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Parte dell’Universo

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È strana questa immobilità, questo vivere sospesi, lenti, silenti. Ogni suono è percepibile: il vento tra i rami, l’abbaiare di un cane, il frutto che cade. Sento i passi che percorrono la fitta rete di relazioni che sono tela dentro di me. Mi manca l’altro, quel sentire che, nei gesti, ci dice che siamo vivi. Non sono sola in questo sentiero ma, nel silenzio, immagino cosa avrebbe detto o fatto questo o quel personaggio che popola il mio mondo interiore. È solo immaginazione, sono solo ricordi. Bisogna percorrere il presente che, per quanto possa sembrare duro, resta ciò che siamo e che sappiamo. Il presente è Il frutto che cade, quel rumore preciso, tonfo. La malattia, invece, è ciò che crediamo restituisca il senso di tutto quel che perdiamo nel vano tentativo di rincorrere un tempo sempre diverso, ma che ci imponiamo sia costantemente pieno, ricco, divertito. Nessun selfie con gli amici, nemmeno un abbraccio. Allora si inizia ad abbracciare se stessi, perche siamo umani e abbiamo bisogno di abbracci: uno lo si riserva alle paure, uno a quel timore che si prova a dimenticare, a quella domanda che da senso all’esistenza. La risposta è unica: Ce la faremo.  Ci riusciremo perché la malattia è come la vita: un’opportunità che spetta a noi scegliere come affrontare. Ce la faremo e ci scopriremo diversi, più fragili ma, allo stesso tempo, più forti, poiché molto più vicini a ciò che siamo veramente.

Abbiamo l’occasione di essere consapevoli di non essere soli e di appartenere ad un sistema molto più grande. Siamo quel piccolo personaggio che tiriamo fuori dalle matriosche. Il più piccolo, che è contenuto e che contiene. Contenere con un unico gesto possibile: essere  responsabili. In questa minuscola condizione, la cura riguarda noi stessi, prima di ogni cosa, perché è l’unico modo a disposizione per prendersi cura e amare quell’immensa matrona che ci contiene. Non esiste solo un “io” ma anche un “noi” che, come uno specchio, riflette ciò che siamo e che desideriamo essere. Ora è il momento di capire quale immagine ci stia restituendo: se questo specchio non ci riflette, non ripropone effettivamente quell’immagine che abbiamo di noi stessi quando siamo chiusi in casa, allora vuol dire che stiamo vivendo una vita di paura, e non di coraggio. Ma, se non impariamo ad accoglierla, quella paura, essa non farà altro che invitarci solo ed unicamente alla fuga, dal pericolo come dal piacere. Siamo parte dell’universo, ci muoviamo insieme ad esso come in un lento, dove ogni passo ne restituisce un altro, rasentando l’armonia. Come questo vento che, ancora una volta, ci sfiora i capelli e ci ricorda che siamo vivi.

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