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La Cala del Leone

Trasmigrazioni universali

Trasmigrazioni universali

<Ma può essere mai che stiamo vivendo l’epoca dei millenials, con ragazzini neopatentati senza arte né parte che viaggiano in SUV pompati a steroidi e tu a quarant’anni giri ancora con ‘sto catorcio di Panda?>
<In verità ti dico, che ne ho solo trentadue.>
<Ti ho già detto che te li porti veramente male? Dovresti smetterla con i cibi grassi e fare un po’ di attività fisica.>

Il Brad onnisciente indossava una maglietta con il numero dieci e la scritta la mano de dios stampati sulla schiena, pantaloni di cotone arrotolati ai polpacci ed infradito camouflage, e nonostante l’afa appiccicosa non aveva ancora versato una sola goccia di sudore. Sembrava non avvertire minimamente il caldo umido di quella sera d’estate mentre lui, nonostante i finestrini aperti, aveva la fronte imperlata dal sudore e la camicia zuppa, specie dietro la schiena e sotto le ascelle. Doveva essere uno dei vantaggi riservati alle divinità, la prerogativa di non soffrire il caldo o il freddo. Forse era un processo biologico sviluppato nel corso dei secoli per meglio adattarsi alle differenze climatiche presenti nell’universo. Oppure si trattava solo di culo, semplice fortuna, o di una qualche sindrome che attaccava le ghiandole sudoripare impedendogli di partecipare alla regolazione della temperatura corporea emettendo liquidi maleodoranti. Una spiegazione simile gli sarebbe piaciuta. Pensò con aria soddisfatta. Non era ancora del tutto convinto di quella professata natura divina.

Stavano scendendo per la Doganella e ad ogni buca l’abitacolo della Panda sembrava sganciarsi dallo chassis facendoli sobbalzare sui logori seggiolini di stoffa.

<La mia Panda sarà anche vecchiotta ma è un’auto affidabile, consuma poco ed è perfetta per girare per le strade di Napoli>, passando sulla corsia di sinistra dove l’asfalto sembrava migliore, <E poi questo passa il convento.>
<Vecchiotta? Ti assicuro che andavamo più veloci se noleggiavamo una biga.>
<Simpatico, intanto da questa qua …>, sbattendo compiaciuto la mano sul volante, <… i mariuoli si tengono alla larga.>
<Per paura di prendere il tetano immagino!>
<Mentre la Mercedes di mio padre se la sono rubata da sotto al palazzo il giorno dopo che è morto.>
<E si vede che a tuo padre portavano rispetto!>

Il cimitero monumentale sulla destra declinava lungo la collina di Poggioreale guidando lo sguardo verso i grattacieli del Centro Direzionale che stagliandosi boriosi verso il cielo, come moderne torri di Babele, occultavano alla vista il dolce arcuarsi del golfo.

<Visto che fai tanto lo spiritoso perché allora non la trasformi in una Ferrari?>
<Come la zucca in carrozza? Ma per chi mi hai preso, per la fatina buona delle fiabe?>, passandosi la mano tra i capelli assumendo un’espressione da pubblicità per lo shampoo, <Gira di qua che facciamo prima!>.

Svoltarono sulla destra prima del ponte dell’Arenaccia con una brusca sterzata che li fece piegare entrambi di lato in sincrono alla vettura mentre tagliavano la strada ad un paio di scooter che arrivavano da dietro, sulla prima corsia, a doppia velocità. Le ruote della Panda lanciarono un lamento sull’asfalto sconnesso mentre i centauri li mandarono a ‘fanculo con un alzata di braccio continuando dritti.

<La prossima volta avvertimi un po’ prima, che c’è mancato poco che cappottavamo. Ma poi, dove diavolo stiamo andando?>
<Lascia stare il diavolo, e comunque da nessuna parte in particolare.>

Ma no che non l’ho fatto, e a dire il vero la reincarnazione non esiste

<Dio, ma perché mi hai fatto reincarnare in questa vita di merda?>, scalando di marcia e alzando gli occhi al cielo.
<Ma no che non l’ho fatto, e a dire il vero la reincarnazione nemmeno esiste.>
<Non lo stavo chiedendo a te.>
<E a chi altri se non a me?>, con quella sua espressione da faccia da schiaffi a cui non davi seguito all’intento per non rovinare tanta bellezza, <Da un punto di vista prettamente matematico, ma se vogliamo anche teologico, è praticamente impossibile l’esistenza della reincarnazione.>, era entrato in modalità onnisciente, <Un’anima che di volta in volta esce da un corpo per entrare in un altro dovrebbe prevedere una costante numerica di esseri in circolazione. In pratica se si partisse dai primi uomini, che detto tra di noi erano dei tontoloni ma sapevano come divertirsi, e si arrivasse ai numeri dei giorni nostri, con il costante aumento delle nascite rispetto ai decessi, non ci si spiegherebbe da dove arrivino tutte queste anime in eccesso; a meno che la gran parte degli essere umani in circolazione non siano involucri vuoti, esseri senz’anima.>

<In pratica vorresti farmi credere che i cavernicoli erano dei festaioli?>, non riusciva proprio a sopportare quel suo modo così compìto di spiegare le cose, <E poi che c’entra la matematica?>
<Sì, erano dei festaioli e della peggiore specie! Avevano una simpatia contagiosa. Avresti dovuto conoscerli, ti saresti trovato bene con loro e forse ne avresti tratto anche qualche beneficio.>
<Ah ah. Adesso stai cambiando discorso.>
<Rilassati. Sto solo dicendo che dovresti pensare a divertirti di più.>

tutto è matematica. L’amore, l’odio, la pazzia sono matematica

<Grazie per l’interessamento ma non mi hai ancora risposto. Cosa c’entrerebbe la matematica con le anime?>
<Tutto è matematica. L’amore, l’odio, la passione, la pazzia sono matematica. Il risultato di relazioni matematiche governate dai numeri naturali. Tutto l’universo, esseri umani compresi, forma parte di una struttura matematica e la matematica è la strada più semplice per comprenderne tutta la sua bellezza.>, con fare estatico, <Spesso, tra di noi supremi, abbiamo discusso sul fatto se esistano o meno delle trasmigrazioni di anime da un pianeta all’altro, del tipo che quando un pianeta si esaurisce le anime di quel pianeta vaghino nello spazio alla ricerca di un nuovo pianeta dove reincarnarsi, spiegando così un aumento demografico nel pianeta ospite, ma non ne abbiamo mai trovato prova.>, prendendo da sopra l’orecchio un joint che sembrava essere apparso dal nulla.

<E d’altronde non si capirebbe nemmeno cosa ci verrebbero a fare in un pianeta periferico come il vostro dove anche i vegetali psicotropi sono di bassa qualità!>
<Sarà per il panorama.>, alquanto piccato, <E comunque butta ‘sta canna che se ci fermano ci mettiamo nei casini.>
<Tranquillo, rilassati, non ci fermerà nessuno, fidati.>
<Fidati, fidati, è proprio questo il problema. Non mi fido affatto. E comunque, uno spirito non è detto che si reincarni per forza in un altro essere umano, può capitargli qualsiasi altro corpo fisico, un vegetale per esempio, o anche un animale o un minerale.>
<Sai che fregatura reincarnarsi in una pietra!>
<La metempsicosi, secondo gli insegnamenti delle Upanisad, si attua solo fin quando l’anima non si è completamente liberata dalla materialità.>
<Per caso sei un fan di Siddharta?>, fissandolo con occhi indagatori mentre un grosso cerchio di fumo gli andava a circondare la testa, <Figurati, a me stanno anche simpatici quei tipi rasati, con le divise tutte uguali ed il loro amore per l’ordine e la disciplina
<E la meditazione!>, alquanto seccato, <E poi quella veste che indossano non è una divisa ma un abito monacale e si chiama Kesa>
<Sì, quella roba lì. E la meditazione trascendentale e cose del genere. Il fatto e che non ti ci vedo proprio a te che giochi a fare il piccolo Buddha.>

<E comunque no, cioè, non proprio. Non sono un fan sfegatato di Siddharta, non direi, ma la mia ex seguiva alcune pratiche: yoga, reiki e si era avvicinata molto al buddhismo, e poi stavamo per iniziare insieme un percorso vegano che ci avrebbe resi finalmente liberi dalle scorie di questo mondo.>
<Allora sei stato fortunato ad essere stato mollato, perché ora ti svelo un segreto …>, facendo una breve pausa per creare la giusta suspense, <… l’anima è pura energia, come la batteria di un cellulare, e prima o poi si esaurisce. A meno che non trovi il modo per ricaricarla come hanno fatto sul pianeta che voi chiamate Kepler-438 b.>, facendo un altro tiro generoso dalla canna di bassa categoria, <Quindi, ora, dimenticati della tua ex, dimentica quegli insani progetti da erbivoro che ti hanno attanagliato il cervello negli ultimi mesi rendendoti schiavo e fatti una bella scopata ricostituente ricordandoti che ogni lasciata è persa. Quanto mi piace questo detto!>
<E con chi?
<Con la tua amica del bar naturalmente.>, indicando la ragazza tutta in tiro una cinquanta di metri più avanti.

Stava appoggiata alla vetrinetta esterna di una friggitoria a bere una coca cola in vetro. La matassa di capelli ricci e crespi lasciata libera, un leggero abitino color verde e tacchi alti.
Rallentò mentre la guardava estasiato. Sembrava circondata da un’aura di luce. Il riflesso di una dea. Le gambe lisce color ambra, i polpacci tonici ed in tensione per il tacco dodici, una scintilla dalle labbra umide di cola gelata che riflettendo il neon bianco dell’insegna lo stordì per un attimo facendolo quasi andare a sbattere contro l’auto che lo precedeva.

<Oooh, frena e accosta sulla destra.>
<A far cosa?>, riprendendosi dallo stato catatonico in cui era caduto pestando il piede sul pedale del freno, <Ti ho già ripetuto mille volte che non la conosco. E poi che faccio, vado lì e cosa le dico? Scusa ci siamo conosciuti l’altra sera al bar, ero completamente ubriaco e ti ho chiesto di farmi un pompino, ti andrebbe di uscire con me?>

ti ho già detto che sei più simpatico quando bevi?

<Ti ho già detto che sei più simpatico quando bevi?>, interdetto. Cosa gli era capitato tra le mani? Il primo essere sulla faccia della terra a cui non piaceva scopare?, <Accosta e sta’ zitto che è meglio. E poi chi ha mai parlato di uscite, io sto parlando di copulazione, inserimento organico, di un sana e rigenerante scopata liberatoria. Ti assicuro che sarà molto meglio di una centrifuga di cetrioli e zenzero o qualunque altra stronzata ci mettevate dentro tu e quella schizzata della tua ex, anzi sarà molto meglio di una fottuta seduta di psicoanalisi.>
<Non era una schizzata!>, ferito nell’orgoglio.
<Oh oh, certo che lo era!>
<Forse un po’!>, combattuto, <E comunque l’hai vista quella? Tu sei pazzo, mi manderà subito a ‘fanculo>
<Ho la vaga impressione che non ti rifiuterà.>
<Tu dici?>
<Dico, confermo e sottoscrivo.>, con un espressione che non prometteva nulla di buono, < Tu vai lì, ti avvicini e le chiedi quanto.>

<Cosa?>
<Quanto!>
<Ma quanto che?>
<Quanto ci manca per smontare dal lavoro, così le offri un caffè. Ma allora sei tutto scemo davvero? Il costo di una scopata.>

Lei è una professionista del più antico e glorioso lavoro esistente al mondo…

<Ma perché secondo te lei, lei è?>
<Lei è una professionista del più antico e glorioso lavoro esistente al mondo. E’ una meretrice altamente qualificata.>

<Una puttana?>
<E come siamo diventati volgari tutto ad un tratto, e poi non siamo nemmeno sicuri che si tratti di una donna vera e propria.>
<Ancora con ‘sta storia? Ma l’hai vista? Un pezzo di gnocca di quel genere non può che essere una donna, e che donna! E poi anche se non lo fosse io non sono mai stato con una puttana.>
<Meglio, ti renderai conto che con lei è tutto molto più semplice e naturale, dovrai solo affidarti alla sua enorme esperienza e probabilmente ti guarirà anche da quella astrusa pratica manuale alla quale ti dedichi con tanta assiduità divorandoti le energie mentali.>, mentre mimava il gesto, <Ora datti un aggiustata>, sputandosi sui palmi della mani, <E scendi!>, passandogliele sulle tempie per lisciargli i capelli,
<Ma che schifo, smettila con ‘ste mani, e comunque no, non scendo. Non mi sento pronto.>

<Uno, si tratta di gel divino!>, con un espressione tra l’interdetto e l’offeso, <Due, sei prontissimo e tre, ora scendi o ti faccio scendere io a calci da questa macchina.>, sporgendosi per aprirgli la portiera.
<Ma tu non dovresti ripudiare la violenza? Non sei quello che ha detto di porgere l’altra guancia?>
<Mai pronunciata una scemenza del genere in tutta la mia esistenza.>, e vedendo l’amico ancora attaccato alla maniglia della portiera, <Adesso esci e fa come ti ho detto.>, dandogli una spinta che lo scaraventò fuori dall’abitacolo.

Era più forte di quanto pensasse. Certo era messo bene, oltre ad un viso perfetto e quel sorriso scintillante a trentadue denti aveva anche un fisico alla Brad Pitt, ma non avrebbe mai immaginato fosse così forte. Si ritrovò in mezzo alla strada con un grosso Cayenne che gli arrivava contro ed il tizio che lo guidava che sembrava non avere alcuna intenzione di frenare mentre con la mano spiaccicata sul clacson pensava di riuscire a spostarlo da mezzo la strada con la sola forza dell’onda d’urto del suono. La ragazza si voltò per vedere cosa stesse accadendo e quando i loro sguardi si incrociarono lo specchietto del grosso SUV lo afferrò per un braccio facendogli fare un  volo di qualche metro prima di un tuffo carpiato sull’asfalto. Lei lasciò cadere la bottiglia di cola a terra per lo spavento, lui si rialzò come una molla, dolorante ma agitando il braccio a bandiera per tranquillizzare tutti i presenti sulle proprie condizioni. <Non mi sono fatto niente!>, gridò, afflosciandosi subito dopo come un super santos finito per sbaglio sul balcone del vicino.

Dio uscì dalla Panda alquanto scocciato, sbuffò per l’incapacità del suo nuovo compagno di scorribande, e dopo averlo tirato su per un braccio lo riportò alla macchina.

Fu in quel momento che dal buio del vicolo di fianco alla friggitoria emerse un’ombra nera che, staccandosi da quella specie di ammasso di antimateria, si materializzò in tutta la sua imponenza di fianco alla ragazza. Nonostante la mole quell’essere si dimostrò rapido. Con uno scatto felino afferrò la ragazza per un braccio prima ancora che si accorgesse di essere diventata una preda e senza darle nemmeno il tempo di emettere un fiato la tirò veloce a sé trascinandola senza sforzo verso il vico e scomparendo in un batter d’occhi come risucchiati da un buco nero.

Vide tutta la scena al rallentatore come incantato, in preda al panico, avrebbe voluto fare qualcosa ma era successo tutto così velocemente, talmente inaspettato che le gambe gli si erano paralizzate. Aveva dolori che gli attraversavano tutto il corpo e forse anche qualcosa di rotto.

<E adesso questo chi cazzo è? L’hai visto? Dobbiamo fare subito qualcosa.>, rivolgendosi a Dio in preda all’agitazione.
<No, non dobbiamo fare proprio niente.>
<Come niente? Tu, tu non sei Dio? Dovresti aiutarla, dovresti fare qualcosa, uno di quei tuoi giochetti miracolosi.>
<Io sarò anche Dio ma quel tizio alto un metro e novanta, nero come la notte, è il suo magnaccia, e ci sono delle regole da rispettare, cose che dovresti iniziare ad imparare. Non immagini cosa mi sono dovuto inventare l’altra sera per uscire tutti interi da quel bar. Gli ho dovuto aprire il cervello in due parti …>, descrivendo l’operazione con l’aiuto delle mani, <… entrarci dentro, e ti assicuro che non è stato affatto un’esperienza piacevole, e poi rimandarlo a casa più confuso di quando era arrivato. Se ti avesse rivisto ancora una volta vicino a quella ragazza non so se sarei stato in grado di aiutarti di nuovo.>

<Mi stai prendendo in giro? Lo avrai solo stordito di chiacchiere come fai sempre con me. Di solo che non vuoi farlo.>

…da queste parti la riconoscenza ha sempre meno valore

<Un grazie no eh? Da queste parti la riconoscenza ha sempre meno valore. E poi tu non sei quello che non voleva nemmeno scendere dalla macchina?>
<E questo cosa c’entra? Per te sarebbe facile trovare una soluzione. Cosa stiamo aspettando?>
<Nelle tue condizioni è meglio non rischiare.>
<Quindi non faremo nulla? >
<Nulla.>
<Ma che gusto c’è ad essere Dio se poi non fai mai nulla?>

<Non sempre le soluzioni più facili sono anche le migliori. Nell’universo ci sono degli equilibri da rispettare, lui resta sordo al lamento degli uomini mentre le cose continuano a fare il loro corso. Noi dobbiamo solo restare concentrati sul nostro scopo e vedrai che tutto andrà come deve. Per esempio, adesso, ce ne andremo a mangiare un bel kebab.>

<E a te questa sembra una soluzione?>


Leggi i capitoli precedenti di questa storia:

Capitolo 1

 

Capitolo 2
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