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Appena finì di piovere, la piccola Emily indossò gli stivali impermeabili con la mantellina rossa. Erano un regalo della nonna e non vedeva l’ora di usarli.

“Mamma, esco a giocare.”

“Divertiti cappuccetto rosso.”

La piccola aprì la porta e corse fuori, dritta in una pozzanghera. Ci saltò dentro più e più volte, schizzando fango ovunque. Poi, un raggio di sole l’avvolse e la bambina alzò lo sguardo. Nel cielo c’era un bellissimo arcobaleno.

“Mamma, corri presto!”

La donna, sentendosi chiamare, subito arrivò.

“Guarda, c’è l’arcobaleno.”, disse, indicandolo con l’indice. “Non è bellissimo?”

“E’ stupendo.”

“Mamma, ma che cos’è l’arcobaleno?”

“Per spiegartelo, dovrò raccontarti una fiaba.”

“Che bello!”, esclamò saltellando.

“Come’è che si comincia?”, si chiese tra sé, “Ah sì….”

C’erano una volta, proprio al di sopra della nuvole, un popolo magico composto da folletti e fatine. Il loro compito era di prendersi cura della propria nuvola: dovevano tenerla sempre soffice e pulita. Le nuvole non stavano mai ferme in un solo posto, ma si spostavano in continuazione e il popolo magico si divertiva a dare loro le forme più strane. Lavoravano giorno e notte. Si riposavano solo quando queste si riunivano per diventare una sola. Sia le fate che i folletti erano tutti dei grandi lavoratori. Tutti, eccetto sette piccoli monelli. Erano quattro fatine e tre folletti. Loro non avevano mai voglia di fare nulla, se non giocare e osservare il mondo degli umani. Erano affascinati da ciò che questi facevano e così, un giorno, decisero di scendere per andare in esplorazione. Si sentivano al sicuro perché sapevano che nessuno poteva vederli. Ben presto però, si resero conto che si sbagliavano perché i bambini iniziarono a salutarli. I sette fratellini rimasero stupiti e si misero a giocare insieme a loro, perdendo la cognizione del tempo. All’improvviso, si mise a piovere e i bambini corsero a rifugiarsi nelle proprie case. I piccoli fratellini non potevano rientrare  perché era troppo rischioso salire con la pioggia. Erano stanchi e affamati, così decisero di rifugiarsi in una casa, dove l’unica abitante era una ragazza. I sette monelli si sentirono al sicuro perché avevano capito che gli adulti non potevano vederli. Erano appena entrati nel salotto e stavano chiacchierando tra di loro, quando sentirono una voce domandare:“E voi chi siete?!”

I sette fratellini si guardarono tra loro, sorpresi.

“Non venite a dirmi che siete bambini perché vedo le vostre orecchie a punta e le piccole ali dietro la schiena.”

“Tu puoi vederci?” domandò la fatina con i capelli rossi.

“Perfettamente.”

“E com’è possibile? Tu sei grande!” esclamò il folletto dai capelli gialli.

“Essere grandi non vuol dire smettere di credere.”

“Vuoi dire che hai il cuore puro come i bambini?”, domandò la fatina dai capelli violetto.

“Sì, diciamo di sì.” rispose. “Allora, chi siete?”

Prima che uno di loro potesse rispondere, si sentirono sette piccole pance brontolare.

La ragazza scoppiò a ridere.

“Vi piacciono i dolci?”

“Non li abbiamo mai mangiati.” rispose il folletto dai capelli blu.

La ragazza li condusse in cucina e mise sulla tavola una grande guantiera di dolci. I fratellini si servirono, affamati. Alla fine rimasero tutti soddisfatti.

“Grazie, era tutto squisito.” disse la fatina dai capelli verdi.

“Ora che siete pieni, volete dirmi chi siete?”

“Noi siamo folletti.” risposero i maschietti.

“E noi fatine.” risposero le femminucce.

“Credevo che i folletti e le fatine vivessero nei boschi.”

“Anche, ma noi viviamo sopra le nuvole.” continuò il folletto dai capelli indaco.

“Deve essere meraviglioso vivere lì e giocare.”

“E’ quello che vorremmo fare, ma ci tocca lavorare.” disse la fatina dai capelli rossi.“Dobbiamo trasformare la nostra nuvola continuamente.”

“Mi state dicendo che siete voi che date le varie forme?”

“Sì.” risposero.

“Siete bravissimi!” esclamò. “Dalle vostre espressioni non sembrate contenti.”

“Perché è un lavoro e noi vogliamo giocare.” le spiegò il folletto dai capelli gialli. “Così ci siamo presi un giorno di vacanza.”

“E vi siete divertiti?”

“Un sacco!” esclamarono.

“Non vi manca casa vostra? Ormai è tardi.”

“Sta piovendo, non possiamo salire.” spiegò la fatina dai capelli violetto.

“Immagino, non deve essere facile con questa pioggia.”

“Che cos’hai sul polso?” domandò il folletto dai capelli blu.

La ragazza abbassò lo sguardo e vide una macchia di colore.

“Pittura, stavo dipingendo.”

I piccoli si guardarono tra di loro, perplessi.

“Venite, vi faccio vedere.”

La ragazza li condusse al piano di sopra e mostrò una stanza vuota con giornali a terra e dei secchi di vernice.

“Possiamo aiutarti?” domandarono in coro.

“Perché no? Scegliete il colore.”

I piccoli aprirono sette barattoli a caso e dentro c’erano sette colori diversi: rosso, giallo, arancione, verde,blu,violetto e l’indaco.

“Sono i colori dei nostri capelli!” esclamarono.

“Cosa pensavi di fare?” domandò la fatina dai capelli rossi.

“In realtà non lo so.” rispose. “Voglio solo divertirmi, quello che verrà fuori non ha importanza.”

I fratellini annuirono e tutti insieme si misero a dipingere. Alla fine la parete divenne tutta colorata e i piccoli aiutanti erano tutti sporchi, dalla testa ai piedi, di sette colori diversi.

“Che belli quando siete tutti vicini!” esclamò. “Sembrate un arcobaleno.”

“Che cos’è?”

“Direi un misto di colori.”

I piccoli sorrisero.

Lo sguardo di un folletto si posò fuori la finestra e vide che non pioveva più.

“Fratellini, dobbiamo andare.”

“Siete tutti sporchi, non volete lavarvi prima?”

“Lo vedi quel raggio di luna?” domandò la fatina dai capelli violetto.

La ragazza guardò al di la della finestra e vide, al centro del cielo nero e minaccioso, un raggio di luna.

“Sì”

“E’ la mamma che si sta preoccupando.” le spiegò il folletto dai capelli indaco.

“Allora andate, ma prima voglio un abbraccio.”, disse, allargando le braccia quanto più le era possibile.

I piccoli accorsero e la ringraziarono.

“Mi ricorderò di voi per sempre. Ve lo prometto.”

“E noi di te.”

Detto ciò si salutarono e i sette fratellini tornarono a casa. Quando i genitori li videro, li sgridarono ben bene e solo dopo si accorsero che erano tutti colorati. La madre provò a lavarli, ma fu del tutto inutile. I piccoli raccontarono la loro avventura e il padre ebbe un’idea.

“Credo di aver trovato il compito adatto per voi.” iniziò. “Visto che vi piace giocare potreste saltare, dopo un temporale, da una parte all’altra tutti insieme così formereste un bellissimo…”

“Arcobaleno!” esclamarono.

Da quel giorno, ogni volta che finiva un temporale i sette fratellini si divertivano a saltare tutti insieme da una parte all’altra, creando nel cielo uno splendido arcobaleno.

 “Che bella fiaba!” esclamò. “Deve essere stato meraviglioso conoscerli. Scommetto che quando la ragazza li ha visti nel cielo, ha pianto di gioia.”

“Lo penso anche io.”

“Ciao spiritelli.”, disse, salutando l’arcobaleno con la mano. “Grazie di tutto!”

La donna sorrise.

“Vado a preparare il pranzo.”

“Va bene, io continuo a giocare.”

La donna entrò in casa, ma non si diresse in cucina, bensì nel suo studio. Nella stanza regnava il caos totale, ma a lei piaceva cosi. Si fece largo tra i tanti quadri e attrezzi di pittura e si avvicinò alla parete che aveva dipinto insieme ai suoi piccoli amici. Su di essa, al centro, era raffigurato un arcobaleno. Sotto c’erano due nuvole. Su quella di sinistra c’erano i sette fratellini e su quella di destra c’era la ragazza seduta in loro compagnia. Gli occhi della donna divennero lucidi al bel ricordo, poi il suo sguardo si posò sulla scritta e sorrise.

“Dipingi il cuore con i colori dell’arcobaleno.”

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1 Comment

  1. Fran maggio 18, at 16:48

    Fantastica😍...come sempre del resto😝

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