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Alice nel paese che non sa

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L’aria era diventata viziata e la testa di Alice pesante.

Tutta la sua vita le si era presentata, ma senza bussare, aveva occupato i pensieri.
Le scelte che aveva fatto, quelle sbagliate, quelle giuste
le affaticavano il respiro, le avevano conferito una sensazione di stanchezza per cui voleva solo dormire.
Chiedeva di sprofondare in un lungo sonno, un’alternativa non l’aveva, non poteva più fuggire.

Alice era lì seduta sul divano di casa con il suo taccuino tra le mani pronto per essere usato, ma la confusione era tanta che a ogni parola scritta seguiva una linea a cancellarla.
Non riusciva nemmeno a scrivere.
Aveva perso o era solo in attesa di cambiamento?

“Alice, guardami!” – esclamò Paolo.
Paolo, l’uomo che aveva amato più di ogni altra cosa, le si era palesato davanti, con gli occhi gonfi dalle lacrime e dalla rabbia.
“Alice, così non va! Io non merito questo, io voglio essere amato!” – continuava accorato – “E tu mi ami? Mi accetti per quel che sono nella mia semplicità?”

Paolo era un uomo senza fronzoli, buono, che avrebbe fatto di tutto per Alice per renderla felice, per donarle un sorriso, per farla ridere insieme a lui.

Alice per la prima volta in dieci anni lo guardava con occhi diversi. Chi era quell’uomo davanti a lei, si chiedeva.
Perché non riusciva più a parlare con lui? Era tediata da questo.
Non espresse una parola e lo lasciò andar via.
Alice dall’animo inquieto era innamorata della sua vita e di lui, ma non riusciva a incastralo nelle sue passioni, nei suoi interessi.
Erano ormai lontani, non si capivano più.

Prese il suo taccuino.

“Scusami amore mio se non sono più in grado di renderti felice.
Scusami se ti ho ferito, deluso e illuso. Perdonami se non ti piaccio più.
Sii felice sempre e forse con qualcuna più in grado di me.
Ma io da questa vita pretendo qualcosa di più, e forse è la mia stessa vita a limitarmi e ad essere mia nemica.
Vorrei tanto portarti nelle mie cose, ma a te non piacciono e le allontani.
E io senza le mie passioni non posso farne a meno.
Sono la mia essenza, la mia linfa. Sono me.

Tua Alice”

Chiuse il taccuino, pianse tutta la notte e si addormentò.

Aveva scelto la felicità di Paolo, per cui lontana da lei.

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