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BINARIO DOPPIO

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Parigi. Pieno centro. L’umidità leggera di una tiepida serata estiva. Vincent Boyer è ancora nel suo ufficio a maneggiare carte. Fa il commissario di polizia e per lui, ovviamente, non esistono orari. Ha la fortuna, almeno, di abitare a poche fermate di metro dalla centrale e questo gli fa gioco. A qualsiasi ora esca, in pochi minuti raggiunge casa o qualsiasi altro luogo della città. Boyer è molto ligio al dovere e si dedica anima e corpo ai propri casi. Non lascia il posto di lavoro fino a che non è a buon punto con le indagini del caso del momento.  Spesso si trattiene anche oltre l’ora di cena, se lo reputa necessario. Come quella sera. Ha a che fare con un rompicapo niente male.

Si tratta di un omicidio, avvenuto poco fuori città. Una donna morta in drammatiche circostanze. Il suo corpo è stato ritrovato riverso sul pavimento del bagno, senza vestiti. Niente arma del delitto, niente ragioni riconducibili al movente. Probabilmente un’irruzione improvvisa di qualche malintenzionato. L’appartamento è in disordine ma non manca nulla di particolarmente importante, probabilmente perché la vittima non doveva essere molto ricca.

Sono settimane che ci lavora ma si ritrova sempre a brancolare nel buio.

La settimana precedente l’ha praticamente trascorsa barricato in ufficio, saltando i pasti e rincasando quasi sempre all’una di notte. Tanto non c’è nessuno che lo aspetta. Vive da solo Vincent e può permettersi la libertà di fare gli orari che vuole. Col suo lavoro guadagna abbastanza bene e, dal momento che non ha moglie né figli piccoli da mantenere, potrebbe godersi molto di più la vita. Ma non è il tipo. Non gli importa proprio un bel niente a Vincent, di godersi la vita. Non viaggia spesso perché detesta la confusione tipica di aeroporti e stazioni ferroviarie, anche se conosce bene e apprezza molte città che ha dovuto visitare per lavoro. Non spende granché per l’abbigliamento, ma gli piace vestire bene. Non cena in ristoranti molto costosi, ma non ama il cibo scadente e così cerca sempre di trattarsi bene. Il suo appartamento è grande quanto basta per una persona che vive da sola. Possiede arredi semplici e privi di sfarzo. Ma è ugualmente accogliente e confortevole.

Vincent è una di quelle personalità contorte ed enigmatiche: una personalità un po’ bianca e un po’ nera. Una di quelle che vive in bilico tra cupezza e vitalità. Alterna periodi in cui è cordiale e di chiacchiera facile con tutti. Sembra, a tratti, che ami la vita e le persone, ad altri, che non gli importi nulla di niente e di nessuno. Oscilla tra fasi in cui esce spesso la sera, scherza tutto il tempo con i colleghi in ufficio, o con i conoscenti al bar di fronte, e altre in cui si chiude, invece, in una sorta di mondo interiore, fatto di riflessioni esistenziali, dubbi e tormenti e sembra che il suo tempo sia preziosissimo e che nessuno desti il suo interesse. E’ uno di quelli che non incontri quasi mai, ma che appare all’improvviso quasi come a volersi affacciare alla vita, per vedere a che punto si trova il mondo, che cerca il contatto umano per sentirsi ancora vivo, e poi, all’improvviso si rifugia in tutt’altra dimensione. Come affaticato e bisognoso di andare in pausa. Insomma, un’anima misteriosa. Uno di quelli che parlano poco ma che hanno comunque qualcosa di interessante da dire.

Un’anima che concentra tutto il suo potenziale nel proprio lavoro. Un lavoro che sembra come tanti ma che in realtà è fatto apposta per lui: scrupoloso, intuitivo, attento al dettaglio, ma soprattutto strategico… sì, perché fare il commissario significa godere di grande rispettabilità e fiducia in città.

Significa che la gente del quartiere, incontrandolo per strada, lo riconosce e si ferma volentieri a salutarlo in quanto simbolo di coraggio e di onestà. Di giustizia e di moralità. Una sorta di angelo senz’ali pronto a salvare il mondo dalla brutta gente. Nessuno potrebbe sospettare nulla sulla condotta di un uomo così. A nessuno verrebbe mai in mente di farsi strane domande sulla sua vita privata, sui motivi per cui è sempre così solitario. Nessuno potrebbe immaginare che in realtà, quell’anima che sembra così bianca, ha un lato più che oscuro.

Di giorno, infatti, Vincent è l’irreprensibile e rigoroso commissario, colui che difende la popolazione da tutti i mali. Ma di sera si toglie l’abito della correttezza e indossa quello della vendetta, trasformandosi in uno spietato giustiziere pronto a punire una delle categorie più balorde di delinquenti: i ladri di appartamenti.

Grazie al suo lavoro Vincent ha la possibilità di individuare, tramite l’accesso a database e archivi segreti e informatori sparsi qua e là, quartieri e palazzi dove abitano alcuni tra i più accaniti ladruncoli, che con la loro becera attività hanno seminato il panico e l’angoscia in ogni luogo cittadino.

Si muovono indisturbati perché studiano bene e a lungo, durante il giorno, la zona dove andranno a colpire nelle serate successive. Selezionano accuratamente le persone più benestanti e le osservano per giorni. Le seguono fino al posto di lavoro, ne studiano le abitudini e gli orari e poi, alla prima occasione utile, agiscono.

La polizia e i carabinieri danno loro la caccia da anni, ma nonostante tutte le strategie adottate per acciuffarli, proprio non riescono a stanarli tutti. Alcuni sono stati recentemente incastrati,  tramite effficaci operazioni di copertura, altri invece risultano ancora latitanti. Sembra si tratti di piccole bande facenti capo ad un unico grande clan. Ognuna agisce in zone diverse della città, proprio per fare in modo da monitorare tutti i quartieri. La rete è ben ramificata e non sarà affatto semplice annientarla del tutto. Fino ad ora si sono ottenuti ben pochi risultati… e la situazione si fa sempre più critica.

Vincent, solitamente, ottiene notizie dai suoi colleghi o dai suoi informatori personali, e, dal momento che nel suo lavoro si occupa di tutt’altro settore e che si concentra solo su casi sui quali la polizia non ha ancora iniziato ad indagare, non desta mai sospetti. Arriva sempre prima di loro e li fa a polpette.

Va avanti così da anni ormai. Ne aveva fatti fuori un bel po’, assetato com’era di vendetta, il povero Vincent. Eh già, una vendetta che proveniva da molto lontano. Dai tempi in cui era ancora poco più di un ragazzo. E aveva perso la testa per Elise: la sua amata Elise.

Si erano conosciuti all’università, durante il secondo anno di legge. Studiavano entrambi in biblioteca, seduti casualmente l’uno di fronte all’altra. Si erano osservati per tutto il pomeriggio, la prima volta. E così anche la seconda e quelle successive. E alla fine lui, timidamente, le aveva rivolto parola per restituirle il portafoglio che aveva dimenticato sul banco, poco prima di andar via. Così lei, per ringraziarlo, lo aveva invitato a prendere un caffè al bar di fronte alla facoltà. Anche Elise frequentava il secondo anno di legge. Preparava, anche lei, come lui, l’esame di diritto penale e sognava, un giorno, di diventare avvocato.

Qualche giorno dopo, si erano trovati di nuovo a studiare in biblioteca: questa volta insieme. Dopo lo studio, si fermavano al bar a conversare e passeggiavano nel parco pubblico poco distante da lì. Un giorno vi rimasero più a lungo del solito, seduti su una panchina ad osservare il tramonto. E avvenne il primo bacio.

Da quel giorno, la loro storia proseguì intensamente per circa tre anni. Arrivarono quasi vicini al termine del percorso di studi e facevano già dei progetti entusiasmanti per un futuro insieme. Vincent era diventato un’altra persona grazie all’influenza positiva di Elise. Si portava dietro un passato burrascoso, intriso di dispiaceri e di instabilità perenne. Aveva perso sua madre all’età di dieci anni, ed era cresciuto con un padre sempre assente e anaffettivo. Era figlio unico e così non aveva potuto condividere la sua brutta esperienza con nessuno. Anche se non era nella sua indole. Era chiuso fin da ragazzo Vincent, e anche se aveva sofferto molto, se lo era tenuto per sé. Era andato avanti come meglio aveva potuto, portandosi dietro gli strascichi di quel grande dramma. Si era estraniato dal mondo ed era come se la vita si fosse fermata, e continuassero a passare soltanto i giorni.

Fino a che non era arrivata Elise. Da quando c’era lei, Vincent sembrava rinato: rideva spesso, usciva di più, aveva imparato a condividere le proprie emozioni. Era stato faticoso e impegnativo, per lei, riuscire ad entrare in contatto con lui. C’erano stati non pochi ostacoli all’inizio, ma lei era riuscita ad arginarli. Non l’aveva cambiato, ma era riuscita a smussare i suoi angoli, a toccare le corde giuste per tirare fuori il meglio di lui. Era andata avanti così per tanto tempo, ma poi, come spesso accade alle cose belle, tutto svanì.

La morte di Elise, lo fece a pezzi. Il coperchio che aveva placato i suoi tormenti era di nuovo saltato ed erano pian piano riaffiorati tutti i suoi fantasmi.

Elise se n’era andata in circostanze piuttosto tragiche. In una tranquilla nottata primaverile, tre delinquenti erano entrati in casa sua, dove viveva con i genitori,  poco distante dal centro della città e, dopo averla picchiata e tramortita, mentre cercava di difendersi, l’avevano gettata dalla finestra. Lei era sola in casa, si era svegliata di colpo e li aveva sorpresi sul pianerottolo, intenti a salire nelle camere. Aveva tentato di urlare, ma nessuno l’aveva sentita. Aveva tentato di ribellarsi ma invano. Furono molto veloci e spediti, rubarono solo pochi gioielli e qualche pezzo d’argento. Per così poco era morta, la povera Elise.

Vincent seppe tutto l’indomani dai suoi genitori, i quali, appresa la notizia una volta rincasati, ebbero entrambi un malore e furono immediatamente condotti in ospedale. Per lui fu come impazzire.

Passò mesi tra fiumi di alcool e nottate in bianco. Ma in qualche modo doveva andare avanti, e così tirò fuori tutta la forza che non sapeva di possedere e si buttò a capofitto nello studio. Mancava davvero poco alla fine e, detto fatto, si laureò col massimo dei voti in men che non si dica.

Ma da molto tempo ormai, non era più lo stesso. Aveva maturato, fin dall’inizio della vicenda, una rabbia che lo logorava dentro. Ed era entrato in una profonda crisi che gli aveva tolto la fiducia in ogni cosa. Un solo un pensiero lo teneva in vita: vendicare Elise. E così era iniziato tutto. Erano passati quasi sei anni dall’accaduto, eppure, le rare volte in cui ci ripensava, non era mai pentito. Non ne aveva mai più parlato con nessuno. Nemmeno con se stesso. Ed eccola lì, ora, tutta la sua vita che gli passava all’improvviso davanti: una vita che lo rendeva angelo di giorno e diavolo di notte.

 

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