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Il cinema che viola i confini

Il cinema che viola i confini

Non è colpa mia se la tua realtà
Mi costringe a fare guerra all’omertà
Forse un dì sapremo quello che vuol dire
Affogare nel sangue con l’umanità
(Area, International Popular Group, Luglio, Agosto, Settembre Nero)

La Pasqua di quest’anno ha visto molti carnefici e tante vittime. Alcune di quest’ultime non hanno nemmeno trovato la dignità di essere riconosciute come tali, e mi riferisco in particolare al massacro perpetrato dai cecchini dell’esercito israeliano (dallo scorso 30 marzo si contano 32 morti e più di 1500 feriti) sulla striscia di Gaza contro le partecipatissime manifestazioni per il ritorno dei rifugiati tenutesi durante gli ultimi due venerdì in diversi punti del confine fra il territorio palestinese e quello israeliano. I giornali internazionali hanno parlato di questi massacri come scontri violenti, guerriglia, un quotidiano italiano in puro stile neo-coloniale (ebbene sì in Italia il vero orgoglio nazionale è avere il primato del grottesco) ha pubblicato la frase: “… La strategia adottata da Hamas ha messo in difficoltà Israele e costretto i suoi militari nella difficile posizione di chi deve sparare sui civili” come se la popolazione palestinese fosse composta da una marea di barbari incapaci di fare politica attiva (e quindi sempre e solo agli ordini di Hamas) e sparare sui civili fosse qualcosa di “spiacevole”, e non una grave responsabilità politica ed etica per una nazione che si definisce democratica.

Per questo motivo, e nella fiducia che il cinema abbia la forza di violare e trasformare quelle linee di fantasia, eppure così concrete e violente, che chiamiamo confini e territori, per la rubrica di questo mese ho deciso di parlare di un film di diversi anni fa, Intervento Divino (2002) di Elia Suleiman, vincitore del premio della giuria al festival di Cannes. In questo film, ambientato fra Nazareth e Ramallah (Cisgiordania), il confine è qualcosa che si sperimenta sulla soglia della propria casa: il perenne sospetto e stato di allerta negli sguardi che s’incrociano, le incessanti liti fra vicini ebrei-israeliani e arabo-israeliani, i checkpoint militari posti fra ogni centro abitato e, talvolta, in diversi quartieri di una stessa città. Tutte queste linee di demarcazione attraversano il corpo di ES, arabo-israeliano, protagonista del film (interpretato dallo stesso regista), il cui mutismo, e la cui incapacità di esprimersi se non per piccoli gesti, affermano più di qualsiasi linguaggio chiaro e distinto non solo il disagio di chi abita il conflitto, ma anche la volontà di fare a meno di qualsiasi scappatoia retorica per raccontare la propria condizione.

Ed è esattamente attraverso una chiave stilistica surrealista e talvolta comica che il film esprime al meglio il senso di frustrazione e impotenza che si vive nelle strade di Gaza e in Cisgiordania (ad esempio mostrando le infinite attese per i controlli fra i vari confini). Un’impotenza che è compensata solo dalla fantasia sovversiva di ES, che immagina di mandare in frantumi il checkpoint che è costretto ad attraversare ogni giorno per incontrare la propria amata, e dalle sue piccole provocazioni, come il lanciare un palloncino su cui è dipinto il ritratto di Yasser Arafat oltre quelle stesse barriere per farlo arrivare sulla spianata delle moschee a Gerusalemme.

È un salvifico intervento divino, appunto, quello che ES forse sembra attendere con il suo silenzio, e di certo il film non sembra porre o suggerire soluzioni facili e consolatorie. Eppure la continua trasgressione di confini e barriere (reale o immaginata che sia) ci ricorda quanto permeabili siano anche le cinta murarie più alte, e in fondo ridicolo e assurdo qualsiasi tentativo di confinare l’umanità. I confini e territori sono linee di dolore, questo è certo, ma possono essere superati e sgretolati per essere “rivelati” nella loro crudele insensatezza.

Il film è quindi un invito etico e critico a praticare questa violazione continuamente, trovando così la forza di esplorare nuovi territori e di trasformare la propria identità.

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