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Quando scrivo…

Quando scrivo…

Quando scrivo immagino me stesso, fuori da me: poggio il mento sul petto, ritraggo le ginocchia verso le spalle e chiudo gli occhi. Un corpo fermo, a riposo, mentre la penna va a ricalcare con un filo d’inchiostro i miei pensieri. La scrittura è il silenzio che mi mette in contatto con quella Terra di confine dove il dialogo tra la ragione e la follia è ancora possibile. In quello spazio, dove ho issato la mia bandiera, s’incontrano la cura e la malattia, il falso e il vero, ciò che sono e ciò che vorrei essere. È terra di contraddizione, una prigione libera, l’indicibile detto. Ho bisogno di quel silenzio, come ho bisogno del silenzio del vento di mare. Ho bisogno di ascoltarmi e di lavarmi l’estate d’Agosto di dosso, la voglia di fare festa ad ogni costo, il guinzaglio del cane allungato di un mese ma mai sciolto. Voglio vivere la stagione di Settembre, quella dell’estate non obbligata, quella che ti scegli. Quella del mare che ha cambiato colore ed è più simile al mio umore. Docile mai, ma ora ancor di meno. Meno gentile, più vero. Che sorride solo se lo sai vedere, perché non muove le labbra, sembra serio. Ho bisogno di stare qui ancora un po’, anche senza storie da raccontare. Voglio solo fotografare quello che non si può fotografare. Creare un ponte tra oggetto e soggettività, perché l’Universo che i nostri occhi vedono è grande quanto quello che abbiamo dentro. E mi affascina questo viaggiare, questo scoprire. Passare minuti e ore a osservare la macchia di una zanzara schiacciata sulla parete, ridestarsi e scoprire che il treno là fuori è già passato. Non mi interessa, io rallento. Se la morte sarà solo un minuscolo Big Bang, la vita è la cosa più preziosa che posseggo, e niente vale più di questo tempo. Voglio viverlo così, riconoscendomi in quello che faccio, mantenendomi conforme alle mie sensazioni e ai miei sentimenti, al mio riflesso nel Mondo e al riflesso del Mondo in me stesso.


La poesia segna il confine
Tra me e il mondo che vorrei
tra me e il mondo che ho
tra me e le paure,
le incomprensioni che non posso a capire
i nodi che non riesco a sciogliere
si alza il muro della scrittura la notte
la mattina, la sera
non ha orario
comincia a crescere perché due pressioni opposte vanno nella stessa direzione e salgono
sale una montagna di parole
che sta per riparo e chiusura
ma anche vetta di avvistamento
nuovi orizzonti, nuova frontiera aperta
del mio mondo, verso il tuo
è la Terra di confine
tra l’indicibile e il detto
tra la legge e la rivolta
tra la ragione e la follia

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