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storia di una lista della spesa 
@insta_della_spesa

Era una giornata grigia, la pioggia scendeva fitta e sottile, dritta, implacabile. Per fortuna non faceva freddo; quella primavera era stata piuttosto generosa dal punto di vista meteorologico, con sole quasi tutti i giorni e temperature spesso al di sopra della media stagionale. Una beffa visto che le misure di prevenzione del contagio avevano costretto tutti a vivere chiusi nelle proprie case, guardando quella bella primavera solamente dalla finestra o, i più fortunati, dentro al recinto del proprio giardino. Silvia diceva a Luca, per consolarlo quando era un po’ giù di morale, “non importa se non possiamo uscire, è più bello comunque se c’è il sole. Possiamo sempre fare colazione in balcone”

Silvia si era trasferita da Luca poche settimane prima del lockdown; aveva appena finito di sistemare le sue cose nei cassetti e di dare il suo contributo creativo all’organizzazione della casa che si era trovata bloccata lì, nel suo nuovo nido, senza la possibilità di cambiare idea, in un modo decisamente più definitivo di quanto non avesse realmente preventivato.

Immaginava che avrebbe avuto il tempo di abituarsi gradualmente alla convivenza, di trascorrere del tempo insieme a lui ma anche da sola, per familiarizzare con tranquillità con il nuovo ambiente, misurare gli spazi, prenderci confidenza senza fretta. Avrebbero dormito insieme e la mattina Luca si sarebbe svegliato prima di lei per fare la doccia; avrebbero fatto colazione e lui l’avrebbe salutata sulla porta per andare a lavoro. A quel punto, sola in casa, avrebbe preso un caffè sul balcone. Avrebbe guardato per qualche minuto le finestre dei palazzi, la gente che usciva dai portoni, le macchine parcheggiate, poi si sarebbe preparata per uscire anche lei.

Questa situazione aveva completamente sconvolto i suoi piani, costringendoli da subito ad una convivenza molto più intensa di quella che avevano immaginato. 

“Devi andare proprio oggi a fare la spesa? Sta piovendo! Se c’è fila fuori al supermercato ti bagnerai”
“Porterò l’ombrello. Sono finiti i tuoi biscotti preferiti, non te ne sei accorta? Domani mattina non avrai la colazione. C’è altro da aggiungere alla lista? Ho scritto un po’ di cose ma guarda se ti viene in mente qualcos’altro perché va bene che lo faccio con amore ma non mi andrebbe di fare la fila un’altra volta questa settimana!
“Mi fido delle tue scelte!” Gli disse con un sorriso un po’ ammiccante. “Non buttare quel foglio però… c’è il tuo disegno!”

La sera prima parlando, dopo cena, Silvia aveva raccontato a Luca del suo viaggio in Scozia di  qualche anno prima e mentre lei parlava lui, che non riusciva mai a stare fermo, aveva iniziato a tratteggiare uno schizzo su un foglio di carta. Una parola dopo l’altra il disegno si era arricchito di particolari: Silvia raccontava che salendo lungo un sentiero piuttosto ripido che si arrampicava su una scogliera le si erano rotte le scarpe e aveva dovuto affrontare quella faticosa camminata con una suola che penzolava a e che, ad ogni passo, rischiava di farla inciampare. Al colmo della fatica, proprio quando stava pensando “chi diavolo me lo ha fatto fare” aveva alzato gli occhi e aveva visto un paesino arroccato sul quale svettavano tante torri e pinnacoli, proprio come un’antica fortezza medioevale. Quella vista sembrava talmente cristallizzata nel tempo che quasi si sarebbe aspettata di scorgere una bella principessa affacciata da qualche balcone, o un cavaliere con la lucente armatura percorrere uno di quei viottoli acciottolati che si perdevano tra le case. Aveva un modo di raccontare così particolareggiato e vivido che, quando descriveva dei luoghi, a Luca sembrava quasi di esserci stato veramente. Aveva uno sguardo sognante e appassionato, si ricordava nei minimi particolari le piccole botteghe con le insegne di legno o le persone con cui aveva scambiato qualche parola. Cosa aveva comprato e dove. La sensazione di freschezza della birra che aveva bevuto una volta arrivata in paese e il retrogusto forte di malto che le aveva lasciato la bocca un po’ amara. Una signora che l’aveva guardata in modo burbero quando si era seduta su uno scalino per dare da mangiare a un gatto. E il cielo, bianco e luminoso, con le bandiere azzurre che volteggiavano fiere.

“Era proprio così! Perché non mi hai detto che si sei stato anche tu?” 
“Mai stato in Scozia in vita mia. Prima di ora intendo.” disse, sorridendo dolcemente. 
“E’ il primo viaggio che abbiamo fatto insieme, allora.”

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