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Particolare di “Artista nel suo studio” di Rembrandt

L’uomo, un anziano sui settantacinque anni, si svegliò improvvisamente, durante la notte. Non per lo spavento, anzi la sua espressione era serena: ancor più strano il suo desiderio, raffigurare l’esperienza onirica che aveva vissuto. Strano perché, da quando aveva perso sua moglie, erano passati venticinque anni in cui si rifiutava categoricamente di pitturare. Tanto che era solito consumare il denaro acquisito nei suoi felici anni da pittore, nell’alcool. Il suo ultimo quadro risaliva a quando aveva 50 anni.

Ora invece qualcosa gli suggeriva di tornare a dipingere, di fissare quella strana esperienza onirica, strana e meravigliosa al tempo stesso. Non sapeva ancora il perché, sapeva che le idee gli si sarebbero schiarite, dipingendo. Molto lentamente e non senza zoppicare, si avviò nella cantina dove aveva riposto i suoi vecchi arnesi del mestiere.

Accesa la luce, si avviò in fondo alla cantina, verso uno scatolone segnato dalla muffa e dalla polvere: con sua grande sorpresa, le tempere e le tele sono ancora in ottime condizioni; quasi che il tempo gliele avesse preservate per questo momento.

Prese tele, tempere e pennelli, prese anche la chiave della stanza adibita a studio pittorico. Sempre con movimenti estremamente lenti e zoppicando, giunse alla porta chiusa a chiave da venticinque anni: ad accoglierlo, muffa e polvere; non gli importò, tanto era solo per un’attimo, fissare il suo sogno prima che svanisse del tutto dalla sua memoria: non tanto per conservarne il ricordo ma per capire perché ne era rimasto così affascinato.

Si sedette su una sedia, leggermente impolverata, quindi finalmente si mise a dipingere. Inizialmente molto titubante, ancora era combattuto nel tornare a fare ciò che si era ripromesso di non fare mai più, ma una parte di sé, il sé reale, non si lasciò sopraffare dal sé sconfitto, finto, depresso; alcolizzato.

Iniziò a dipingere come sfondo un bosco, ma non naturale, strano, alberi di ogni forma, alcuni molto alti, altri di media altezza, tutti di colore verde accesso.

Successivamente, la memoria dell’anziano lo portò a raffigurare il terreno, pervaso da una vegetazione di ogni singola sfumatura: che fosse stato questo ad averlo impressionato? Da quando aveva perso sua moglie, gli sembrava di vivere in un mondo totalmente grigio, spento, per quanto potesse essere colorato, per lui rimaneva smorto: invece nel suo sogno, il paesaggio era pervaso da ogni sfumatura di colori possibili.

Meccanicamente le vecchie mani raggrinzite dell’anziano, dipinsero poi un corso d’acqua che attraversava il paesaggio onirico: non un semplice corso d’acqua, un’acqua di un azzurro intenso, che non potè rendere con i colori a sua disposizione, quindi delineò degli uccelli, riccamente colorati anch’essi, al di fuori di ogni legge naturale, l’ultimo dettaglio, il più difficile. La sua mente stava per obliarlo ma lottò per mantenerne il ricordo, almeno il tempo sufficiente per finire il dipinto: cos’era? Ripercorse i suoi passi, era arrivato in quello strano bosco, poi aveva visto qualcosa che lo aveva riempito di una gioia estrema, tanto da svegliarlo. Scrutò a lungo, spinse la sua memoria nei più oscuri meandri del suo inconscio: ecco cos’era, un’arcobaleno, ma non un semplice arcobaleno: vantava dei colori che in realtà non si scorgono: ogni colore esistente ed anche altri che nemmeno si possono descrivere a parole o raffigurare su una tela.

Quanto avrebbe voluto rendere tutta la complessità del suo sogno nella sua tela ma non poté farlo, era un’impresa impossibile; accettò di raffigurarne una parte, dei leggeri dettagli che si avvicinavano ma rimanevano pur sempre una vana copia imperfetta di quel mondo inaccessibile nella realtà sensibile; stava per aggiungere gli ultimi dettagli, stava per tentare di raffigurare quello strano arcobaleno, quando il suo cuore, forse per le forti emozioni o per altri motivi difficili da comprendere, si fermò, il pennello gli sfuggì dalla mano. I suoi occhi velati dalla tristezza, ora erano segnati da una gioia ritrovata, per quanto breve potesse essere stata.

Non arrivò mai al giorno seguente, i parenti lo trovarono accasciato sulla sedia, morto, davanti al suo ultimo quadro. Fu esposto con il titolo “Bosco della gioia” in quanto avevano concluso, dall’espressione del suo viso, che quel dipinto doveva avergli riportato la felicità. Incompleto, privo del dettaglio che gli aveva dato la forza di tornare a dipingere: l’arcobaleno.

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