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Delicatly: passato e pistacchio

Un nuovo anno è iniziato e con esso si è presentata tutta una, sempre abbastanza fluttuante e non ben definita, panoplia di sogni da realizzare, nuovi progetti in cui lanciarsi e speranze da coltivare. Tra tante cose indefinite, una certezza: il cocktail del mese della Ex Salumeria48-Barteatro Zero. Ultimo drink ideato dal nostro Mastro Oste è il Delicatly. La storia che si trova alla spalle di questa nuova creazione, come del resto il gusto, è, al solito, abbastanza particolare. In effetti, tramite questo cocktail abbiamo naturalmente avuto occasione di assaggiare, in una forma unica, una serie di prodotti di qualità. Ma non è questo il solo motivo d’interesse che si può riscontrare nel Delicatly. E ciò perché questo drink, come si vedrà in seguito, rappresenta anche un singolare squarcio sul passato del nostro barman e, mercé questa prima apertura, anche su un mondo che è, oramai, più o meno estinto per noi. Fatte, dunque, queste prime notazioni, adesso però andiamo con ordine.

Come d’abitudine, il Mastro Oste inizia poggiando sul bancone il suo ben noto e fidato Shaker. Al suo fianco poi fa la sua comparsa una coppetta, di quelle che un tempo si sarebbe definita a seno di donna, il cui orlo si trova finemente decorato da una sottile linea dorata che ne accentua la luminosità. Dopo aver riempito il bicchiere di ghiaccio, quindi, comincia la preparazione vera e propria. Aperto lo scrigno argenteo, la parte inferiore di esso viene anch’essa riempita con dei gelidi cubetti. Su questa, girato in modo da poter essere la cavità oscura in cui versare i diversi ingredienti, trova successivamente posto il coperchio.

Fa dunque la sua comparsa il primo elemento del Delicatly: il barman mesce 30 ml di un liquido verde abbastanza carico nel colore. Sebbene sia quasi un reato interrompere il Mastro Oste mentre è intento nella preparazione, la curiosità mi assale e così non posso fare a meno di chiedergli cosa sia quell’ingrediente. Con molta pazienza, l’interrogato mi spiega, quindi, che quello è un preparato ottenuto “tagliando una crema di pistacchio, di quelle che vengono utilizzate nelle pasticcerie come farcitura per dolci oppure per fare i gelati, con dello sciroppo di zucchero di nostra produzione.”.

Questa risposta, purtroppo, non riesce a quietare del tutto la nostra indiscrezione. È quello, difatti, un ingrediente che, non avendo mai incontrato nella preparazione di un drink, ci risulta essere alquanto bizzarro. Continuiamo perciò, e a rischio di poter sembrare un bel po’ irrispettosi, ad incalzare il povero barman con altre domande su quello sciroppo di pistacchio. Il Mastro Oste così, esausto dal nostro domandare, ci dice: “Vedi, per fare questo cocktail ho cercato nel mia memoria temporale. In passato, difatti, ho lavorato per dieci anni in una pasticceria che, tra le altre cose, produceva anche gelati. Ed io preparavo questi ultimi. Ecco perché conosco la crema di pistacchio. Ora, ricordo anche molto bene come all’epoca alcuni abbinamenti di sapori, che adesso possono essere ritenuti strani o anche vecchi, erano in realtà abbastanza facili da incontrarsi. Come ad esempio: cioccolato e pistacchio, rum e pistacchio, limone e pistacchio, ecc. Ho deciso così di provare a riproporre nel mio drink questi gusti che sembrano oggi dimenticati.”.

Una volta tacitati da questa risposta, in cui come si vedrà adesso sono già prefigurati gli altri ingredienti del Delicatly, il barman, con un certo sollievo, prosegue la preparazione versando in ordine 15 ml di crema di cacao bianca, 50 ml di Appleton estate reserve blend (un rum Jamaicano), 15 ml di succo di limone ed infine 5 ml di Brancamenta. Lo Shaker a questo punto può essere quindi richiuso e divenire, ad un tempo, l’oggetto dei movimenti tipici e ritmati del barman ed il punto da cui si irradiano quei suoni, non meno conosciuti, che accompagnano sempre il suo moto cadenzato. Terminata questa operazione, il Mastro Oste svuota la coppetta dei cubetti di ghiaccio che avevano trovato in essa posto e, aiutato dalla condensa che avvolge il bicchiere, comincia ad ornarne l’orlo con della granella di pistacchio. L’effetto finale è quello di un orizzonte d’oro che lascia cadere dei granelli sabbiosi. Ciò fatto, la coppetta viene finalmente riempita di ciò che era custodito dallo Shaker: il Delicatly è servito. Passo immediatamente, quindi, all’assaggio.

Al primo sorso subito vengo travolto dalla pastosità e dalla dolcezza del pistacchio. Queste sono accentuate ancora di più dalla crema di cacao che, inoltre, aggiungendo già di per sé una nota alcolica, prepara il palato ad una sorpresa che difficilmente poteva essere prevista. Difatti, tramite essa, si accede ad un gusto la cui unicità e forza ci risultano assai difficili da descrivere. Esso è come una chimera fantastica in cui il rum, il succo di limone e la Brancamenta trovano un equilibrio che oseremmo definire perfetto. Il liquore jamaicano, in effetti, colpisce con la sua forza, ma viene quasi immediatamente interrotto dal succo di limone. Tale semplice ingrediente così, tagliando, diviene un paradossale legame con la Brancamenta che lascia, infine, la sua tipica nota di freschezza. Tuttavia non è questa la sola sorpresa che riserva il Delicatly. O, per essere più neutrali, non è la sola che ha comunicato a noi. Tale drink, in effetti, come si era già accennato sopra, è riuscito a risvegliare anche dei ricordi e delle immagini di un passato che con non poca difficoltà può essere condiviso con altri (soprattutto con i più giovani).

Ciò a cui intendiamo fare riferimento è quel mondo rappresentato da quei nonni che ai propri nipoti davano, magari di nascosto dai genitori (cosa che dava ancor più fascino alla cosa), un pezzettino di Babà, un assaggio di Zuppetta, oppure quei cioccolatini liquorosi di cui la marca era ignota. In altre parole, il Delicatly pone in essere una specie di comunicazione, mediata dalla memoria, tra un sapore attuale e quelli che hanno fatto parte di un’infanzia per sempre andata (il che naturalmente non significa che il suo gusto sia anche lontanamente scambiabile con una qualsiasi bagna da dolce). Ma anche a prescindere da ciò, per tutti coloro che magari non possono condividere con noi un tale orizzonte di ricordi, questo drink dà sicuramente accesso a tutta una serie di sapori che, e ci prendiamo la responsabilità di quanto stiamo per affermare, non possono essere ritrovati da nessuna altra parte.

E, se proprio dobbiamo fare menzione di un qualcosa di negativo presente nel cocktail, dobbiamo avvertire che esso provoca una forte dipendenza: finito il primo ne vorrete un altro e poi un altro e così via. Il che in sé non sarebbe un problema se non si avesse un fegato o se si volesse zampillare dalla bocca gli stessi colori della bambina protagonista del film L’esorcista. Invito, dunque, tutti quelli che vorranno provare il Delicatly a non farsi prendere troppo la mano dal suo gusto avvolgente.

Buona bevuta!

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