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Malinconico pensiero

Malinconico pensiero

Oggi, dopo tanto tempo, ho pensato a te. Non so perché mi sei venuta in mente, stavo sistemando dei fogli e forse un disegno o un colore mi ha fatto pensare a te. All’improvviso, così, senza una logica apparente. Mi è tornato in mente il tuo buffo modo di scrivere la R, tutta piena di riccioli inutili e, seguendo una strada tortuosa e piena anche quella di riccioli inutili, mi sono lasciato andare ai ricordi di tutti quei momenti stupidi che si vivono ogni giorno senza quasi accorgersene, la ricchezza incompresa dei piccoli gesti quotidiani.

La smorfia leggera quando ti giri per fare la retromarcia, il movimento ritmico del tuo piede nelle sale d’attesa, quel particolare tono di voce di quando cerchi di essere gentile ma non vorresti esserlo affatto. Un patrimonio di piccoli pezzi di te che rischiano di andare perduti, schiacciati da ricordi più importanti, come il nostro primo bacio o il giorno in cui ci siamo conosciuti.

Sforzandomi ho cercato di ripercorrere esattamente la strada che mi ha portato da te, tracciando mentalmente ogni passo che mi ha condotto sotto al tuo portone quella sera e tutta quella serie di casualità grazie alle quali il destino ha voluto che ci conoscessimo.

A me è sempre sembrato di averti già conosciuta, anche se, in effetti, non avevo mai conosciuto una persona come te. Il tuo sorriso sprigionava scintille colorate. Un istante ed ero già perduto. Tu no. Hai sempre detto di esserti subito accorta di me ma io non ci ho mai creduto davvero. Ti piaceva circondarti del mio sguardo pieno di ammirazione e di coinvolgimento, te lo sentivi addosso come una comoda coperta. Ti ho amata di un amore che non aspetta risposta, incapace di altre soluzioni, inconsapevole e fine a se stesso . Un amore senza desiderio, senza voglia di possesso, solo amore, felicità nel condividere un pensiero, gioia di guardarti camminare davanti a me, estasi nel godere dei tuoi abbracci, nel solo sapere che tu eri.

Eppure oggi ancora non so chi eri.

Oggi so di non averti mai veramente capita, compresa fino in fondo. Sei rimasta per me come un codice indecifrabile, di cui qua e là riuscivo a capire la chiave ma con ancora troppi punti vuoti perché potesse avere un senso compiuto.

Eri felice davvero? Ridevamo insieme o ti lasciavi trascinare dalle mie risate, come galleggiando, seguendo un’onda che non puoi controllare?

Quante volte sei stata accanto a me senza esserlo veramente… solo ora me ne rendo conto.

Ho interpretato i tuoi silenzi come emozione e coinvolgimento, i tuoi sorrisi come approvazione, ma il tuo sguardo… mi sforzo di ricordare il tuo sguardo, i tuoi occhi grigi, le ciglia folte e ricurve. La fessura dei tuoi occhi quando eri impegnata in qualcosa di importante, l’arco ampio di meraviglia delle tue sopracciglia sottili.

Il tuo sguardo era così spesso perso in un mondo che io non ho mai conosciuto, dove non sono mai potuto entrare, che non sono nemmeno riuscito ad immaginare.

Potevo solo guardarti e aspettare, sperare… come una giornata uggiosa che non sai mai se viene a piovere oppure magari esce fuori un bel sole.

Chissà se il sole poi è uscito, da qualche parte.

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