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Il corvo e la volpe

Il corvo e la volpe

(VERSIONE REMISCELATA)

Il Corvo aveva solo due monete.

Comprò del vino rosso e dei fiori freschi, che la Volpe annusò avidamente. Era contenta per i regali ricevuti ed allora il Corvo, pensando di farle cosa gradita, continuò così anche il giorno dopo. E quello dopo ancora. E quello dopo. Tutti i giorni.

Dopo un po’ di tempo la Volpe iniziò a lamentarsi di patire la fame. Anzi, rincarando la dose, gli disse che la colpa era solo la sua, che la stava letteralmente facendo morire di fame. Voleva sbarazzarsi di lei? Voleva vederla soffrire? Era così che pensava di dimostrare il suo amore?

Il Corvo, addolorato, ritornò al mercato ed avendo, come al solito, solo due monete, comprò del vino rosso e del pane caldo. La Volpe mangiò avidamente, si riempì la pancia vuota e si sentì, finalmente, appagata. Continuarono così anche il giorno dopo. E quello dopo ancora. E quello dopo. Tutti i giorni.

Ad un certo punto, la Volpe era così sazia e pasciuta che aveva persino difficoltà a prender sonno e quando lo faceva, aveva degli incubi terribili in cui un cacciatore la braccava e lei, troppo grossa ed appesantita, finiva per cadere nelle sue grinfie ed esser trasformata in una calda e soffice pelliccia. Una notte, tormentata dai suoi cattivi presagi, ed innervosita dal Corvo che, invece, le dormiva placidamente accanto, lo svegliò di soprassalto e gli rinfacciò che erano mesi che lei non riceveva più nessuna attenzione, nemmeno un bel fiore fresco ed un pensiero affettuoso. È così che credeva di dimostrarle il suo amore?

“Pensi solo a mangiare e bere, sei arido e senza cuore”, disse, “perché non ci sono più fiori per me?”

Pronunciò le sue parole con una buona dose di rabbia ed un certo astio, come se il Corvo fosse l’unica causa di tutta la sua insoddisfazione ed i suoi problemi. E lo disse senza preoccuparsi né delle molliche di pane che le erano rimaste attaccate al muso, né per le labbra che il vino le aveva colorato di viola.

Fatto sta che l’indomani, il Corvo, rassegnato, si ripresentò al mercato ed avendo con sé le solite due monete, decise di comprare del pane caldo e dei fiori freschi. Quando li portò a casa la Volpe ne fu assai felice, si sentiva nuovamente corteggiata e desiderata. Il Corvo fece lo stesso il giorno dopo e quello dopo ancora. Tutti i giorni.

Le cose sembravano aver nuovamente preso il verso giusto, finché in una fredda mattinata d’inverno, quando il Corvo stava per recarsi – come ogni giorno – al mercato, la Volpe ruppe il silenzio.

“Sono triste. Vorrei sorridere. Mi annoio. Un tempo, ricordo, cantavamo e ballavamo. Il vino mi era di conforto e compagnia. Molto più di te! Non parli mai, hai sempre il broncio! Dimmi, Corvo, dove l’hai nascosto?”

Dopo l’ennesima ramanzina, il Corvo, desolato ed oramai abituato a rimanerci male, uscì di casa diretto al mercato. Come al solito aveva con sé le solite due monete, doveva assolutamente comprare del vino… e poi?

Non sapeva cosa fare. Si sedette, da solo, ad uno dei tavolacci di legno della vecchia “Osteria dei buoni propositi” e quando un burattino di legno passò a prendere l’ordinazione gli disse di portargli due bottiglie di vino rosso. Né pane, né fiori, aggiunse tra sé e sé.

Una la berrò adesso ed una, dopo, quando la Volpe verrà a cercarmi, pensò il Corvo. Ma lei non ci andò mai, era troppo presa ed impegnata a maledire i fiori che non avrebbe più odorato e le fette di pane caldo che non avrebbe più azzannato. A chi le chiedeva conto si limitava a dire che, in fondo, quei fiori non erano poi così freschi e quel pane non era poi così saporito; di conseguenza la cosa più saggia era voltare pagina e cambiare vita. Il vino del Corvo, inoltre, dava troppo velocemente alla testa!

Quanto al Corvo, dunque, non gli restò che bere anche la seconda bottiglia di vino, perché l’unica cosa certa e che non cambia mai è una sola: il vino non va mai lasciato.

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