Breaking news
10 Settembre 2019

Un altro inizio

5 Settembre 2019

Limes

30 Luglio 2019

Al “Bagno Sirena”

19 Luglio 2019

Adele non vola

25 Giugno 2019

La Cala del Leone

Emanuele

Emanuele

Non potevo più andare avanti così, non potevo nascondere il mio segreto ancora a lungo. Molto presto sarebbe stato evidente e non avrei potuto fare più nulla. Ero davvero pronta ad affrontare il mondo? Volevo sul serio confrontarmi con mio padre e il mio ragazzo? No. Ecco perché dovevo compiere una scelta. Essa non riguardava solo me, il mio futuro, ma anche il suo: del piccolo che cresceva dentro di me. La ginecologa mi disse che ero al secondo mese di gravidanza. All’inizio non riuscivo a capire perché gli odori mi dessero così fastidio. Non avevo prestato particolare attenzione al mio ciclo, perché era sempre venuto a suo piacimento. Era raro che arrivasse puntuale. Ad intervallo di tempo avvertivo dei dolori alla schiena, alla pancia e mi sentivo stanca, ma mi davo sempre una spiegazione. Per un attimo mi era sfiorata l’idea di essere incinta, ma l’ho scartata subito perché usavo la pillola e lui il preservativo. Nessuno dei due voleva correre dei rischi. Tuttavia, il dubbio si era insinuato nella mia mente ed avevo iniziato a fare delle ricerche su internet. I miei sintomi combaciavano con la gravidanza. Non riuscivo a crederci. Feci il test e risultò essere positivo. Cos’era andato storto? Com’era possibile che, nonostante le precauzioni, fossi rimasta incinta?

Da qualche mese ero diventata maggiorenne. Avevo grandi progetti per il futuro e invece la mia vita aveva avuto una svolta inaspettata. Volevo davvero diventare madre così presto? Volevo davvero rinunciare alla mia vita, ai miei sogni, per occuparmi del mio futuro figlio? Non lo sapevo, non sapevo più nulla. Nessuno sembrava accorgersi del mio tormento interiore, ma i miei compagni di classe notarono che avevo cominciato ad ingrassare. Per quanto tempo ancora potevo nasconderlo? Il mio ragazzo doveva sapere di me, di noi. Mi feci coraggio e glielo dissi. Lui non reagì bene, esattamente come avevo previsto. Mi disse di abortire, aggiungendo che se non lo avessi fatto mi avrebbe lasciato. Litigammo. Mi sentii completamente abbandonata a me stessa. Non avevo nessuno con cui sfogarmi e liberarmi del mio fardello. Ed era colpa mia, avevo voltato le spalle alle mie amiche per stare insieme al mio lui.

Da quando avevo scoperto che una vita stava crescendo dentro di me, mi accorsi che la mia mano destra era spesso sulla pancia e l’accarezzava. Era questo strano ed insolito gesto che mi impediva di andare ad abortire. Mi sentivo così disorientata. Cosa dovevo fare? Dovevo liberarmi di lui o no? Stavo impazzendo. Il mio ragazzo non mi era affatto di aiuto, non mi supportava come avrei voluto. Per lui il bambino era solo un problema e dovevo sbarazzarmene al più presto. Non ne potevo più e lo lasciai. Alla fine lo vidi come lo vedevano tutti, finalmente avevo aperto gli occhi e la sua maschera era caduta.

Ero in camera mia, seduta sul letto. Avevo la schiena poggiata alla spalliera e la mente completamente altrove. Emersi dai miei pensieri solo quando mi accorsi che c’era mio padre di fronte a me, seduto. Si era accorto che c’era qualcosa che non andava ed io gli avevo spiegato che avevo lasciato il mio ragazzo. Da quel giorno veniva spesso in camera mia, per controllare se stessi bene. Quando i nostri sguardi s’incrociarono e lui mi sorrise, mi sentii colpevole per il segreto che gli stavo nascondendo. Presi il cuscino a forma di cuore e lo poggiai sulla pancia.

“Ti ho mai detto che hai gli occhi di tua madre?”

Sentendo quelle parole inaspettate, il mio cuore fece una capriola nel petto. Mia madre era morta tre anni fa, di cancro. Eravamo rimasti solo io e lui. Inizialmente ci facemmo forza a vicenda, ma poi iniziammo ad allontanarci. Era come se tra di noi si fosse innalzato un muro e diventava sempre più alto e spesso. Cercai affetto altrove e mi fidanzai. Con lui mi sentivo protetta e al sicuro, non mi rendevo conto di quanto mi avesse resa diversa. Se non fosse stato per il bambino, non mi sarei mai resa conto di che tipo di persona fosse.

“Che cos’hai?”
“Te l’ho detto, ho lasciato il mio ragazzo.”
“I tuoi occhi dicono che c’è dell’altro.”
“Sono solo stanca.”

Mio padre mi prese la mano destra e me la strinse.
“Puoi dirmi tutto, lo sai.”
“No, non posso.” Pensai, mentre gli occhi mi si riempivano di lacrime.

“In questi tre anni sono successe tante cose.” iniziò. “Non sono stato un buon padre e ti chiedo scusa. Non voglio allontanarmi più del dovuto, non più.” continuò. “Sei la mia bambina, il mio tesoro più grande.”
Le lacrime cominciarono a cadere sulle mie guance, mentre sentivo i battiti del mio cuore accelerare. Mi sentii schiacciare dai sensi di colpa.

“Qualsiasi cosa ti stia turbando, possiamo affrontarla.”
Scossi il capo e gli lasciai la mano.
“Perché no?” domandò. “Cos’è successo di così grave che non posso aiutarti?”
“Sono incinta.”

Le parole mi uscirono dalla bocca prima che potessi fermarle. Mio padre mi guardò con un misto di sorpresa e delusione. Mi sentii uno schifo, ma allo stesso tempo, provai un senso di liberazione. Finalmente ero riuscita a svelargli il mio segreto. Un segreto che mi stava logorando dentro, lentamente.

“Mi dispiace, mi dispiace.”
Lui continuava ad osservarmi in silenzio e ciò mi fece stare peggio.

“Ti ho deluso, lo so.” singhiozzai. “Abortirò.”
“E’ questo quello che vuoi veramente?”

Le mie lacrime si fermarono di botto e la mia mano destra finì sul cuscino, all’altezza della pancia.
“Ci hai pensato attentamente?” mi chiese. “Non devi abortire se non è ciò che vuoi. Potresti pentirtene.”

La mia bocca si aprì per dire qualcosa, ma lui alzò la mano e chiese silenzio.
“Lo so che ora sei giovane, troppo giovane per avere un bambino.” iniziò. “Ma la scelta è tua, non posso essere io a dirti cosa fare.” continuò. “A che mese sei?”
“Terzo, l’ho saputo il mese scorso.”
“Hai avuto tutto il tempo per abortire e sono convinto che se davvero avessi voluto, l’avresti già fatto.”
“Non volevo deluderti, mi dispiace tanto.” dissi, abbassando lo sguardo.

Mio padre mi mise l’indice sotto il mento ed alzai lo sguardo su di lui.
“Sei viva, stai bene. Non c’è gioia più grande.”

Quelle parole, mi fecero capire che mio padre mi aveva perdonato. Mi sentii sollevata, il peso che avevo sul cuore era definitivamente scomparso.
“Io… io voglio tenerlo. E’ mio figlio e lo amo.” singhiozzai.
“Allora è deciso, diventerò nonno.”

Abbracciai mio padre forte a me, mentre piangevo come una bambina. Avevo avuto tanto timore per niente, mi ero tormentata inutilmente. Non mi sarei mai aspettata che mi avrebbe capito e invece l’aveva fatto. Era stato comprensibile. Una parte di me aveva deciso dall’inizio che avrei tenuto il bambino, ma l’altra non era abbastanza forte da poter affrontare le conseguenze delle mie azioni. Ora che avevo mio padre al mio fianco, sapevo che sarebbe andato tutto bene. Non vedevo l’ora che il bambino nascesse. Sperai che fosse un maschietto, cosicché potessi chiamarlo con il suo nome.

Contatore
  • 48
    Shares

0 Comments

No Comments Yet!

You can be first to comment this post!

Leave a Reply

Breaking news
10 Settembre 2019

Un altro inizio

5 Settembre 2019

Limes

30 Luglio 2019

Al “Bagno Sirena”

19 Luglio 2019

Adele non vola

25 Giugno 2019

La Cala del Leone