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Anche i Boia Muoiono! (Hangmen also Die)

Nel 1943 il celebre regista Fritz Lang e il noto drammaturgo, attivista e intellettuale Bertolt Brecht (entrambi in esilio negli Stati Uniti) scrivono e realizzano un film sulla resistenza del popolo cecoslovacco contro l’occupazione nazista, in particolare raccontando l’assassinio dello spietato governatore di Praga Reinhard Heydrich (detto ‘il boia’) e gli avvenimenti successivi all’attentato. Il film che vi propongo per questo mese è un po’ datato, da molti considerato non la prova migliore per entrambi gli autori che si trovano accuratamente posti nel Pantheon della grande arte del novecento. Gli appassionati di cinema, tuttavia, si godranno una potente commistione dello stile e delle tecniche cinematografiche del noir, mutuate in gran parte dall’espressionismo tedesco, con una potente ed epica sceneggiatura, nei cui afflati eroici e climax narrativi si riconosce la tensione etica del drammaturgo tedesco (benché la paternità dello script non possa essere attribuita solo a Brecht, e sia ancora molto discussa). Fra gli elementi più interessanti di questo tesissimo dramma politico, che ha anche motivato la mia scelta per la rubrica, vi è la potente riflessione sulla necessità di schierarsi. La narrazione, infatti, non è incentrata tanto sui partigiani responsabili dell’attentato ad Heydrich, quanto sugli effetti di questo avvenimento per Masca e Stepan Novotny che, con le loro famiglie e vissuti personali, fungono da metonimia per un popolo suo malgrado costretto a convivere con l’oppressione, sebbene con non poche resistenze. Sarebbe stato facile ricorrere a scelte più convenzionali e porre l’accento sul coraggio di chi in modo eroico si è da subito schierato apertamente contro la barbarie nazista. Vero tema del film, invece, è la questione etica e politica del prendere posizione, del sentirsi chiamati in causa in momenti di profondo turbamento sociale e morale. Risuonano allora potentissime le parole della lettera di Stepan per il figlio; il professore di storia, pronto ad essere ucciso dai nazisti in rappresaglia insieme a molti altri, ricorda che se morirà sarà per ricordare alle future generazioni che la libertà non è qualcosa che si possiede, come un cappello o un pezzo di torta. La libertà è qualcosa per cui si lotta, nessuno la può concedere e, aggiungerei, è il frutto di una continua ricerca ed invenzione delle forme stesse della libertà (parafrasando la mitica Angela Davis). Come ho già sottolineato, forse il film non vi colpirà particolarmente, né rimarrà nella vostra memoria come il miglior esempio di cinema politico. Ciononostante le parole dei suoi personaggi, così come la forza del suo dramma morale, risuonano come un monito per affrontare l’orrendo ciclo reazionario che stiamo attraversando. Nelle ‘democrazie liberali’ da tempo si è raggiunta la banalità del male e, mantenendo intatto l’ordine disgustosamente iniquo in cui ci troviamo a versare, si decide di volta in volta chi sacrificare sull’altare della sicurezza e della paura. Il governo del ‘cambiamento’ (anche la trasformazione del cibo in escrementi è un cambiamento) in Italia (in realtà braccio armato e repressivo della peggiore borghesia autoctona), propone morti in mare, flat tax e condoni fiscali per i padroni, e leggi più mansuete sul caporalato (in sostanza a sostegno della schiavitù), mentre digrignante vomita bile e sangue sessista, classista, omofobo e razzista.

Questi mostri vengono da lontano, lo sappiamo, non sono spuntati in una notte (come direbbe Olmo in Novecento di Bertolucci), e le cause della loro comparsa vanno affrontate con attenzione e ricerca complessa. Ma se l’analisi accurata (anche autocritica) rimane imprescindibile, altrettanto fondamentale è la necessità di schierarsi, di fare una scelta etica e politica.

Anche questi boia scompariranno, ma questo dipenderà dal nostro prendere posizione, dalla nostra vigile e creativa resistenza in questa notte di orrore.

Le piazze meticcie, precarie e intersezionali delle ultime settimane sono un ottimo punto di partenza.

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