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Uno sgangherato arcobaleno

Uno sgangherato arcobaleno

Bianca era sempre la prima ad arrivare; un’ansia atavica, ereditata dalla sua famiglia generazione dopo generazione, le impediva di arrivare con un solo minuto di ritardo a qualsiasi appuntamento.

Entrò nel locale e si guardò intorno. Violante aveva ragione, era davvero un posto carino. Non era piccolo, ma si sviluppava in modo articolato formando degli spazi un po’ più raccolti, dove erano sistemati pochi tavolini ben distanziati tra di loro. Ognuno aveva una sedia di tipo diverso, dallo stile un po’ retrò, e qualche poltroncina di pelle vissuta e, in un angolo, c’era anche un divanetto più grande.

Le luci soffuse creavano un’atmosfera rilassata e la musica in sottofondo, qualche vecchia canzone in francese,  contribuiva a rendere l’ambiente davvero accogliente.
Chiese indicazioni al cameriere e si accomodò al tavolo. “Arrivata” scrisse sul gruppo.

Alzò lo sguardo dal cellulare e vide Giada fare capolino dalla porta del locale. Con il suo solito atteggiamento un po’ sperduto, di chi si sente costantemente fuori posto, cercava con lo sguardo qualcuna delle sue amiche, prima di decidersi a varcare la soglia. Quando intercettò lo sguardo di Bianca, un sorriso le si aprì sul volto, illuminandola di una luce serena. Era così bella! Indossava una maglia morbida, leggermente scollata ed una gonna che le lasciava scoperti solamente i lunghi polpacci e le caviglie sottili. Aveva una grazia innata e dirompente della quale sembrava essere del tutto inconsapevole.

“Sei sempre la prima!” disse a Bianca mentre si salutavano. “Non mi avevi detto che ti eri tagliata i capelli, stai benissimo!”
“Grazie, anche io ti trovo bene. A che punto saranno le altre? Ordiniamo qualcosa intanto?”. Chiese Bianca un po’ impaziente.

La porta si aprì ancora per fare entrare Azzurra e Violante. La frase “le sorelle sono fiori diversi dello stesso giardino” trovava in loro due la sua esplicitazione assoluta. Azzurra era la più grande, pragmatica e risoluta. Una di quelle persone che sembrano avere sempre un’opinione su tutto e riescono ad esprimerla con chiarezza e disinvoltura anche se si tratta di argomenti ai quali non avevano mai dedicato la loro attenzione prima di allora. A dispetto del suo fisico minuto era un vero generale e i suoi grandi occhi scuri avevano spesso messo in difficoltà gente di ben altra statura. “Cosa hai fatto ai tuoi capelli?” disse a Bianca ancor prima di baciare le amiche che si erano alzate per salutarla. “Secondo me stavi meglio prima, così mi sembri una ragazzina! Ma che sei già in crisi di mezza età? Mica avrai conosciuto uno più giovane?”

“Nemmeno ti sei seduta e già inizi a spettegolare! Invece sta benissimo, questo taglio le dà un’aria più sbarazzina! Poi ogni tanto è bello cambiare… mi fanno una tristezza le persone che non cambiano mai il taglio di capelli… sempre uguali, che noia! Ci vuole un po’ di brio nella vita sennò che palle! Che si beve? Avete già ordinato?”. Violante sapeva come attutire le sferzate della sorella, che aveva un modo tutto suo di dire le cose e a volte risultava un po’ brusca. Lei era l’artista di casa, la sognatrice, sempre un po’ distratta, persa nei suoi pensieri, come se quello che le accadeva intorno non avesse poi molta importanza.

“Ma come mai Fulvia non arriva? Non le sarà mica successo qualcosa?”, Giada si preoccupava sempre per tutti. “Macchè, ma se è sempre in ritardo! Arriverà.” sospirò Bianca “Lo sappiamo che invece del quarto d’ora accademico lei ha la mezz’ora accademica!”. Bianca era arrivata già da venti minuti e di Fulvia come al solito neanche l’ombra. Vivevano su due fusi orari differenti quelle due, eppure erano inseparabili.

“Si ma almeno ordiniamo qualcosa? Iniziamo con un prosecco e qualche stuzzichino? Io ho una fame…” Chiese Bianca sfogliando il menù.
“Ma se hai appena cenato? Ma dove la metterai tutta la roba che ti mangi?”. Chiese Violante con una punta di invidia. “Se io mangiassi la metà di quello che mangi tu sarei una di quelle grassone che si vedono nei programmi delle TV americane. Di quelle che sono talmente grasse che alla fine non riescono più ad alzarsi dal letto… così, per vederci, voi dovreste venire a trovarmi a casa”
“Si, sull’ermo colle!” Risero tutte.

Fulvia arrivò in mezzo a quella belle risata: “Scusate il ritardo! Cosa mi sono persa?”
“Violante faceva progetti sul futuro, stava studiando un modo per costringerci ad andare a casa sua! Dato che è disperata e cosciente di abitare allo sprofondo del mondo ha pensato che l’unica soluzione sia diventare obesa così per vederla saremo costrette ad andare a trovarla!”. Risero di nuovo.

“Scherzi? Così non vedremmo più dei locali carini come questo! Ma chi lo ha trovato? E’ delizioso!”.  Disse Fulvia mentre si toglieva il cappottino e appoggiava con cura la sua borsa firmata sulla sedia accanto.
“Io, per l’appunto”, rispose Violante fingendosi seccata. “Questo vuol dire che non vivo così isolata dal mondo, o no? Siete voi che vi sentite male se uscite dalla città. Andate in deficit di anidride carbonica! Alla fine sono soli pochi chilometri, non è che abiti in alta montagna!”
“Dai, dì la verità, lo hai trovato su Tripadvisor!”. Di nuovo risate.
Azzurra si guardò intorno e si accorse che nel frattempo il locale si era riempito e il loro gruppo un po’ rumoroso non passava inosservato. “Ragazze, piano, ci guardano tutti” sussurrò ad alta voce.

Le guardavano infatti, ma non per il rumore o per gli schiamazzi ma perché a vederle da fuori, così, a ridere tutte insieme, erano proprio una bellezza.
Cinque donne, cinque amiche, universi differenti che riuscivano ad essere così vicini. Pezzi unici che si erano trovati, capiti ed amati senza riserva. Negli anni si erano scelte come compagne di vita e non si erano mai tradite. Erano cambiate, sicuro, ma erano sempre riuscite a cambiare anche il modo in cui incastrarsi, per restare sempre unite, nonostante le distanze e i pezzi persi per strada.

Non capitava più tanto spesso che si incontrassero tutte insieme. Quando accadeva però, era stupendo. Come un arcobaleno, chiunque le guardava non poteva non sorridere. E in effetti loro erano questo. Bianca, Giada, Violante, Azzurra e Fulvia: uno sgangherato arcobaleno di colori così nettamente diversi che insieme, però, stavano benissimo.

 

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