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In attesa del tuo nome

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Di caffè e sigarette profuma questa stanza, il peso del respiro, la bocca impastata e quel bruciore di stomaco che non capisci mai se, cambiando abitudini, alla fine poi passa o dovresti semplicemente smettere di ingoiare bocconi amari. Bevo il caffè, silenzio. Tra me e la vita il silenzio ha fatto da collante. Silenzio che pesa, sussurra, solletica. Tra noi è una giostra di gioia e dolore. Tra le file dei silenzi mi chiedi perché non riesco a essere felice? Forse perché, per ogni momento di piena felicità, un attimo dopo mi hai lasciato momenti di totale sconforto e anche adesso, ancora una volta, tu non ci sei più. Resta solo fuffa, tabacco, vino e disperazione.

Ma l’autunno non delude e, mentre ogni cosa sembra frantumarsi tra queste due mani ruvide, mentre crepito, mi sorprendi ancora. La vita. Questa volta proprio accesa, pulsante. un seme in mezzo a tutta questa miseria.

Proprio adesso, che temevo di aver finito i sogni, schiacciati dalle malefatte dei pochi potenti. In questo tempo passato davanti a uno schermo che ci fa desiderare cose irraggiungibili mentre i prepotenti tessono la tela della depressione e della solitudine, il mio corpo sta già cambiando per ospitare una nuova luce, ed è compito mio tener viva quella fiamma. Via il vino e tutte le vecchie cattive abitudini: far fluire la malinconia in pensieri che adesso non sanno più di tabacco. Ritorno a quando avevo undici anni e mi guardavo allo specchio incuriosita; un’undicenne come tante, in pieno mutare, senza nemmeno una via di scampo se non quella strada in salita da percorrere in un corpo nuovo che è necessario imparare ad amare.

 Ma adesso non si tratta di imparare a nuotare nel mare della giovinezza. Questo è il tuffo nell’età delle responsabilità; non verso me stessa ma verso qualcun altro. Così, cerco di ritornare alla finezza, mi faccio chioccia, le mani diventano scudo e tu sei lì, ora ti vedo: una manina si alza, mi saluta, mi conosce. Io la nutro, tutto il resto scompare: il caffè, le sigarette, il silenzio, la cattiveria, tutto; è solo gioia immensa. Questa non passerà domani, sono scesa dalla giostra. Sto con i piedi piantati a terra. Nessun diversivo. Siamo io e quella manina che, come un direttore di orchestra da il via a un nuovo inizio, una sinfonia mai ascoltata prima. Ormai sono fuori dallaa stanza della gioventù e l’unico profumo che sento adesso è il nostro e questa è quella gioia nuda, senza sconforto, senza mancanza. L’unico inizio senza fine.

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