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Passione giardiniera

Passione giardiniera

Lascia il tuo cuore
scoppiare finalmente,
cedi, gemma, cedi.
Lo spirito della fioritura
s’è abbattuto su di te.
Puoi rimanere
ancora bocciolo?

Rabindranath Tagore

“Ehm… mi scusi tanto, potrebbe spostare quel vaso da un’altra parte? Tutti questi fiori e foglie che cadono mi fanno tanta sporcizia in giardino e io non ho il tempo di  spazzare continuamente per tenere pulito qui fuori!”

“Certo, mi scusi, troverò un altro posto” rispose dopo qualche istante di imbarazzo.

Era ovvio, inevitabile, sapeva che prima o poi sarebbe successo. Quel rozzo ignorante del suo vicino di casa non poteva certo apprezzare i fiori azzurri del suo plumbago che cresceva rigoglioso a ridosso del muro di confine che separava i loro giardini. Era una pianta straordinaria: sembrava morta in inverno poi, a primavera, comparivano nuove foglie e in estate si trasformava in una splendida nuvola di un delicato color carta da zucchero.

La primavera stava arrivando, finalmente. I tulipani facevano capolino dal bordo del vaso e presto avrebbero sfoggiato i loro cappelli colorati e fieri. Sui rami nudi delle ortensie, gonfie gemme verdi preannunciavano nuove foglie e fiori colorati.

Le clematis, ridotte dall’inverno a un piccolo rametto marrone, riprendevano vita e si arrampicavano velocemente alla pergola di legno. Crescevano talmente in fretta che – ne era convinta – a guardarle per un po’ di tempo se ne sarebbe potuto percepire il movimento. Come il fagiolo magico, intrecciavano i loro steli in una treccia disordinata e ambiziosa.

Nel giardino adiacente invece, la primavera non arrivava mai. Il suo vicino aveva completamente ricoperto il terreno con una pavimentazione in pietra, lasciando la terra solamente in una piccola area circolare, nella quale però non aveva mai piantato nulla. Sarebbe stata una posizione perfetta per una bella rosa a cespuglio, una rosa antica magari, con grandi fiori pieni di petali di seta e dal profumo delicato. C’era troppo sole per le azalee e i rododendri; nemmeno una camelia sarebbe stata la scelta giusta. Il plumbago sarebbe stato perfetto, ma figuriamoci se quello zotico avrebbe sopportato i suoi fiori appiccicosi caduti per terra alla fine della fioritura.

Che peccato però. Tante persone sognano giardini fioriti, aiuole rigogliose e non hanno spazio per coltivarli. Passeggiando per le strade di città le capitava così spesso di notare davanzali straripanti di piante o vasi appesi gli uni sugli altri agli stipiti delle finestre. Fioriere ammassate sui gradini esterni delle case fino a ingombrare quasi tutto il marciapiede, segni inconfondibili di una straripante passione giardiniera.

Un giorno mentre controllava amorevolmente lo stato delle sue fioriture si accorse che un piccolo germoglio verde spuntava dall’aiuola abbandonata del vicino. Incredibile! La terra era secca e arida, eppure un seme coraggioso, portato da chissà dove dal vento, era riuscito a trascinare la primavera anche lì!

Certe volte quando si pensa che non ci sia speranza, la vita ci sorprende. Un seme così piccolo, in balia degli eventi, racchiude in sé una forza straordinaria; con la sua caparbietà riesce a ricavarsi il suo spazio nonostante tutte le difficoltà che incontra sul suo cammino. Magari era rimasto lì nascosto per mesi, anni forse e per chissà quale motivo a un certo punto ha trovato un motivo per schiudersi. Chissà per quanto tempo ha lavorato nella terra senza che nessuno potesse accorgersene, mentre tutti pensavano che non ci fosse niente, invece qualcosa ancora c’era, qualcosa poteva esserci.

Questo pensiero la riscaldò più del tiepido sole di primavera.

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