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Un piccolo inizio

Un piccolo inizio

Sandra si svegliava tutti i giorni alle 7:00. Anche il sabato e la domenica perché, diceva, ormai era abituata.

Faceva colazione in cucina con una tazza piena per metà di latte parzialmente scremato e un quarto di caffè, con un cucchiaino di miele sciolto dentro. Ma un cucchiaino da tè, non quello da dessert perché quello è un po’ più grande, sembra uguale ma non lo è, quello da tè è un po’ più piccolo in effetti.

Indossava con precisione i vestiti scelti la sera, prima di andare a dormire, e adagiati ordinatamente sulla panca ai piedi del letto. Faceva attenzione ad abbottonare in maniera corretta la camicia, accoppiando ogni bottone all’asola corrispondente. Davanti allo specchio spazzolava velocemente i suoi capelli scuri per poi raccoglierli in una piccola coda che seguiva la forma del suo collo affusolato e con due forcine assicurava i due ciuffi laterali che sfuggivano alla presa dell’elastico.

Avvolta nel suo caldo sciarpone si avviava verso l’ufficio seguendo la strada principale, marciapiede lato destro, attraversando alle seconde strisce pedonali, prima del negozio di fiori. Dall’altro lato, dopo pochi metri, raggiungeva il grosso portone di legno intarsiato nel quale era stata ritagliata una porta più piccola, come un passaggio segreto, per accedere al cortile interno del palazzo.

Due piani a piedi ed eccola, pronta per una nuova giornata di lavoro, esattamente uguale a tutte le altre.

Il lavoro di archivio non offriva alcuna speranza di novità e quello le garantiva una incredibile sensazione di pace e serenità. Sin da piccola, aveva sempre odiato le sorprese e da sempre viveva i cambiamenti con malcelato malessere. La monotonia della quotidianità che si era pian piano costruita intorno le consentiva di vivere in una sorta di atmosfera protetta, dove nulla poteva turbare la sua quiete benefica.

Il ripetersi ciclico delle stesse azioni era come un mantra. Non è così che gli asceti raggiungono le più alte forme di conoscenza, di vicinanza al divino? In tutte le religioni compaiono movimenti ascetici che utilizzano la ripetitività della danza o del canto per liberare la mente e raggiungere i più alti livelli di spiritualità. Nella sua evoluzione l’uomo non ha sempre cercato di creare delle consuetudini che rendessero  la propria vita più tollerabile? Per quale motivo l’uomo si era sempre affaticato nella ricerca della conoscenza di ciò che lo circonda? La conoscenza dà certezza, tranquillità, fiducia. L’ignoto spaventa, destabilizza, terrorizza a volte.

Che fortuna essere riuscita a mettersi al riparo, poter trascorrere la sua vita nel suo recinto sicuro di cose conosciute!

A metà mattina la sua collega la passava a prendere per la pausa caffè, per le solite chiacchere di circostanza. Ma quella mattina aveva un’aria strana e un insolito sorriso le illuminava il volto.

“Devo raccontarti una cosa…ho una grossa novità!”

Sandra cercò di mascherare con una espressione neutra la sua inquietudine.

“Cambio lavoro: mi hanno promosso aiuto contabile e così andrò a lavorare al secondo piano, negli uffici amministrativi. Non so ancora quando potrò fare pausa, ma credo che non riuscirò a scendere da te per il caffè. Magari potresti salire tu qualche volta, non credi? Così vedresti il secondo piano e potrei farti conoscere i miei nuovi colleghi. So che per te è un grosso cambiamento ma potresti sempre provare…

Chissà che non venga voglia anche a te di chiedere un avanzamento di carriera, ormai sono tanti anni che fai questo lavoro, all’ufficio del personale ne sarebbero contenti, sai?”

Il solo sentir parlare di questi possibili cambiamenti le provocò un giramento di testa simile a una vertigine. Le ginocchia tremolanti, come quando ti sporgi da un balcone o da una scala troppo alta.

Il resto della giornata proseguì come al solito, senza altre novità. E così le giornate seguenti; l’assenza della collega nella pausa caffè diventò in poco tempo regolare e perfettamente integrata nella nuova consuetudine.

Salendo al secondo piano la collega a volte si affacciava alla postazione di Sandra per un saluto veloce e a fine giornata le faceva un cenno con la mano dalla finestra, osservandola mentre attraversava la strada sempre al solito punto, per raggiungere il marciapiede dall’altra parte, all’altezza del negozio di fiori.

Che peccato, pensava, vivere in modo così ripetitivo, senza nessuna novità, senza mai l’emozione di un cambiamento, l’euforia della scoperta… Certamente era stata lei stessa a scegliere quella vita, e probabilmente era quella la vita che desiderava; aveva provato tante volte a proporle qualcosa di nuovo, qualche piccola variazione per smuoverla da quella sua rigida routine, ma senza ottenere alcun risultato. Ognuno ha la vita che si sceglie, pensò con rassegnazione, anche se in fondo non ne era davvero convinta.

Una sera si affacciò distrattamente per assicurarsi che la finestra fosse chiusa prima di lasciare l’ufficio e vide come al solito Sandra, avvolta nel suo sciarpone, chiudersi il portone alle spalle e allontanarsi a passo svelto. “Che strano” pensò distrattamente “ha cambiato strada”. Invece di attraversare sulle prime strisce pedonali come faceva sempre, stava  proseguendo dallo stesso lato della strada, costeggiando il palazzo fino alla pasticceria all’angolo.

“Anche questo è un piccolo inizio”, pensò guardandola dalla finestra.

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