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La signora Montessori e la macchina a molla

La signora Montessori e la macchina a molla

Quand’ero criaturo chiesi a mia madre chi era questa signora Montessori che sentivo spesso nominare dai grandi. “La scuola dove vanno i figli dei signori”, mi rispondeva lei con un filo di mestizia che le proveniva dalla consapevolezza di non far parte della categoria.

Le dissi che volevo andarci anche io, che già da allora bramavo i cambiamenti e tutto quello che ci poteva essere di nuovo nella mia routine di bambino. Sapevo che non potevamo permetterci di pagare quella scuola, allora dissi a mia madre di portarmi dalla signora Montessori che teneva questa scuola, che ci volevo parlare per convincerla a pigliarmi, che in qualche modo avremmo fatto, l’avrei ripagata, potevo al limite rimettere in ordine quando tutti gli altri bambini sarebbero andati via, che però nessuno lo doveva venire a sapere.

Mamma si fece una grassa risata, prese mille lire dalla borsa e me la porse “tiè, parlaci tu e vedi che ti risponne”, disse, spiegandomi poi che quella signora dal sorriso gentile non c’era più, ma che essendo una donna molto intelligente e famosa le avevano dedicato una banconota, anche se la più piccola. Quella fu la prima paghetta che ricevetti, e tale restò per molto tempo, ma a me bastò per comprarmi per la prima volta una cosa mia: entrare in un negozio come facevano i grandi, indicare con il dito quello che volevo, chiedere “quanto costa?” ed esplodere di felicità, con le guance rosso fuoco, sapendo che con quei soldi ce la facevo, potevo finalmente avere una macchinina con la carica a molla.

Anche se minacciò molte volte di farlo, mio padre non buttò mai via quel giocattolo che amavo, neppure quando scivolò mettendoci il piede sopra. Tutti i mobili buoni di mamma portano ancora oggi i segni e i graffi di quella macchinina con cui passavo tutto il tempo che potevo. Smisi di giocarci quando la molla si inceppò, e con essa le ruote, ormai quasi completamente consumate.

La scuola dei figli dei signori non l’ho fatta, ci volevano soldi assai, però devo dire grazie a quella signora dal sorriso gentile che mi ha fatto comprare il più bel giocattolo della mia vita.

 

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