Breaking news
10 Settembre 2019

Un altro inizio

5 Settembre 2019

Limes

30 Luglio 2019

Al “Bagno Sirena”

19 Luglio 2019

Adele non vola

25 Giugno 2019

La Cala del Leone

Nessun ripensamento – Parte II –

Nessun ripensamento – Parte II –

A Napoli la magia della bellezza ti esplode in faccia ad ogni passo, vico per vico, quartiere per quartiere. Non esistono altre città così sconcertanti, generose e capaci di condensare così tante cose tutte insieme. Di Napoli amava il caos organizzato ed il vociare scomposto dei posti in cui tutti sembrano conoscersi, i sentimenti positivi regalati e i sorrisi aperti di chi vive per strada in un luogo fatto di mare e di sole, colori e sapori.

…ed era in quel preciso istante che si accorgeva dell’esistenza dell’altra Napoli…

A volte, però, con la coda dell’occhio gli  sembrava di notare delle ombre. Negli angoli delle chiese o dal balcone di un vicolo che sale sempre più su fino ad essere inghiottito dalle mura di alti palazzi secolari, ed era in quel preciso istante che si accorgeva dell’esistenza dell’altra Napoli, quella fatta di misteri e drammi irrisolti, segreti e bugie, dove ogni cosa sembra coesistere con il suo perfetto contrario. A volte così colta ed esuberante, altre così buia ed infinitamente nascosta.

Mentre guidava, improvvisamente si sentì attraversato da una piacevole sensazione. Negli ultimi anni si era sempre sentito inadeguato, adesso, invece, si sentiva protagonista di quello che stava vivendo, nonostante non avesse ancora capito di cosa si trattasse. Al tizio belloccio seduto al suo fianco, però, non glielo avrebbe detto.

Salirono per via Toledo e su consiglio di Dio entrarono nella ZTL. A suo dire le telecamere non funzionavano. Salvatore infilò un cassetta a caso nel mangianastri e si mise a fischiettare seguendo la melodia.

Girarono a destra passando davanti al teatro Bellini dopodiché si inserirono nel traffico di via Costantinopoli, una strada ad alto tasso di chiese chiuse o sconsacrate e dopo un centinaio di metri si infilarono su per un vicolo appeso alla loro destra che li avrebbe condotti dritti alle spalle del Policlinico dove secondo i loro piani avrebbero trovato un posto dove lasciare la macchina. Dopo aver inventato un parcheggio disdicevole scesero a piedi fin giù via dei Tribunali dove una massa composita di gente, tavolini delle pizzerie sui marciapiedi ed occasioni per chi sa quello che vuole li stava attendendo.

Il flusso li assorbì e li invitò a proseguire verso il loro obiettivo.

Furono subito assaliti dalla strana sensazione di occhi che li stavano osservando…

Salvatore si sentì quasi sospinto a forza. Passarono a fianco alla chiesa di Santa Maria al Purgatorio e alla statua di San Gaetano e dopo ancora pochi metri svoltarono in un vico alla destra di una pizzeria che faceva angolo. Furono subito assaliti dalla strana sensazione di occhi che li stavano osservando passo dopo passo.

Dall’alto di un balcone udirono arrivare la voce di una donna anziana che urlava, <Uè, mo’ basta mo’, io già teng’ e guaje n’cap che m’abballane a quadriglia!>. Entrarono in un portone alla loro sinistra e dalla corte interna si infilarono in un altro portone dove ad aspettarli c’erano delle ampie scale con alti gradini in basalto.

Salirono fino al terzo piano fermandosi dinanzi ad una massiccia porta di legno intarsiata. Dopo qualche lungo secondo d’attesa dopo che avevano suonato il campanello una strana frenesia assalì Salvatore che avrebbe tanto voluto tornarsene indietro, <Mi spieghi cosa cazzo ci faccio io qui?>.

La porta si aprì lentamente interrompendo quel pensiero ed ad accoglierli sull’uscio si presentò una simpatica vecchietta non più alta di una bambina, con i capelli raccolti in una crocchia sulla testa che le faceva guadagnare qualche centimetro.

<Dottore, che piacere vedervi, vi stavamo aspettando.>, con fare familiare.
<Scusate per l’ora signora ma vorrei tanto presentare un nuovo amico a vostro figlio.>
<Ma quale disturbo, quello Tommaso non fa altro che parlare di voi, entrate, entrate, io intanto metto la macchinetta del caffè sul fuoco.>, facendoli accomodare e dirigendosi direttamente verso la cucina, <Da quando mio figlio sta seguendo la vostra cura non fa che migliorare a vista d’occhio.>

La casa era un trionfo di cotto napoletano, stucchi e parati.

<Di quale cura sta parlando?>, chiese Salvatore.
<Ma niente!>, glissando sull’argomento.
<Ma cosa fate ancora lì impalati, accomodatevi, accomodatevi pure, Tommaso vi sta aspettando nella sua stanzetta.>, li esorto la simpatica vecchietta.

Il Brad dei misteri gli fece strada lungo il corridoio fermandosi davanti alla porta della stanzetta con la mano sulla maniglia, <Non lasciarti ingannare dalla prima impressione, Tommaso è un fottuto genio, ha tre lauree e una sfilza di specializzazioni a caso.>

Quando entrarono il genio stava in pigiama incollato al monitor di un grosso televisore giocando a Call of Duty.
<Lui è Tommaso.>, il genio stava bestemmiando contro i crucchi che lo avevano preso di mira con un carro Leopard, <Tommaso è un medico, ad essere più precisi uno psichiatra, ma è anche uno dei maggiori esperti di piante terapeutiche in circolazione.>

Tommaso si staccò dallo schermo, posò il joypad sulla poltroncina e si diresse subito verso il nuovo arrivato muovendo la testa come una gallina per annusarlo.
<Perché mi sta annusando?>, fece Salvatore stranito dalla cosa.
Brad fece un cenno come per dire “non farci caso”, ma era quasi impossibile non fare caso a quella cosa. Poi Tommaso con tono neutrale quasi distaccato iniziò la sua sequenza d’analisi.

<Fragranza del gruppo aromatico acquatico. Lavanda, acqua di mare, sandalo, rosmarino, muschio di quercia e piscio di capra. Ok, lui può restare!>
<Piscio di capra?>
<Sarà la birra di Saul!>
<Scusate, ditemi che è tutto uno scherzo.>
<Rilassati.>
<Rilassati? Abbiamo appena lasciato un ex giudice che ha partecipato ad un golpe fallito nel suo paese e ora se ne sta tranquillo a preparare kebab in un furgone scassato in attesa che i servizi segreti lo trovino e lo riportino da dove è arrivato, un finto invalido a capo di una banda di criminali senza tetto che hanno occhi e orecchie da per tutto in questa città e adesso mi hai portato a casa di Rain Man. Uno psichiatra? Ma come vuoi che faccia a rilassarmi?>

<Criminali sì, ma criminali onesti.>, tenne a precisare Dio, <E poi te l’ho già detto mille volte quale sarebbe la soluzione magica ai tuoi problemi.>

il tempo è circolo!

<Sì, una sana scopata rigenerante. Bella soluzione del cazzo>
<Il tempo è circolo!>, esclamò Tommaso interrompendo il battibecco.
<Ma di che accidenti sta parlando?>
<Non stare ad ascoltare tutto quello che dice.>, lasciandogli intendere una qualche stranezza già fin troppo evidente.

<E’ il nostro nuovo progetto, sai?>, aggiunse Rain Man con uno strano accento del nord, <Dopo quello della ganja divina, naturalmente.>
<Che?>
<Alla fine l’unico posto in cui tornare è dove le strade provenienti dall’infinito convergono congiungendosi.>, continuò il genio.
<Di cosa sta parlando?>, sempre più confuso.
<Ma niente!>, lo rassicurò Dio facendo segno di assecondarlo.
<L’unico che è riuscito a spiegare le reali connessioni trovando lo stratagemma per impedire la distruzione dell’universo conosciuto è stato lui.>,  indicando la locandina di “Ritorno al futuro” che teneva appesa alla parete, <Doc Emmet Brown: “Devi tornare indietro con me Marty, indietro nel futuro!”>
<Ora, Tommaso, perché non fai vedere il laboratorio al nostro nuovo amico?>, lo esortò Dio provando a distoglierlo da quel bizzarro discorso.
<Il laboratorio!>, esclamò Tommaso soffermandosi a fare una rapida analisi interna delle priorità prima di sovvertirle, <Seguitemi.>

Uscirono in corridoio. Tommaso faceva strada mentre i due ospiti si tenevano qualche passo più indietro.
<Ok, è un genio, ha quattro cinque lauree, e questo mi lascia intuire il motivo dell’inceppamento, ma mi spieghi perché parla in romagnolo?>, attento a tenere bassa la voce.

…ed è tornato da Riccione con le idee un po’ confuse…”

<In verità lui è napoletano, verace, solo che a trent’anni ha deciso di andare per la prima volta in vacanza da solo con gli amici ed è tonato da Riccione con le idee un po’ confuse e questo strano accento.>

La stanza era quella in fondo al corridoio. Tommaso tirò fuori dal taschino del pigiama una chiave che infilò nella toppa. Due giri e la porta si aprì catapultandoli su un altro pianeta.
Una enorme tenda gonfiabile bianca con cerniere ermetiche e luci a led e fluorescenti avevano trasformato l’enorme salone in una sorta di stazione lunare.
Salvatore rimase immobile a contemplare quella follia illuminata.

<Tommaso, mi passeresti mezzo chilo di quella buona?>, gli chiese Dio con una certa nonchalance.
Tommaso si recò alla scrivania sistemata appena fuori dalla tenda e da un cassetto tirò fuori una busta di plastica trasparente con all’interno una massa compatta di infiorescenze essiccate di una piantina rossiccia come le foglie di un acero giapponese.

<L’hai già analizzata?>, come se fosse la cosa più normale al mondo.
<“Tranquilo”, lo sai che provo sempre prima tutto io!>
<Ottimo lavoro.>, esclamò con aria soddisfatta.
<Quindi tutto si riduce a questo?>, Salvatore confuso e incazzato allo stesso tempo per una rivelazione così inappropriata non fu capace di tenere a bada il tono della voce, <In pratica …>, non riuscendo a trovare le parole giuste per mostrare il suo accenno di disprezzo, <… sei solo uno spacciatore?>

<Uno spacciatore? Che definizione riduttiva.>
<Infatti, sei più una specie di narcotrafficante interstellare, se preferisci.>
<Che paroloni, non esageriamo, diciamo più un luminare in materia ed un estimatore della materia prima. Se invece che a casa di Tommaso questa cosa l’avessimo fatta nelle aule di un ateneo ora verrei definito da tutti un ricercatore e potrei anche depositarne il brevetto, ma io non sono un cacciatore di fama o di soldi, semplicemente non mi servono, ed il mio intento è sempre stato quello di condividere la mia conoscenza con tutta l’umanità.>

<L’erba?>, osservandolo stupefatto mentre se ne stava fermo sul ciglio della porta.
<Tommaso mi sta solo dando una mano a mettere a punto un mio vecchio progetto.>, come per discolparsi, <Provo a migliorare qualcosa che gli esseri umani e la natura ostile di questo pianeta hanno contribuito a rovinare nel corso dei secoli.>
<Sì, un benefattore proprio.>, aveva intuito la crepa aperta nell’animo di mister perfezione.
<Giusto qualche dritta per produrre roba migliore. È tutto naturale, bio, niente guerre tra bande o ovuli da cagare.>, convinto di ciò che stava dicendo ma inaspettatamente toccato dal pensiero di non essersi dato molto da fare affinché le cose andassero un po’ meglio su quel pianeta di periferia, <Fidati! Come ti ho già accennato Tommaso è un medico. Certo, è stato radiato dall’albo, ma ti assicuro che si è trattato di un grosso errore di valutazione.>

<“Tranquilo”. È’ una cosa vecchia. I complottisti hanno complottato alle mie spalle.>, aggiunse l’imitatore di “two gust is meglio che uan” mentre se ne stava seduto alla scrivania con la faccia fusa ad un microscopio alla ricerca della scintilla dell’universo.
<Mi hanno accusato di un giro di ricette false per gli psicofarmaci, quegli stronzi.>, continuò Tommaso staccando la faccia dal microscopio, <Al massimo si trattava di uso personale. Comunque se hai bisogno sono a tua disposizione, gli amici dei miei amici sono miei amici e l’esperienza, quella, non hanno potuto cancellarla.>

e poi la marijuana è una pianta aliena…

<“Tranquilo, tranquilo.”>, facendo una degna imitazione di quel gran genio senza tutte le rotelle al proprio posto, <Ti ringrazio Tomma’, ma sarà per la prossima volta.>, nutriva ancora seri dubbi sulla sua integrità.
<E poi la marijuana è una pianta aliena!>, riprese il filo del discorso quella specie di Brad Pitt fuori contesto con una nota di orgoglio nel tono della voce, <I vostri scienziati l’hanno definita una stranezza.>, qui si notò una punta di superbia, <Non è come le vostre piante e non è nemmeno l’unica che è riuscita ad adattarsi su questo pianeta inospitale; ci sarebbe anche il salice, o il ginko biloba, il luppolo, l’ortica e poche altre ancora.>, sembrava quasi stesse recitando un discorso preparato da tempo, <A differenza delle piante terrestri che sono praticamente delle ermafrodite, esteriormente identiche, dove puoi coglierne la differenza di genere solo attraverso l’analisi del dna, la marijuana è una pianta d’amore. I maschi e le femmine si dividono in maschi e femmine e sono evidentemente diversi tra di loro, si accoppiano ed hanno un’intensa attività sessuale.>.

Salvatore sentì che le birre bevute stavano iniziando a fare il loro effetto e mentre l’amante dell’ubiquità continuava a tenere il suo sermone si sentì come proiettato in un film d’azione coreano. Un fanta-poliziesco dove non si sprecano le mazzate a colpi di taekwondo, per la precisione.
<Era uno dei doni che avevamo deciso di fare a questo pianeta e non ha mai fatto male a nessuno, le uniche a sentirsi minacciate da questa pianta miracolosa sono state le compagnie petrolifere, timorose per il destino dei loro prodotti derivati, inquinanti e molto più scadenti di quelli realizzati con la canapa.>

<Se proprio avevi intenzione di cambiare le cose, potevi provare ad entrare a far parte del consiglio di amministrazione di una multinazionale dell’energia invece che trafficare in sostanze stupefacenti?>, provò a ribattere Salvatore sforzandosi di essere lucido.
<In effetti per un certo periodo della mia esistenza l’ho fatto, ma erano gli anni sessanta, sai, erano anni particolari, dove la questione energetica passava in secondo piano tra le notizie del giorno e ci si poteva muovere più facilmente in entrambi i lati, così abbiamo abbassato la guardia e dopo una serie di inaspettati colpi di scena il settore è passato di mano, gestito da soggetti con una visione del tutto diversa sulle priorità del pianeta.>

<Ma tu sei un Dio o sbaglio?>
<Beh, come ti ho già spiegato non sono l’unico della mia specie, non sono l’unico ad operare su questo pianeta e ti assicuro che non tutti hanno i miei medesimi intenti.>
<Quindi mi stai dicendo che la marijuana è una pianta che è stata importata sul nostro pianeta da un gruppo di alieni poco raccomandabili consapevoli dell’uso che ne avremmo fatto e della manipolazione oscura che avrebbero potuto effettuare su di noi?>
<Sì e no.>
<Sì e no?>

<E’ vero, l’abbiamo importata noi circa 100.000 anni fa nell’odierna Asia.>, era la sua piccola ammissione, <Ma inizialmente veniva usata come medicina, solo in seguito ci siamo accorti che su voi esseri umani aveva uno strano effetto, molto simile allo stato di “visione del tutto” al quale ci inducono alcune piante del nostro pianeta. Era stata la contaminazione, l’adattamento della pianta e le manipolazioni genetiche alle quali eravate stati sottoposti; il tempo di studiarla meglio che era già diventata un passatempo in tutto il medio oriente.>
<Manipolazioni genetiche?>
<Chiamala pure evoluzione della specie.>, con quel suo modo di fare semplicistico, <Sono stati quei gran furbacchioni degli Sciiti che intorno al 2000 a.C. hanno iniziato a commerciarla, in pratica sono stati i primi trafficanti della storia, ed è stato proprio allora che ho iniziato ad apprezzarne le doti. Ero rimasto troppo tempo su questo pianeta per non cominciare a farne pienamente parte.>, con una nota di nostalgia nel tono della voce, <Ma ti assicuro che non c’è stata nessuna manipolazione oscura e non c’è nulla di illegale nemmeno in quello che stiamo facendo adesso.>

Salvatore stette lì immobile ad ascoltarlo in uno stato di presenza assente con la mente ancora ferma alle parole “manipolazione genetica”.

<In realtà non si tratta nemmeno di droga.>, intervenne Tommaso, <Il nostro è un prodotto che all’analisi non rientra tra quelli catalogati dalle forze dell’ordine, è una pianta nuova, per la quale abbiamo realizzato una stanza dove sono state ricreate le stesse condizioni del suo pianeta d’origine. Più 25% di azoto, più 18% …>
<Va bene, va bene.>, interrompendo l’analisi chimica dell’atmosfera aliena, <Dì a Piero Angela di farla finita!>
<Grand’uomo, ho conosciuto anche suo figlio Alberto, bravo ragazzo.>, voltandosi a fissare Tommaso che sospese immediatamente la tiritera abbassando la testa moggio e rifugiandosi nuovamente nel microscopio.

<Mi spieghi allora a cosa serve tutta questa manfrina?>

la prudenza non è mai troppa!

<C’è un detto umano che mi frulla sempre nella testa e dice più o meno così …>, sfoderando un’interpretazione da Oscar, <“La prudenza non è mai troppa!”>
<Sì, dice proprio così!>, aggiunse Tommaso senza distogliere lo sguardo dalla piastrina.

<Ragazzi il caffè!>, la simpatica vecchietta stava bussando alla porta riportando tutti su un piano più terrestre.
Dio infilò la busta con l’erba aliena nella molla dei pantaloni abbassandoci sopra la maglietta, Tommaso si rialzò per andare ad aprire la porta e Salvatore rimase a guardare l’imponenza della tenda spaziale incantato e turbato dal fascino ultraterreno di quel progetto.
<Grazie mamma. Ti richiamo io quando avremo terminato!>, prendendo in consegna il vassoio con le tazzine fumanti.

Dopo aver bevuto il caffè, richiusero la porta sull’universo alle loro spalle, Tommaso portò le tazzine nel soggiorno diede un urlo per richiamare la mamma che stava armeggiando in cucina e se ne tornò nella sua stanzetta senza salutare.

<Ora dobbiamo proprio andare. In un locale dalle parti di piazza Bellini, questa sera, c’è Jodorowsky.>, lo informò Dio.
<Forse non hai capito, io non ho più intenzione di andare da nessuna parte se non mi spieghi prima cosa stiamo facendo veramente.>
<Non puoi avere dei ripensamenti proprio adesso.>
<Ma ripensamenti su cosa? Io non so nemmeno cosa diavolo ci faccio qui.>
<Non lo sai ma già hai fatto molto.>, con fare paternalistico.
<E poi sono stanco.>
<Ed ora che il destino si è messo in moto non può più essere fermato senza che vi siano delle gravi conseguenze.>

Poteva anche essere un Dio ma non aveva il dono dell’ascolto.

Dalle esplosioni provenienti dalla sua stanzetta intuirono che Tommaso avesse ripreso l’invasione della Germania lì da dove l’aveva lasciata.
<Tornate a trovarci presto.>, la simpatica vecchietta li osservò mentre scendevano le scale, <Dotto’, quello, a Tommaso, la vostra presenza fa bene.>

Discussero per tutto il breve tragitto. Svoltarono nel vico di fronte al conservatorio di San Pietro a Maiella e salirono le scale a due a due ritrovandosi nel cuore della piazza di fronte agli scavi archeologici.
Dio si lanciò deciso contro quella folla composta da almeno tre generazioni di sopravvissuti compulsivi con una bottiglia di birra in mano che al suo passaggio sembrarono aprirsi come le acque del mar Rosso. Le persone si spostavano sistematicamente in una sorta di danza al rallentatore quel tanto che bastava per non sfiorarlo mentre Salvatore, per stargli dietro, sbatteva contro borse e gomiti rischiando di far saltare qualche bicchiere e scatenare una rissa.
<Ops … permesso … e che ca… scusate!>

“Il locale, Jodorowsky!”, pensò. Sapeva già come sarebbe andata a finire. Nella migliore delle ipotesi gli avrebbe presentato un altro caso umano pronto a regalargli perle di saggezza.
Arrivati fuori al locale saltarono la fila dirigendosi direttamente all’entrata dove i due energumeni a presidio della porta, con delle facce inespressive di chi sembra caduto in uno stato di trance, li lasciarono passare senza fare storie.

Il locale era un buco fumoso stracolmo di libri e persone con un piccolo palchetto in fondo. Jodorowsky non aveva ancora iniziato il suo spettacolo.
<Vado a prendere qualcosa da bere, tu aspettami qua.>

In giro c’erano un sacco di tizi strani. Quasi quasi lo avrebbe lasciato lì, gli avrebbe voltato le spalle, sarebbe uscito da quel locale e poi via, se ne sarebbe tornato di corsa a casa.

…una ragazza uscita dal nulla gli prese la mano…

Il suo unico desiderio era chiudere la porta a doppia mandata e convincersi che tutto quello che era successo in quei giorni in verità non fosse mai accaduto.
Fu mentre pensava a tutte quelle cose che una ragazza uscita dal nulla gli prese la mano tenendola stretta tra le sue.

<Io sono Giada.>, presentandosi, <Come la pietra dura che aiuta a calmare il cuore, buona per gli ornamenti ma ancora meglio per i pugnali.>
<Scusa ma non ho capito di cosa stiamo parlando.>

La ragazza aveva capelli a caschetto neri con una frangetta blu ed occhi chiari, quasi trasparenti. Salvatore sentì il calore delle sue mani aumentare d’intensità. Avvertiva che stava per inoltrarsi in qualcosa che ancora non riusciva a capire ma che avrebbe accettato.

sconfiggi le tue avversioni ed avvicinati a coloro che ti ispirano rifiuto…

<La tua emanazione è potente.>, esordì Giada come caduta in una specie di trance mistica, <Sei qui per fare grandi cose.>
<Per caso sai anche dirmi se il B&B nel mio palazzo chiuderà nei prossimi mesi?>
<Sconfiggi le tue avversioni ed avvicinati a coloro che ti ispirano rifiuto e quando sarà il momento non avere ripensamenti!>, completamente immersa in quello stato. Non lo stava ascoltando.
<E quale sarebbe il momento?>
<Quando il fuoco tornerà a scorrere …>, riaprendo di scatto gli occhi color ghiaccio.
<Dove?>
<Ora devo andare, la testa, inizia a farmi male … scusa!>, lasciandogli la mano e scomparendo tra la calca di persone così come era arrivata.

Dio era tornato con in mano due bicchieri colmi di un liquido giallognolo e ghiaccio.
<E questo cosa sarebbe?>, scrutando dubbioso il bicchiere  che avrebbe potuto contenere di tutto, dalla premuta di palle di pterodattilo proveniente da chissà quale galassia o il prodotto di qualche altro esperimento al quale aveva messo mano anche quello sciroccato di Tommaso.
<Biancosarti!>, sciogliendo ogni dubbio con un largo sorriso indotto dall’abuso di sostante psicotrope marziane e alcolici di dubbia provenienza, <Come diceva il tenente Sheridan, il drink vigoroso che ti mette il fuoco nelle vene!>
<Non dirmi che hai ascoltato tutta la conversazione?>
<No, ma ho visto che hai già conosciuto Giada. Bene! Quella ragazza ha il potere di rasserenare gli animi turbati.>,
<Io non mi sento per nulla rasserenato.>
<È una brava ragazza. Lavora in un centro di recupero per bambini con gravi disabilità, sai roba tipo disturbi della coordinazione motoria, paralisi cerebrali e cose del genere. Scommetto che ti piacerà.>
<Sono sicuro anche lei avrà un ruolo di tutto rispetto in questo casino.>

non ti sei accorto dell’aura che la circonda

<Vedi che hai iniziato a comprendere il grande disegno? È una ragazza indaco, non ti sei accorto dell’aura che la circonda?>
<Sono profondamente costernato ma no!>
<Ok, ma avrai notato che possiede capacità speciali?>

Lo sguardo interrogativo di Salvatore non lasciava alcun margine alle interpretazioni.
<Spiccate qualità caratteriali, forte empatia, creatività?>
<Naaa!>
<Grande intelligenza e forza di volontà? Niente? E pensa che è solo se gratti più a fondo che le cose si fanno veramente interessanti.>, con tono confidenziale, <Parliamo di poteri paranormali. Telepatia, chiaroveggenza.>.
<In pratica è un x-man?>
<No! Ma anche se non è una mutante saranno quelli come lei a far fare un salto evolutivo alla vostra specie.>, buttando giù tutto d’un sorso il suo drink.
<Non dirmi che state ancora facendo esperimenti genetici sugli esseri umani?>
<Ma no, sei fuori strada!>, …, <È stato come per la marijuana, semplice adattamento. Evoluzione. Questa volta la razza umana ha fatto tutto da sola.>, con un sorrisetto beffardo di chi sa qualcosa in più di quello che ha appena detto.
<Ora andiamo. Qui abbiamo finito!>
<E Jodorowsky?>
<Non siamo qui per lui. Se vuoi, qualche volta, lo invitiamo  a pranzo.>

Non ci capiva più nulla. Si sentiva confuso, combattuto.

mi ha parlato di un momento giusto. Il momento giusto per cosa?

<Giada mi ha parlato di un momento giusto. Il momento giusto per cosa? Ha detto cose tipo quando il fuoco scorrerà o una roba del genere, tu ne sai qualcosa?>
<Semplice. Al momento giusto lo scoprirai.>

Il Biancosarti aveva fatto contrasto con tutte quelle birre
<Guido io!>, il divino astronauta salì su quell’auto con la stessa eleganza di chi si fosse appena messo alla guida di una Ferrari 166MM. Era come se tutto intorno a lui si adeguasse alla sua presenza.

Salvatore salì in macchina e appena le sue chiappe si poggiarono su quel sediolino scassato chiuse gli occhi per un momento. Era stanco e sfatto. Sentiva l’odore acre del sudore misto all’alcool salirgli su per le narici. Trasudava essenza di Biancosarti. Trattenne un conato di vomito e quando riaprì gli occhi non si trovava più nel suo amato catorcio ma seduto su uno scoglio a Marechiaro con lo sguardo rivolto al mare.

C’era la luna piena ed aveva deciso di non fare più domande. Quella serata era già stata troppo per lui.
<Bello questo posto, era da tanto che non ci tornavo.>

La nausea era come svanita all’improvviso. L’aria fresca portata a riva dalla marea gli carezzava il viso facendolo sentire sveglio e riposato. Non sapeva come ci fosse riuscito, con il traffico e tutto il resto, ma aveva come l’impressione che fossero trascorsi solo pochi minuti da quando aveva sentito il motore della Panda accendersi.

<Quando i pensieri che affollano la mia mente iniziano ad essere troppi e le preghiere della gente iniziano a confondersi in vortici di parole confuse, vengo sempre qui in riva al mare. Lui, con il suo rumore, li annega e purifica, con i suoi suoni ampi li battezza mandandone via le scorie. Il suo incedere costante impone un ritmo a tutto ciò che in me risulta sfasato, così ho pensato che potesse essere d’aiuto anche per chi si sente disorientato come te in questo momento.>, lo rassicurò l’amico Dio distogliendolo da quei pensieri malsani.
<Stavo pensando ancora a quella ragazza.>
<Ma chi,  il trans?>
<Pensavo che forse potevamo fare qualcosa per aiutarla.>
<Non darti pena, sai come si dice da queste parti?>, senza attendere la risposta, <Se Dio vuole, quello che non si fa in una anno si fa in un’ora.>, facendo una breve pausa di riflessione, <Forse anche in un minuto!>

Contatore
  • 12
    Shares

0 Comments

No Comments Yet!

You can be first to comment this post!

Leave a Reply

Breaking news
10 Settembre 2019

Un altro inizio

5 Settembre 2019

Limes

30 Luglio 2019

Al “Bagno Sirena”

19 Luglio 2019

Adele non vola

25 Giugno 2019

La Cala del Leone