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Quel volto

Quel volto

L’uomo si sveglia molto lentamente dal letto della sua stanza. Una piccola stanza, leggermente in disordine. A passi lenti si trascina nel bagno, pronto a risvegliarsi completamente dal sonno.
Sonno che percepisce solo in minima parte, a turbarlo maggiormente il costante sentimento di noia, per la sua routine giornaliera senza fine.
Aperta l’acqua fredda, immerge molto lentamente le mani nel lavandino, quindi con fatica le porta verso la sua faccia. Verso il suo volto, che evita di guardare riflesso allo specchio. Non è deforme, non sembra sustire motivo del suo gesto, eppure è evidente il suo odio: se tutti i suoi movimenti erano dettati da un pesante senso di noia, ora sembra pervaso da un’energia quasi distruttiva, strofina con vigore la sua faccia, con atteggiamento quasi violento, quasi un volerla cancellare.

In tutto questo, l’uomo pensa:
“Ancora quel volto, quel dannato volto! Perché devo assomigliarti, se neanche ti conosco!”

In realtà conosce il motivo, una ragione estremamente semplice: è un clone; oramai il progresso scientifico ha reso disponibile queste creazioni, usate sopratutto nel mondo cinematografico per fare da naturali controfigure agli attori; chi meglio di loro può farlo, che sono per tutto il tempo identici all’interprete, senza alcuna operazione di trucco? A questo va ad aggiungersi un ulteriore motivo di interesse, che fornisce anche la prova per identificare un clone dall’originale: questi possiedono una notevole capacità di rigenerazione cellulare. Non esiste ferita o parte del corpo che non possa rigenerarsi, rendendoli di fatto immortali: il solo modo per distruggerli è il congelamento, una volta andati incontro a temperature eccessivamente basse non sono più in grado di riscaldare il loro corpo, ma è una morte molto lenta ed orribile, tuttavia essendo considerati poco più che oggetti, non importa.

Il clone destastosi è modellato sul celebre attore di blockbuster Stephen McSamsa, di lui però conosce solo ciò che apprende su sé stesso: ad esempio l’infanzia non è la sua ma quella di McSamsa, o meglio lo sarebbe, se riuscisse a rimembrarla (c’è la possibilita di decidere quanto del modello originale debbano condividere i ricordi, è probabile che Stephen l’abbia fatto proggettare con il minimo di essi), come del resto i gusti personali, modellati anch’essi sul suo io, McSamsa. Questo è ciò che pesa maggiormente al clone (di cui ha ovviamente il medesimo nome del suo modello), può reggere la sua eterna routine, il vivere sempre dietro una camera da presa, ma non il non esserci, non avere una propria identità e l’essere consapevole che nel momento in cui McSamsa dovesse venire a mancare, se anche riuscisse a sottrarsi al processo di distruzione, non potrebbe comunque vivere nella società perché sarebbe considerato alla stregua di un fantasma o abominio, come potrebbero le persone care di McSamsa vedere dinanzi a loro la copia sputata di questi? Come potrebbero tollerarlo i fan? Susciterebbe solo un’immane senso di disgusto, la sua vita può procedere solo all’ombra di Stephen e lo odia terribilmente.

Asciugatosi il volto, con molta fatica porta il suo sguardo allo specchio e …
“No, non è possibile, ancora non sono sveglio?”

Si rilava di nuovo la faccia e …
“No, questo volto, non è la faccia di McSamsa”.

Ad apparire un volto del tutto nuovo, dei capelli ricci, di color castano contro quelli biondi dell’originale, degli occhi castani al posto di quegli azzurri, un naso a patata contro quello aquilino ed un viso ovale rispetto a quello più squadrato di McSamsa, no, non capiva il perché ma quel volto non apparteneva a quell’attore.

Senza pensarci due volte, accende il proprio computer, fa una scansione del suo volto e:
“Risultato negativo, nessuna corrispondenza ad alcuna persona originaria”, quindi è il suo volto: per un motivo imperscrutabile ha ottenuto una sua propria faccia! Il suo sguardo si posa poi sull’ora:
“Oh, no, è tardi! Ma ho un mio volto, IL MIO VOLTO!!”

Nel mentre si veste, tale sentimento di gioia è sostituito da un senso di timore, di certo i suoi creatori non avrebbero preso alla leggerezza questo mutamento, fa per coprirsi, poi lascia perdere:
“Di cosa mi preoccupo, non sono stato io a deciderlo e dopo tutto questo tempo, ho un’identità!”

Consuma in fretta la sua colazione, dei biscotti, cui aggiunge con curiosità un bicchiere di latte (che disgustava da sempre McSamsa), ora invece il sapore gli è gradevole.
Non ha più dubbi, in lui non rimane più nulla dell’individuo mai conosciuto McSamsa, no, non è del tutto corretto, ancora ha vuoti sulla sua infanzia: ma non importa, anche le emozioni sembrano diverse, in tutta la sua vita da Stephen McSamsa, è stato avvolto da un’atteggiamento sarcastico, segnato quasi mai dall’allegria, con evidenti difficoltà ad emozionarsi: ora invece questo lato è scomparso, la sua gioia è sincera.

Tutto questo nel mentre si avvia a prendere il treno, per derigersi sul set delle riprese del nuovo blockbuster “The Revolution”.
“Perché lo faccio? Che motivo ho per continuare a fare ciò che facevo? Perché mi avvio sul set?”

Si domanda questo, quindi l’uomo cambia direzione, non ha idea di dove andare, ma è certo di volersi godere questa sua libertà, questa sua liberazione da un’essenza che mai gli è appartenuta, cosa ha causato questo cambiamento? Lo ignora. Forse la natura, o un qualche ente divino, ha posto fine a quel gioco sadico, quella dannata manipolazione che gli individui come lui sono condannati a portare sulla propria pelle e sul proprio animo, per soddisfare solo delle esigenze di mercato. Loro non sono cose, oggetti, ma organismi corporei, per quanto frutto di manipolazioni genetiche, rimangono esseri corporei: chissà forse è qualcosa che sta accadendo anche agli altri cloni, o forse sarà solo un bellissimo sogno; non importa, finalmente è libero, anche se magari solo per poco: può essere sé stesso, in tutta la sua vita non ha sognato che questo.

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