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Diversamente estate

Arriva l’estate, arrivano le ferie, arriva il tempo di fermare le nostre angoscie, i pensieri cupi, le difficoltà quotidiane, le notizie del telegiornale…
Non sono più quelle estati dei viaggi nell’auto senza l’aria condizionata e il radiatore che bolliva, fermi sul ciglio della strada, le lunghe code in autostrada, il finestrino abbassato e lo stereo a farci compagnia, la Marlboro perennemente accesa che appestava l’abitacolo.
Rimangono sempre estati, sole e mare, debiti per la vacanza pure quando si arriva fuori porta, forse due settimane al massimo e non perchè le fabbriche riaprono, tanto quelle non chiudono e chè poi, nel tempo, la grande maggioranza non ha aperto proprio più.
Non più i fantastici anni ’60, ma gli stanchi anni del Duemila, con meno salvagenti ma più morti in mare
Non più l’estate operaia della Fiat o della Marelli, siamo oramai alla solita, di questi tempi, estate precaria.
Arriva l’estate, arrivano le ferie, arriva il tempo di fermare le nostre angoscie, i pensieri cupi, le difficoltà quotidiane, le notizie del telegiornale…
Non facciamoci prendere però dallo sconforto: i ricchi sono sempre di più e sempre più ricchi e la loro estate dura tutta l’estate e non si va più in autostrada, che pure quella è precaria come i ponti instabili. Si viaggia, si vola, si parte e non si sa quando si torna, chè, poi, chi se ne frega di tornare. Non ci sono più fabbriche da riaprire. Sono sempre aperte. O sempre chiuse.


C’è solo il fresco della rugiada
a pulire le scorie dei villeggianti.
Gabbiani come galli di mare
lanciano i loro striduli buongiorno.
L’aereo last minute
ha preso il posto della fuoriserie
e le signore impomatate
non bruciano più al sole
i loro amori.
Che roba, Contessa!
Le fabbriche non chiudono più
a ferragosto,
Aldo le ha già chiuse mesi prima.
Il tempo è impazzito
e i pazzi passano più tempo
ad ammazzarsi.
Al bar sulla rotonda
è vietato salire scalzi
e i seni nudi, anche i più belli,
non paiono graditi.
Infradito, canotta e ceretta,
vanno i ragazzi al Lido
e a Capaci la targa ricordo è annerita
e nessuno ricorda perché ci sia.
Sopra la panca vive il drogato
e sotto la panca il suo cane bastonato.
La chiesa dei poveri chiude per ferie
e le anime perse non si ritrovano.
Salve regina, venga il tuo regno
così, tanto per fare una festa.
C’è una coppietta al chiaro di luna
e un battaglione che avanza per Gaza.
E gira il mondo facendo la guerra.
E c’è sempre più gente
col culo per terra.
Solo il fresco della rugiada
pulisce le scorie dei villeggianti.
E i gabbiani vanno e vengono,
con i loro striduli versi,
a ricordare la penuria del mare
e il banchetto in discarica
che si apprestano a fare.

 

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