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L’eterno ritorno

L’eterno ritorno

Ho avuto una sola libreria fino ai ventisei anni, troppo piccola per contenere tutti i libri acquistati, prestati e ritornati, dimenticati, letti e riletti, sfogliati, ingialliti, studiati.
Una libreria, la prima cosa che si vede aprendo la porta di casa, lo sguardo lungo il corridoio che va dritto alla mia stanza. Col tempo il disordine ha tolto spazio ai titoli sistemati in verticale. Si sono accumulati volumi e fotografie, oggetti recuperati duranti i viaggi, piccoli corni regalati da amici fidati poggiati sulle mensole di fronte l’ingresso della stanza, per tenere a bada la mia scaramanzia e lasciare fuori dalla porta anche la bella ‘mbriana, ché non si sa mai.
Dopo quella, ho abitato molte stanze in diverse città. Non ho avuto altre librerie, fino ad oggi. I libri li ho lasciati sulle scrivanie, sui comodini, ai piedi del letto, in qualche scatolone, e tutti hanno vissuto con me l’eterno ritorno verso quell’ unica libreria. Casa è dove sono i miei libri, stabilmente, mi sono ripetuta in questi anni.
Oggi ho una libreria che prende un’intera parete e fa angolo con quella adiacente. L’ho immaginata da bambina. Ci ho messo dentro i libri dell’ultimo anno, quelli che non hanno fatto in tempo a tornare a casa.
Ci sono tornata io, una domenica assolata di metà aprile, con l’intenzione di svuotare la mia prima libreria.
Nun’ saccio maje si aggio avuto a custanza, cantavano i 24 grana nei giorni della mia adolescenza. Quella domenica mi risuonava in testa il motivetto, mentre mi accingevo a scegliere se portar via anche Sostiene Pereira o tutti i Pasolini, che faccio lo lascio Galeano?
Quanta costanza ci vuole ad andare e ricominciare?
Quanta costanza ci vuole a lasciare casa, la propria città, gli amici, i genitori, il Vesuvio a settembre?
Quanta costanza ci vuole a tornare per dire addio al proprio cane?
Quanta costanza ci vuole a farsi nuovi amici, a trovare nuovi posti preferiti, a vivere l’inverno in una città senza mare?
Quanta costanza ci vuole ad avere belle e brutte notizie, sapendo che le vivrai lontano da chi hai lasciato?
E, infine, l’ho avuta la costanza?
Mi sono fermata, ci ho pensato ed ho lasciato lì Pereira, Marta, i ragazzi di vita, il colonnello Aureliano Buendìa, la signora Dalloway, Enrico ed il suo Cuore, la foto di me e l’amica geniale strette in un abbraccio il mattino della sua laurea davanti alla cappella Pappacoda.
La grande libreria ad angolo ha tanto spazio da riempire. Ho cominciato con un corno rosso ed una raccolta di poesie nel mio dialetto di Eduardo De Filippo.
Una libreria può rappresentare il prima e il dopo, l’eterno ritorno, la costanza ed una costante.

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