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“Che cosa ci fai qui, tutta sola? ”

Jane riemerse dai suoi pensieri e vide il suo professore sedersi accanto a lei. L’uomo le porse il bicchiere di coca-cola. La ragazza lo prese, ma non bevve. Osservò il liquido e rispose: “Mi riposavo.”

“Non dirmi che alla tua età sei già stanca!” esclamò. “Cosa farai quando diventerai un vecchio dinosauro come me? ”

Le labbra di Jane si allungarono leggermente, ma subito si serrarono mentre i suoi occhi vagavano sui compagni di classe, intenti a festeggiare. Il suo cuore fece una capriola nel petto nel riflettere che tra un mese la sua vita liceale sarebbe finita. Mille domande e paure affollavano la sua mente. Erano giorni che non pensava ad altro e non riusciva più a divertirsi in loro compagnia.

“Smettila di pensare al futuro e goditi il presente.”

Jane si voltò di scatto verso di lui, imbarazzata.

“Cosa…come… io non ci stavo pensando.”

“Non sei la prima e non sarai l’ultima ad avere quello sguardo perso nel vuoto e l’atteggiamento distaccato. ”

La ragazza sentì i suoi occhi riempirsi di lacrime e si morse il labbro inferiore per non piangere.

“Non voglio farti una predica, vorrei solo rassicurarti, come ho fatto con i tuoi compagni. ”

“Ha parlato anche con loro? Ma nessuno sembra avere brutti pensieri… loro non fanno che ridere e scherzare… ”

“Questo perché sono venuti a parlare con me ed io li ho tranquillizzati.” le spiegò.  “Ti va dirmi di cosa hai paura?”

Jane osservò i suoi occhi verdi dietro gli occhiali. Lui era arrivato all’inizio del quinto anno ed aveva sostituito la professoressa di italiano. Era diverso dagli altri insegnanti, non solo nell’atteggiamento verso di loro, ma anche nel modo di fare lezione. Il suo sguardo ispirava fiducia e la classe, Jane compresa, gli voleva un gran bene.

“Tutto, ho paura di tutto.” rispose. “Non so cosa succederà nel mio futuro, non ho alcuna idea di cosa voglio fare della mia vita. Ho sempre cercato di scacciare questo pensiero perché, tra me e me, mi ripetevo che c’era tempo. E invece sta finendo. Presto lasceremo queste mura.” continuò. “Mi mancherà tutto questo. Prendere il pullman con le amiche, parlare in classe, divertirci… crescere fa schifo.”

“Guarda il lato positivo, tu non dimostri la tua età, sarai giovane per sempre.”

Jane abbozzò un altro sorriso.

“Che facoltà hai scelto?”

“Nessuna perché non so cosa voglio diventare da grande; non ho un sogno nè un’ambizione. Le mie amiche hanno le idee ben chiare. Io so solo che intraprenderemo strada diverse e ciò mi rende molto triste.”

“Non è detto che devi per forza iscriverti, puoi prenderti un anno sabatico e decidere con calma.”

La ragazza aprì la bocca per parlare, ma lui alzò la mano per chiedere silenzio.

“Pensa alla vita come se fosse un libro e dividilo in due parti.” iniziò. “I primi capitoli non ci appartengono, quelli sono dei nostri genitori. Sono loro che decidono per noi, facendoci sentire protetti e al sicuro. Compiamo la nostra prima scelta a tredici anni, ma non sempre è quella giusta. Questo perché siamo facilmente influenzabili e siamo ancora troppo piccoli per capire cosa vogliamo davvero. A diciotto anni siamo più maturi, più grandi. Abbiamo fatto le nostre prime esperienze, abbiamo iniziato a camminare da soli, ma non siamo ancora del tutto indipendenti. Ci troviamo di nuovo a compiere una scelta e questa volta, dobbiamo farlo da soli perché è del nostro futuro che stiamo parlando.”

“Come si fa a scegliere se non si ha un obiettivo?”

“Non sei costretta ad andare all’università, non sei costretta a fare nulla di ciò che tu non voglia. Sei tu e soltanto tu la protagonista della tua storia, l’artefice del tuo destino. Durante tutto questo percorso non sarai mai sola, ci sarà sempre qualcuno che ti sosterrà a prescindere se ciò che sceglierai sarà sbagliato oppure no. Crescere, significa anche imparare dai propri errori.”

Sentendo quelle parole, Jane sentiva la sua ansia svanire man mano.

“Cosa succede nella seconda parte del libro?”

“Teoricamente c’è il matrimonio, il lavoro e la vecchiaia. Praticamente puoi scegliere se dedicarti solo al lavoro, alla famiglia o fare entrambe le cose. L’importante è che tu sia soddisfatta. Il punto è, Jane, che la nostra vita è fatta di scelte, sempre. I percorsi che intraprendiamo lungo la strada prima o poi finiscono e ci troviamo di fronte ad un altro quesito che è sempre lo stesso: Che cosa ne sarà di me nel futuro? Il futuro spaventa tutti perché non sappiamo mai cosa ci può riservare la vita. Credimi se ti dico che preoccuparsi più di tanto ti farà solo ammalare e nient’altro. E’ normale avere questi timori, ma non guardare troppo avanti, concentrati sul presente.” rispose. “Tutte le esperienze che hai fatto e che farai ti aiuteranno a diventare la donna che sei destinata ad essere. Tuttavia, non devi mai cambiare per piacere agli altri, devi sempre essere te stessa e vedrai che andrà tutto bene.”

Ripenso spesso a queste parole. Sono trascorsi tanti anni da quando ebbi quella conversazione al liceo e tutt’oggi è ancora vivida nella mia mente. Ogni volta che mi sono trovata davanti ad un bivio, davanti ad una decisione difficile, davanti a delle scelte che forse mai avrei intrapreso, lui mi tornava in mente. Aveva ragione, ho dovuto fare molte scelte ed ho commesso molti errori, ma sono contenta della donna che sono diventata. Oggi ho una bambina e so per certo che anche lei si troverà ad affrontare queste cose. E sarò pronta quando succederà. Io sarò lì, accanto a lei e le dirò semplicemente: “Se ci sono riuscita io, puoi farlo anche tu. Basta avere fiducia in se stessi e andrà tutto bene.”

 

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