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Costanza

Costanza

Costanza era una mia amica. Molto seria. Eravamo nella stessa scuola già dalle elementari, ma non nella stessa classe. Alle medie sì, ma è al liceo che siamo diventate amiche.

All’inizio non l’avevo notata affatto. Costanza era quel tipo di bambina la cui presenza passava del tutto inosservata. Non era antipatica ma neanche particolarmente simpatica. Mi faceva piacere stare con lei, ma se non c’era non sentivo la sua mancanza; anzi, a malapena me ne accorgevo.

Devo ammettere che la nostra amicizia non nacque, come spesso accade, in modo spontaneo ma, al contrario, il mio avvicinamento a lei fu assolutamente interessato. Eravamo in V ginnasio.

Costanza era la più brava della classe. Io invece ero una studentessa mediocre; non pessima, ma di quelle che galleggiano sulla sufficienza, riuscendo sempre a cavarsela, a volte annaspando faticosamente e altre volte semplicemente lasciandosi trasportare dalla corrente. Senza infamia né lode, come si dice.

“Certo potresti studiare un po’ di più” cercava di spronarmi mia madre senza troppa convinzione. L’importante, per i miei genitori, era che non perdessi l’anno, mentre per me l’unico obbiettivo era non avere materie da portare a settembre, che avrebbe significato giocarsi l’estate.

Quell’anno però ero in seria difficoltà: ci fu un cambio di docenti e la docile professoressa Aloise, che guardava tutti noi con spirito materno e aveva un debole per me perché – mi aveva confidato una volta in privato – le ricordavo sua figlia, venne sostituita dall’arcigna professoressa Ratti. Per me fu la fine.

Durante i compiti in classe non si riusciva più a copiare nemmeno una frase e le mie interpretazioni piuttosto creative di Eschilo ed Erodoto non riuscirono mai a convincerla. Dopo l’ennesimo due, mi decisi a chiedere aiuto a Costanza; le chiesi se potevamo studiare insieme qualche volta visto che soltanto lei avrebbe potuto aiutarmi e magari avrebbe potuto insegnarmi qualche trucchetto per decifrare le versioni di greco che per me rappresentavano ancora un insieme di parole ermetiche e impenetrabili.

“Non c’è nessun trucco purtroppo, bisogna solo studiare la grammatica” mi rispose sospirando.

Sono certa che avrebbe preferito che l’avessi invitata a uscire insieme alle altre per andare al cinema o da qualche altra parte, comunque mi sorrise e mi invitò a casa sua; lì avremmo potuto studiare con calma, mi disse, perché sua madre non la disturbava mai quando studiava, al massimo le portava la merenda a metà pomeriggio. In biblioteca – a casa sua c’era una biblioteca! – non si sentiva nessun rumore, nemmeno il telefono, quindi proprio non ci sarebbero state scuse per distrarsi.

Quando arrivai a casa sua la “biblioteca” era una stanza grossa il doppio del soggiorno di casa mia, completamente ricoperta di libri.

“Di chi sono tutti questi libri?” facendo un giro su me stessa ebbi quasi una vertigine.

“Di mio padre, di mia madre… di mio nonno anche. Lui ha lavorato all’Università per tanti anni come ricercatore, ha scritto vari libri su degli scavi archeologici che ha seguito da qualche parte in Asia quando era giovane. Anche mio padre lavora all’Università; ha scritto libri anche lui, ma soprattutto manuali e dispense per i suoi studenti.”

“Certo Costanza, per forza che tu sei così brava, sarà una questione genetica!” Dissi con un mezzo sorriso. “Se è davvero così, io non ho alcuna speranza” pensai proseguendo la frase senza dirla ad alta voce.

Mio padre aveva preso il diploma alle scuole serali e mia madre era riuscita a passare l’esame di maturità dopo ben due bocciature.

“A me piace studiare, mi viene naturale”  Forse indovinò i miei pensieri e aggiunse “non credo ci sia nulla di genetico! Serve solo impegno e costanza nello studio”

“Allora sono a posto, ho già te Costanza, basta solo che mi impegni un po’” Ridemmo insieme e iniziammo a studiare.

Dopo quel giorno uscimmo spesso insieme: andavamo al cinema, in giro per negozi e anche a ballare qualche volta, di sabato pomeriggio.

Finito il liceo ci siamo perse di vista. Alla maturità presi 44 e lei 60/60. Quando decisi di iscrivermi all’ Università provai a chiamarla ma sua madre mi disse che era a Londra a studiare inglese e che sarebbe tornata alla fine dell’estate. Non aveva ancora le idee chiare sulla facoltà che avrebbe scelto; visti i suoi eccellenti risultati in tutte le materie, i professori non avevano saputo suggerirle quale fosse il percorso di studi più indicato per lei. Avrebbe potuto studiare fisica o biologia, oppure seguire la tradizione di famiglia scegliendo qualche disciplina dell’area storica e umanistica. E’ difficile scegliere quando si hanno così tante opportunità. Probabilmente avrebbe scelto qualche ateneo prestigioso, all’estero magari.

Io invece le materie scientifiche le avevo scartate a priori, mentre il greco antico non mi era più tanto ostico, al punto che mi convinsi a studiare archeologia. Quando mi sono laureata ho discusso la tesi in un’aula che portava il nome di Costanza; il cognome in verità, il nome era quello di suo nonno.

Ogni tanto l’ho cercata su Google, per cercare qualche notizia che la riguardasse, ma non ho mai trovato nulla su di lei.

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