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La notte ha un nuovo cieco

Generalmente non posto mai poesie autobiografiche, anche se ne esistono nella mia produzione. Questa volta, per il tema del mese, farò un’eccezione. Racconto in rima una storia per fortuna poi finita alla meno peggio, ma, nei momenti in cui scrivevo, un colpo allo stomaco lo avevo ricevuto eccome…
Brevemente, per un distacco di retina, il mio occhio destro me lo dettero per perso e, vista l’alta miopia, anche per il sinistro mi prospettarono una… brutta fine. Tranquilli, ché oggi lo posso raccontare scrivendo…
Nel momento della disperazione, dopo l’operazione per il distacco, scrissi questa poesia stando da solo, in una stanza di ospedale, con uno sforzo visivo immane.
Non c’è nulla di peggio nella vita che il non veder le cose belle, gli affetti, il mare, le stelle… Per tutte le brutture di questo mondo basta abbassare le palpebre.


Così scrissi di voi
amate stelle,
lumi dei sentieri solitari,
interruttori della notte.
Tanto vi cercai
che mi abbagliai.
E se anche la notte non cambia,
cambia il mio sentire la notte,
il mio vedere voi stelle,
che il mondo chiara.
Tanto vi cerco
che vorrei abbagliarmi.
So che siete sempre belle,
stelle che guardate,
che io guardavo
e che belle eravate.
Tanto vi cercherò
che mi abbaglierò.

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2 Comments

  1. Angela talu ottobre 10, at 14:48

    Hai saputo rendere in pieno lo sgomento di quel momento .Bellissimi ,commoventi versi

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