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Diario – Giorno 6

In passato, quando capitava una giornata noiosa, adoravo fare due cose: una passeggiata sul lungomare, ascoltando le onde infrangersi sugli scogli, e scrivere qualcosa sul mio diario improvvisato in un vecchio quaderno di scuola.
Ultimamente non avevo tempo per fare entrambe le cose: la vita procedeva sempre più freneticamente, ero preso dal tanto lavoro e il poco tempo libero era dedicato agli amici, alle uscite e occasionalmente ai pranzi della domenica, nella loro casa di campagna in provincia, lontana dal caos cittadino. Un luogo tedioso al solo pensiero.

Non credo potrò rivedere il mare presto, dovrò accontentarmi di star rinchiuso in questa casa e di scribacchiare su alcune pagine bianche trovate alla fine di un vecchio libro ingiallito. È passata quasi una settimana da quando sono bloccato all’interno di questo appartamento, dove ho trovato rifugio da quando è iniziato tutto.

Era un pomeriggio come tanti, in un sabato qualunque. Andavo di fretta, come spesso accade: avevo perso il bus ed il prossimo tardava ad arrivare così che pensai bene di incamminarmi il più velocemente possibile verso casa. D’improvviso il sole si oscurò ed anche il cielo: pensai a una improvvisa tempesta, magari una eclissi non prevista anche se l’idea mi sembrò assurda vista la quantità di notizie che girano sempre in rete, specialmente sulle reti sociali. Lo avremmo saputo se fosse stato previsto.
Le persone iniziarono a guardare all’insù, aspettando che il cielo tornasse come prima ma ciò non avvenne. Ignorai la cosa e tirai dritto verso casa, ma prima mi fermai al centro commerciale per comprare alcune cose: in pochi minuti la situazione iniziò a degenerare: le persone continuavano a chiedersi perché il cielo si fosse oscurato e quando sarebbe tornato tutto normale. Qualcuno iniziò a comprare qualche pezzo di pane in più e a fare scorta di acqua minerale. Altri parlavano di scie chimiche e di qualche altro complotto in atto, mentre provavano a telefonare ai numeri di emergenza. Uscii di fretta, dirigendomi verso casa, mentre gli animi sembravano scaldarsi sempre più.

La gente per strada era sempre più agitata ed iniziai ad esserlo anche io. Presi il mio smartphone per provare a cercare informazioni in rete ma non v’era segnale, nessuno riusciva a navigare in rete e le linee telefoniche sembravano intasate da centinaia di chiamate ai numeri di soccorso ed emergenza. Un ragazzino imprecava di non poter aggiornare il suo Instagram con la foto di quello strano cielo scuro, qualcuno parlava di aver avuto delle visioni, di aver visto delle presenze nel cielo. Vennero ritenuti folli complottisti e nient’altro. Ci furono poi dei tuoni, quasi come un terremoto, e le persone in preda al panico si riversarono nelle strade; lì iniziarono i primi episodi di vandalismo e saccheggio.
Non sono mai riuscito ad arrivare a casa mia. Sono corso qui, cercando di scampare a qualsiasi cosa stesse succedendo, rifugiandomi nel primo posto che ho trovato.

Sono in questo appartamento da sei giorni. Un monolocale dove prima abitava evidentemente una donna anziana, probabilmente la stessa che giace sul letto nella camera di fianco in questo momento, priva di vita da qualche giorno.
Dalle finestre, che ho chiuso e barricato come potevo, riesco ad intravedere ben poco e quel che ho visto mi ha terrorizzato a tal punto da chiudere a chiave la porta, sbarrandola ulteriormente con una grossa libreria.
Dei fasci di luce sono spuntati attraverso le nuvole, ma non era il sole. Sono discesi degli esseri simili a noi, ma decisamente più alti. Indossano tutti la stessa uniforme blu, hanno la pelle grigio scuro e le braccia così lunghe da arrivare quasi alle loro ginocchia. Sembrano tutti uguali da quel che ho potuto osservare da qui. Hanno preso delle persone mentre il resto le hanno ammazzate a sangue freddo, ignorando le grida disperate e i proiettili che alcuni poliziotti hanno sparato contro di loro. Le strade ora sono deserte e solo di tanto in tanto vedo uno di quei cosi passare da qui.
In casa non ho armi con cui difendermi se non dei coltelli da cucina e il cibo e l’acqua rimasti basteranno per qualche altro giorno al massimo.
Linee telefoniche mute, internet assente.
La televisione non trasmette nulla ma sono riuscito a trovare una radio. Un canale d’emergenza trasmette da quasi 24 ore lo stesso messaggio registrato: “A chiunque sia in ascolto: siamo sotto attacco. Non si tratta di terrorismo islamico né di qualcosa di simile. Siamo sotto attacco da parte di creature intelligenti non di questo pianeta.
Se riuscite, raggiungete il sottosuolo tramite le fermate della metropolitana.
La resistenza sta per iniziare! Questa non è una esercitazione.”


Mi mancano quelle domeniche noiose a pranzo dai miei, in campagna.
Mi mancano quelle rare giornate uggiose a guardare il mare.

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