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Vitello tonnato

storia di una lista della spesa 
@insta_della_spesa

Certo che questa situazione è davvero surreale. Devo ammettere che mi provoca una certa ansia. Non tipo da attacco di panico, ma una sensazione di smarrimento, di non comprensione, di attesa. Di non comprensione nel senso “ma è tutto vero? Sta succedendo veramente? O è solo un brutto film di fantascienza, di quelli apocalittici in cui alla fine rimane solo un uomo sulla terra?” E di attesa nel senso di “ quanto durerà ancora?” e “che succederà dopo?”.

Faccio fatica ad immaginare. Vivo a Milano da solo da cinque anni e a casa si può dire che non ci ero mai stato, se non si conta quella volta che ho avuto l’influenza e sono rimasto a letto per tre giorni, senza nemmeno mangiare, ma appena mi sono potuto alzare sono tornato di corsa in ufficio. Lavoro da casa da almeno un mese ormai, ma cerco di mantenere le stesse abitudini: mi sveglio presto, doccia, colazione e accendo il Pc. Anzi quello rimane sempre acceso praticamente, ma diciamo che verso le 9.00 mi ci metto davanti e sono davvero operativo. Ho sistemato il tavolo della cucina in modo che dietro di me, quando sono in video chiamata, non si veda nulla della casa, solo una parete bianca. Fa un po’ effetto fototessera, ma non voglio che la gente si faccia i cavoli miei, che veda dove vivo e che si faccia delle idee; poi se stiamo lavorando, il mio interlocutore deve essere concentrato su di me, su quello che dico, non voglio che si perda qualche concetto perché si sta chiedendo se vivo da solo o se ho una casa spaziosa. 

Pranzo leggero: un’ insalata, un panino, poi di nuovo lavoro fino alle 19:00. Un’ora di allenamento – a volte se mi sveglio presto mi alleno anche la mattina prima del lavoro – poi doccia e divano. Qualche telefonata agli amici, una bella serie TV e la giornata è passata. 

Ieri mi è successa una cosa insolita: mi stavo preparando un’insalata con quello che mi era rimasto in frigorifero e sento suonare il campanello. Credo di averlo sentito suonare altre due o tre volte da quando vivo qui; di solito quando qualcuno viene a trovarmi, e succede piuttosto di rado, prima citofona e a quel punto apro la porta e la lascio socchiusa, quindi non c’è bisogno di suonare il campanello. Insomma, vado ad aprire e mi trovo una signora con un piatto in mano, coperto con un coperchio di alluminio, come quello di una padella, con il pomello nero. 

“Buongiorno signora” 

“Scusi se la disturbo, sono la signora Pelegatti, abito qui accanto, ogni tanto ci siamo incontrati in ascensore, ma non so se ci ha fatto caso”

“Mi scusi signora, non faccio molta attenzione alle facce, nel senso che non le memorizzo, non me le ricordo, ecco. Comunque mi dica, che voleva?”

“Ho fatto il vitello tonnato, glie ne ho portato un po’ perchè noi siamo in due e non lo mangiamo tutto. Ho visto che lei è solo, scusi se mi sono permessa eh, ma di questi periodi magari fa piacere.”

“Ah, si, grazie signora”

“Le piace il vitello tonnato? Lei non è di qui mi pare…”

“Eh no, vengo dall’Abruzzo, vicino Pescara” 

Insomma, ci siamo messi a chiaccherare cinque minuti sul pianerottolo, sempre a distanza di sicurezza ovviamente, e alla fine oltre al vitello tonnato ci ho rimediato pure una lista della spesa. Parlando le ho detto che dovevo andare al supermercato e mi è venuto spontaneo chiederle se aveva bisogno di qualcosa. Allora lei è rientrata un secondo dentro casa e mi ha dato una lista scritta su un foglietto a quadretti, in una grafia di altri tempi, molto curata, anche se con qualche errore di ortografia. Le lettere erano leggermente inclinate nella stessa direzione e calcate in maniera uniforme. Nella lista che faccio io di solito uso lo stampatello e lascio le parole a metà, scrivendo solamente le lettere indispensabili a rendere la parola comprensibile. 

“Ci capisce?”
“Sì, si capisce benissimo” 

In realtà mi ha tenuto altri dieci minuti lì sul pianerottolo per spiegarmi i dettagli specifici dei prodotti indicati in maniera generica nella lista, come lo siampo per capeli, e l’aloiogur che ce ne sono duemila tipi, è impossibile capire qual’è quello che intendeva lei. 

Ripensandoci, probabilmente era tutto studiato; la signora sembra una vecchia innocua ma in realtà è un’abile calcolatrice, come tutte le donne in fondo. Ti fanno qualche moina, un gesto gentile che il più delle volte nasconde una vera e propria richiesta, una pretesa quasi! In ogni caso è andata così: ho fatto la spesa alla signora. E mi sono pure mangiato il vitello tonnato, che era proprio buono.

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