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Condizionale di colori

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Se ci scoprissimo distanti?
Se, dopo questa sbronza di sentimenti, svuotate le bottiglie che furono piene di chiacchiere, impazienti di occhi nuovi, profumati di pelle nuova, del sapore tannino di botti di legno vivo d’attesa e se, in un’alba qualunque, aprendo le palpebre, scoprissimo due persone diverse?
Se in questo letto non fossimo più luce che si da la buonanotte, ma ombre che sperano di addormentarsi presto per paura del loro stesso buio?
Se mi facessi pioggia, tempesta galattica, e tu buco nero che risucchia luce?

Disegno contorni con inchiostro di gelo, tratti bianchi su fogli neri; ne faccio pallottole, riempio cestini. Forme imprecise, negativi sbiaditi, istantanee di materia grigia che, scattando, si muove. Se nemmeno la luce sul comodino riuscisse più a mettere in chiaro i sogni che tentano di resistere a quel noi, per difendere quell’io che grida un profilo?

Se ci trovassimo, bianco e nero, a discutere e poi a starcene in silenzio, chi potrebbe mai abbattere quei muri di solitudine e ferro? Saremo in grado, poi, di starcene a ragionare sulle ombre, su quella parte bruna che siamo, senza dimenticare la candida espressione di noi stessi? Scavo in questa pece, mi ritrovo ostile, lontana. Cosa siamo diventati.

È luce quella che troviamo negli altri, frivoli assaggi di persone irreali dietro schermi apparentemente lucenti? Sono solo lampi, in un cielo scuro pregno di pioggia. Siamo quel cielo noi, non v’è scompiglio, né miscuglio tra luna e stelle; finanche di giorno, quando sembrano perdersi, lasciano il loro posto. Vivono, il bianco e il nero, immobili nei loro fascinosi contorni. Così dovremmo amarci: come un abbraccio. Yin e Yang: due gocce che non si confondono, ma si macchiano l’una dell’altra. Un minuscolo puntino di eternità, che sembra caduto quasi per caso.

Eppure pesa quel puntino, ed è così forte, e si fa pondo, perché quel letto, che ne è stampo, urla la sua forma e mai né la muta né la ammutolisce. Solo così riusciremmo a rimanere fermi all’attimo in cui svuotavamo bottiglie, sbronzi di un sentimento che, nell’incontro, non si fa grigio, ma spettro. Perché ci sarà sempre luce a raggiungere gli occhi se rimarremmo separati insieme.
Se per caso in un’alba qualsiasi ti farai nero e lo vorrai, io mi farò per te come fanno rosso, verde e blu: bianco lucente.
Se sarai bianco e vorrai chiudere gli occhi io mi farò carbonio.
Ma noi mai, mai saremo grigi.
L’intruglio non appartiene all’amore, ma alla tela, che mai muta una volta macchiata.

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