Breaking news
19 luglio 2018

La prima notte di nozze

17 luglio 2018

Monique

16 luglio 2018

L’ultima cena

6 luglio 2018

L’inutile

E’ finita la pacchia…

E’ finita la pacchia…

Nelle notti così calde proprio non riesco a dormire. L’aria è pesante e l’ odore di terra sulle mani mi infastidisce le narici. Questa sarà un’altra notte di incubi; meno male che di giorno lavoro tanto, la stanchezza mi aiuta a non pensare. Che incubi faccio? Il viaggio, il mio viaggio.
È tutto passato, mi hanno offerto protezione, l’occidente mi ha adottato e questo è un mio diritto. Non dovrò tornare indietro. Mi sento stupido a rimurginare su qualcosa di così assurdo e irrazionale. Eppure in questa casa fatta di lamiere, nelle notti insonni i pensieri sono miccia che brucia di ingiustizia. Lavoro dodici ore al giorno, raccolgo pomodori, i diamanti del Mediterraneo. Quel prodotto di vanto che rappresenta l’Italia in tutto il mondo. Penserete che il mio è un lavoro nobile, tratto i beni della terra; ma si sa che la terra non è di tutti. La terra è del padrone.

Il padrone ha le sue regole e la mia fatica gli costa due euro l’ora. Prezzo giusto per me che sono solo un negro. Un animale, niente più. Due mani e muscoli forti che hanno sviluppato nei secoli una resistenza che ci rende sempre più appetibili agli occhi dello sfruttatore. Ricordate quei film che a voi bianchi vi fanno tanto commuovere? io qualche volta li ho visti di sfuggita. Ma non nella mia casa, ché qui non c’è corrente.

Figurati che l’anno scorso dei miei compagni per riscaldarsi hanno acceso un fuoco e per poco non morivamo tutti. Ma stiamo ancora qua, e questo è già qualcosa se pensi che l’alternativa è ritornare al mio paese, e li hai le stesse probabilità di vivere di quelle che ha un pesce fuori dall’acqua. Vi raccontavo, cari miei salvatori, che proprio non capisco come fanno quei film a farvi piangere tanto. Il colore viola, La vita è bella, sono spaccati di presente al quale voi girate lo sguardo. Dite: non è forse vero che alla vista di un negro come me girate la faccia e arricciate il naso? Ah scusate: io puzzo. ‘Un profumo diverso’, per i borghesi. Vi faccio paura e, se poteste, mi fareste fare la fine di Guido Orefice. Cuori pallidi siete, volubili nel giudizio e nella compassione.

Comunque il mio lavoro è già qualcosa, posso pensare di mandare un po’ di soldi a casa, così la mia famiglia può cercare di vivere il tempo loro concesso in un modo un pochino più dignitoso. E poi non dovranno venire qui, questo posto non è sicuro. Tra le lamiere e un baracca c’è molta differenza; e poi c’è il mare da attraversare e quella spaventosa possibilità che loro muoiano qui da soli in una terra che li riconosce come meno di bestie. Una terra che piange i morti del passato, li commemora, ma non ha occhi per il presente. Forse è pure giusto, c’è un limite alle lacrime, vanno contate e ognuno piange quel che vuole.

Fa caldo stanotte, ho mal di schiena e la nostalgia di casa mi attanaglia, forse dovrei piangere anche io. Piangere il presente, che poi è il vostro passato, ma me le conto queste lacrime. Io non commemoro, subisco, e se subisco, lotto.

Allora com’è possibile che io così coraggioso, rappresentate dei miei pari, promotore di diritti e riferimento per i più deboli, abbia paura di un brutto incubo? Il mio consueto brutto incubo: sono un leone che di notte esce dalla tana e tra i cespugli vede spuntare un fucile; non c’è nessuno che lo regge, è un fantasma il mio assassino. Spara e tutto diventa buio. Il fucile senza il cacciatore: non vuole la mia pelliccia, né la mia carne, vuole solo la morte. Nessuno mi vedrà tornare a casa. Nessuno mi verrà a cercare.
Sono una bestia che pesa sul terreno.
Non c’è onore in questa morte.
Mi sveglio tutto sudato, tremo.

Sono stanco adesso, e non ho intenzione di perdermi in questi brutti pensieri, domani devo tornare a lavorare, i soldi servono, a casa li aspettano. Meglio che mi concentri sulle cose belle, in fondo sono fortunato ad essere arrivato fin qui. Sono fortunato ad avere un lavoro. Sono fortunato ad essere vivo. Poco importa che la mia casa è fatta di lamiere, che non ho tempo se non per lavorare, che qui tutto potrebbe bruciare da un momento all’altro. Sono in salute, sono vivo. Siamo in Babilonia, qui è sicuro.

Anzi, sapete che vi dico? mi è passato il sonno. Questi pensieri rivoluzionari mi hanno fatto venir voglia di reagire. C’è un posto dismesso qui vicino; è pieno di lamiere, quasi quasi chiamo qualche amico, andiamo lì e ne portiamo via qualche pezzo per la baraccopoli, che qui ogni giorno siamo sempre più, e c’è bisogno bisogno di nuove case. Il padrone ha bisogno di manodopera; quel benefattore.

Siamo sotto le stelle, l’aria è più fresca fuori da quella lattina, questo cielo mi rassicura; è lo stesso che vedono le persone che amo, così lontani; sono le stesse stelle, la stessa luna. Cosa ci sarà mai di spaventoso in questo buio color pece, culla di pace? Il nero è così bello se a illuminarlo c’è la luce della speranza e dell’eterna lotta.

Eccoci arrivati, sono con due amici, stiamo nel vecchio edificio; ci mettiamo subito a lavoro cercando lamiere, ridiamo, il tempo insieme passa veloce, e poi siamo contenti di far qualcosa per la nostra comunità. Sento un rumore. Mi volto, è un uomo, bianco, in mano ha qualcosa che mi ricorda la Libia, il sogno; realizzo: è un fucile.

Ha un volto il cacciatore.
Forse sono stato scambiato per una lamiera, ma io non sono di ferro.
Ho sostanza, carne e anima e sono fragile, non immune, distruttibile.
Un dolore fortissimo mi prende in testa.
Sento le urla dei miei amici.
Ho freddo.

Torno al mio paese, sono con la mia famiglia.
Non sento più la fatica.
Sono un ragazzo adesso, sono pieno di energia e straripante di sogni.
Mi ingozzo di pomodori, la mia casa è calda e la mia pelle non ha nessun colore, nessun odore.
Sono un leone.
Pelliccia luminosa, sguardo fiero.
Sono in un vecchio film.
È arrivato il vostro tempo.
Quello che vi piace tanto.
La vostra pacchia.
La commemorazione.
La dimenticanza.

Contatore
  • 52
    Shares

0 Comments

No Comments Yet!

You can be first to comment this post!

Leave a Reply

Breaking news
19 luglio 2018

La prima notte di nozze

17 luglio 2018

Monique

16 luglio 2018

L’ultima cena

6 luglio 2018

L’inutile