpa quando usa la forza per imporre un pensiero

Nessun uomo è senza colpa quando usa la forza per imporre un pensiero. Ogni uomo è colpevole quando ti priva della pelle e della dignità. Un uomo violento è colpevole di ogni lacrima di paura, di ogni tremore, di ogni sussulto al cuore. Non so come sarebbe stata la mia vita se tutte queste cose non fossero successe. So che, dopo quella sera, ho trovato tanti modi per farmi male. Sentivo la colpevolezza di non essere rimasta al mio posto, cercavo goffamente di rimettere insieme i pezzi di pelle rimasti incastrati tra ricordi ed errori. Io ero semplicemente nella mia bolla, senza chiedere a nessuno di entrarci. Da allora, continuo a ripetere che non è stata colpa mia. Volevo solo starmene lì col cielo tra le mani. Un cielo dal quale non volevo mollare la presa. Ma quell’animale è stato più forte.

Non ho più provato quella felicità; ogni volta che qualcosa si fa spazio tra le mie dita tese, la pelle brucia di brutte sensazioni e torna la paura. In quei momenti, alzo gli occhi al cielo, che a tenerli bassi non ci sono mai riuscita.
Oggi, guardandomi allo specchio, vedo ancora quella ragazza e quei segni di violenza. Ma se supero quell’illusione, se vado oltre questo corpo, è una luce fortissima quella che si riflette sullo specchio: la carne viva che ci fa sostanza.

Quella non la puoi segnare.

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