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Tiramisù al portone

Tiramisù al portone
storia di una lista della spesa 
@insta_della_spesa

Per fortuna non ho fatto troppa fila oggi. Che dovevo comprare?

Un istante di smarrimento davanti al bancone della frutta.

Ah già, ho la lista. Dove l’avevo messa?

Si fruga nelle tasche del cappotto. Maledetti guanti, ci mancavano i guanti. Alla prima non trova mai nulla: fazzoletti, una caramella. Eccola. Nella seconda tasca. Un respiro di sollievo.

Si, si faccio in fretta! 

Prima veniva mia moglie a fare la spesa, ma ora cammina poco per via della gamba e si stanca a stare in piedi, così mi spiega tutto quello che devo comprare e vengo io, però ho la memoria un po’ ballerina e allora io mi scrivo tutto su un foglietto così mi ricordo tutto quello che devo prendere. Lei dice che sono distratto, ma sono solo vecchio. 

Da giovane facevo il contabile; ero stato assunto appena finita la scuola in un negozio di scarpe del centro per tenergli i conti. Facevano delle scarpe bellissime e usavano materiali molto pregiati. I disegnatori andavano spesso a Parigi e a Londra a vedere le sfilate e tornavano con delle idee un po’ strampalate a volte, ma dovevano piacere alla gente, perché il negozio ha sempre avuto un buon fatturato e, nel giro di pochi anni, è diventato una catena, con vari punti vendita di diverse città. Mia moglie dice di no, ma secondo me molto del successo di quel negozio dipende dal fatto che era a due passi dalla migliore pasticceria della città, la Ballerini. La gente si fermava a fare colazione e mentre addentava una pasta ricolma di cioccolata o un cornetto con la crema chantilly si fermava a guardare la vetrina, anche per controllare sul riflesso di non avere qualche sbafo di crema sulla faccia, e rimaneva colpito da quelle calzature così moderne e ben rifinite. Comunque ebbero un gran successo e così dovettero assumere altri contabili e io divenni il capo del dipartimento. Non dimenticavo mai un nome né una scadenza, il proprietario fu sempre molto soddisfatto di me e quando andai in pensione mi regalò questo orologio…ah già non è questo. Questo me lo ha dato mio figlio perché si leggono bene i numeri; nell’altro non ci sono i numeri e le lancette sono troppo piccole. Poi, dato che è molto prezioso è meglio tenerlo al sicuro, visti i tempi che corrono.

Che numero sono i peperoni? 3…8. Bene. Maledetti guanti, si appiccica l’etichetta poi la cassiera se la prende con me.

Vediamo la lista…mascalpone, uova, zuchero. Mia moglie vuole fare il tiramisù perché domani viene a pranzo Alberto. Viene a salutarci, non può pranzare con noi, ma lei vuole fare ugualmente il tiramisù e lasciarglielo al portone. Alberto è mio nipote. Studia all’estero. Dove studia Alberto? In Canada o forse in Inghilterra. Ah già, prima stava in Canada poi è andato in Inghilterra perché per quello che deve studiare lui era meglio lì mi ha spiegato. Poi è più vicino perciò viene più spesso a trovarci e dato che lì si mangia male ogni volta che viene gli facciamo sempre trovare le cose che piacciono a lui.

La bibita, devo prendere la bibita. Noi non la beviamo mica mai la Cola. Mia moglie me la fa comprare quando viene qualcuno perché dice che colora la tavola. Ma tanto stavolta chi vuoi che venga. Forse il dottore, ma lui non vuole mai niente, non beve mai niente, ha sempre fretta. A me sembra una gran porcheria questa cola, meglio il vino di casa nostra dico io, e sono sicuro che Alberto sarà d’accordo con me. Quasi quasi non la compro, tanto alla fine non la beve nessuno. Le dirò che era finita. 

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